Collodi, autore del celeberrimo Pinocchio, sosteneva che
esistono due tipi di bugie: quelle dal naso lungo e quelle dalle gambe corte.
Le prime sono le più veniali: si manifestano subito, tutte le volte che si
raccontano frottole, il naso si allunga; le seconde sono le più gravi: non si
manifestano subito, ma poiché hanno le “gambe corte”, presto o tardi saltano
fuori. La nostra classe politica fa uso della menzogna del secondo tipo,
confidando soprattutto nella scarsa memoria e nell’imbecillità dei suoi
elettori. Ma poiché Voltaire diceva che: «Tre cose occorrono per essere felici:
essere imbecilli, essere egoisti e avere una buona salute; ma se vi manca la prima,
tutto è finito». Allora, viva gli imbecilli!
Bene, l’ex premier – Matteo Renzi – sostiene che l’inchiesta
Consip sia una bufala diretta a screditarne l’immagine e a colpire un onest’uomo
come il suo papà: tutto casa e chiesa. Tutta un’invenzione di Woodcock e del NOE
(Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri). Insomma la solita “macchina del
fango” messa in moto per delegittimare e ledere l'onore e la credibilità di probi
e onesti individui, quali loro sono.
Ma ad usare un minimo d’intelletto, e ad onor del vero, si
deve pur riconoscere che a trascinare il papà di Renzi nella cloaca “Consip”
non sono state le invenzioni dei Pm ma le dichiarazioni dell’amministratore delegato
della Consip dal 2015 e renziano di ferro, Luigi Marroni, che lo scorso 20
dicembre ha dichiarato a quegli stessi Pm napoletani quanto segue: «Carlo Russo
mi ha chiesto di intervenire sui commissari di gara per conto del babbo di
Matteo e del parlamentare di Ala. Mi dissero che loro erano "arbitri"
del mio destino professionale».
Come se non bastasse – come una ciliegia tira l’altra –
dalla cloaca aperta dell’inchiesta Consip, esalano altri fetentissimi miasmi
che coinvolgono anche il Consiglio di Stato, cuore della giustizia
amministrativa, sulle presunte compravendite di sentenze nella giustizia
amministrativa. Insomma, un vero e proprio supermarket dove le sentenze si acquistavano
e si vendevano ad uso e consumo di faccendieri, politici conniventi, giudici e
professionisti che, dentro ai tribunali e al Consiglio di Stato, sembra
facessero il bello e il cattivo tempo.
Personalmente vorrei non credere che nel Paese in cui vivo, quanti
dovrebbero essere i garanti delle istituzioni democratiche, quanti dovrebbero
con il loro esempio mostrarci le virtù civili e democratiche, sono in realtà
quanto di peggio la natura abbia mai prodotto: uomini che recano sdegno al
genere umano, le cui uniche caratteristiche sono avidità, cupidigia, rapacità,
della cui dignità di persone hanno fatto strame.
Dicevo, vorrei non credere che l’abiezione di quanti
dovrebbero rappresentare degnamente questo nostro umiliato Paese, arrivi a
tanto. E tuttavia non si può far torto alla ragione, fingendo che tutto questo
letamaio non esista e trascorrendo le giornate come se il fetore non ammorbasse
l’aria. Il mio naso non si è abituato e non si abituerà mai al miasma
pestilenziale.
Nel libro di Marco Lillo “Di padre in figlio” è riportata un’intercettazione
del 02/03/2017 in cui Matteo esorta il padre Tiziano a non mentire sui suoi
rapporti con l’ad di Consip Marroni (perché “non è più la questione della
Madonnina e del giro di merda di Firenze per Medjugorje”) e sull’incontro sempre
negato con l’imprenditore Romeo (“non ti credo.. non è credibile che non
ricordi di aver incontrato uno come Romeo ... devi dire se hai incontrato Romeo
una o più volte e riferire tutto quello che vi siete detti”). Quindi lo
istruisce su cosa dire e non dire ai pm (“non dire che c’era mamma altrimenti
interrogano anche lei”).
Dio, che desolazione!
"Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello!".
"Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello!".
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