martedì 16 maggio 2017

NON DIRE BUGIE, BABBO!

Collodi, autore del celeberrimo Pinocchio, sosteneva che esistono due tipi di bugie: quelle dal naso lungo e quelle dalle gambe corte. Le prime sono le più veniali: si manifestano subito, tutte le volte che si raccontano frottole, il naso si allunga; le seconde sono le più gravi: non si manifestano subito, ma poiché hanno le “gambe corte”, presto o tardi saltano fuori. La nostra classe politica fa uso della menzogna del secondo tipo, confidando soprattutto nella scarsa memoria e nell’imbecillità dei suoi elettori. Ma poiché Voltaire diceva che: «Tre cose occorrono per essere felici: essere imbecilli, essere egoisti e avere una buona salute; ma se vi manca la prima, tutto è finito». Allora, viva gli imbecilli!

Bene, l’ex premier – Matteo Renzi – sostiene che l’inchiesta Consip sia una bufala diretta a screditarne l’immagine e a colpire un onest’uomo come il suo papà: tutto casa e chiesa. Tutta un’invenzione di Woodcock e del NOE (Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri). Insomma la solita “macchina del fango” messa in moto per delegittimare e ledere l'onore e la credibilità di probi e onesti individui, quali loro sono.

Ma ad usare un minimo d’intelletto, e ad onor del vero, si deve pur riconoscere che a trascinare il papà di Renzi nella cloaca “Consip” non sono state le invenzioni dei Pm ma le dichiarazioni dell’amministratore delegato della Consip dal 2015 e renziano di ferro, Luigi Marroni, che lo scorso 20 dicembre ha dichiarato a quegli stessi Pm napoletani quanto segue: «Carlo Russo mi ha chiesto di intervenire sui commissari di gara per conto del babbo di Matteo e del parlamentare di Ala. Mi dissero che loro erano "arbitri" del mio destino professionale».

Come se non bastasse – come una ciliegia tira l’altra – dalla cloaca aperta dell’inchiesta Consip, esalano altri fetentissimi miasmi che coinvolgono anche il Consiglio di Stato, cuore della giustizia amministrativa, sulle presunte compravendite di sentenze nella giustizia amministrativa. Insomma, un vero e proprio supermarket dove le sentenze si acquistavano e si vendevano ad uso e consumo di faccendieri, politici conniventi, giudici e professionisti che, dentro ai tribunali e al Consiglio di Stato, sembra facessero il bello e il cattivo tempo.

Personalmente vorrei non credere che nel Paese in cui vivo, quanti dovrebbero essere i garanti delle istituzioni democratiche, quanti dovrebbero con il loro esempio mostrarci le virtù civili e democratiche, sono in realtà quanto di peggio la natura abbia mai prodotto: uomini che recano sdegno al genere umano, le cui uniche caratteristiche sono avidità, cupidigia, rapacità, della cui dignità di persone hanno fatto strame.

Dicevo, vorrei non credere che l’abiezione di quanti dovrebbero rappresentare degnamente questo nostro umiliato Paese, arrivi a tanto. E tuttavia non si può far torto alla ragione, fingendo che tutto questo letamaio non esista e trascorrendo le giornate come se il fetore non ammorbasse l’aria. Il mio naso non si è abituato e non si abituerà mai al miasma pestilenziale.

Nel libro di Marco Lillo “Di padre in figlio” è riportata un’intercettazione del 02/03/2017 in cui Matteo esorta il padre Tiziano a non mentire sui suoi rapporti con l’ad di Consip Marroni (perché “non è più la questione della Madonnina e del giro di merda di Firenze per Medjugorje”) e sull’incontro sempre negato con l’imprenditore Romeo (“non ti credo.. non è credibile che non ricordi di aver incontrato uno come Romeo ... devi dire se hai incontrato Romeo una o più volte e riferire tutto quello che vi siete detti”). Quindi lo istruisce su cosa dire e non dire ai pm (“non dire che c’era mamma altrimenti interrogano anche lei”).

Dio, che desolazione! 

"Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello!".

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