domenica 2 aprile 2017

IN FONDO CE LI MERITIAMO

Con tutti i problemi che ci sono in Italia, è davvero così importante accanirsi sul dettaglio marginale che l’attuale ministro della pubblica amministrazione – Marianna Madia – abbia copiato parti rilevanti della sua tesi di dottorato?

Io credo di sì. E la prima ragione che mi viene in mente è che un ministro non può varare un “decreto fannulloni” – che inasprisce le sanzioni e accelera i licenziamenti nei confronti dei tanti furbetti della pubblica amministrazione, che dopo aver timbrato il cartellino si assentano dal posto di lavoro, magari per andare a svolgere un secondo lavoro remunerato al nero – quando il suo comportamento non è affatto diverso da quei “furbetti” che intende colpire!

Da chi prende decisioni per tutti gli altri, ci si attende – o ci si dovrebbe attendere – una correttezza superiore, o almeno pari, a quella che si richiede all'ultimo dei dipendenti dello Stato.

Al ministro tedesco dell’Istruzione, Annette Schavan, il plagio della sua tesi di dottorato è costato non solo le sue dimissioni, ma anche la revoca del titolo da parte dell’università di Dusseldorf, per aver “simulato in maniera sistematica e intenzionale prestazioni intellettuali che lei stessa non ha prodotto”.

Qui non solo i grandi giornali hanno ignorato sistematicamente la questione, ma la si minimizza alla stregua di una “birichinata”.  Per Pietro Pietrini, direttore dell’IMT di Lucca, dove la Madia ha ottenuto il dottorato nel 2008, si tratta della dimenticanza di “quattro parentesi”!

Insomma la solita logica italiana dei “due pesi e due misure”: grave la condotta dell’impiegato che in mutande timbra il cartellino; lieve quella di un ministro che in modo scorretto si attribuisce un titolo, alla faccia di quanti con lacrime e sudore quel titolo se lo sono guadagnato, e magari lavorano in un fast food, perché non appartengono alle conventicole che contano. Si può giudicare l’impiegato dalla timbratura in mutande, ma non si può e non si deve valutare l’etica e la correttezza di un ministro dalla sua tesi di dottorato.

Dall’ex ministro Claudio Scajola, cui qualcuno aveva comprato la casa, con vista mozzafiato sul Colosseo, a “sua insaputa”, a Roberto Formigoni, cui qualcuno aveva pagato le vacanze, anche qui a “sua insaputa”, siamo giunti alfine alla presa del potere da parte dei mediocri.

Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, è un perito agrario; il ministro dell’Istruzione, Valeria Fedeli, non ha neppure il diploma di scuola media superiore; il ministro della Sanità, Beatrice Lorenzin, non ha alcuna esperienza nel settore sanitario e annovera il solo diploma di maturità classica. Ma chi ci metti ai Beni Culturali: Dorina Bianchi, medico specializzato in neuro radiologia, che con i Beni Culturali c’entra come il cavolo a merenda. 

L’elenco continua: Antonello Soro, dermatologo, come garante della privacy; Alessandro Profumo, da banchiere ad amministratore delegato di Leonardo – Finmeccanica, dove sarebbe stato più opportuno metterci un ingegnere o un project manager; Angelino Alfano, che da ministro degli interni ha già avuto modo di dimostrare tutta la sua incompetenza nel modo come ha gestito il caso Shalabayeva, come ministro degli Esteri. E infine quelli voluti dall’ex premier Matteo Renzi, occupati in settori che non hanno nulla a che fare con il loro curriculum o le loro precedenti esperienze. Potrei continuare ancora perché l’elenco non finisce qua.

E qualcuno si meraviglia ancora se con questa genia di politici non riusciamo a venir fuori dal pantano in cui ci hanno cacciati?!

Qualcuno poi osa anche criticare la Germania e la sua politica rigorista, senza tener in alcun conto che la stessa Germania, nei primi anni 2000 era considerata il malato d’Europa: cinque milioni di disoccupati e miliardi di marchi bruciati nel tentativo di riunificare, anche economicamente, le due Germanie. E oggi è il primo paese in Europa.

Se avessimo la loro classe politica i nostri problemi sarebbero già tutti risolti. E invece assistiamo quotidianamente ad aziende che abbassano le saracinesche, in quanto strozzate dalle tasse e da una burocrazia pachidermica; coppie che non fanno più figli perché non hanno la possibilità economica per mantenerli; poveri che crescono di numero, perché se perdi il posto di lavoro non hai alcuna speranza di trovarne un altro; giovani costretti a scappare all'estero per trovare lavoro; immigrazione fuori controllo; percezione della sicurezza per i cittadini pari a zero; leggi antiquate e nessuna certezza della pena, per una macchina della giustizia lenta ed obsoleta. 

Di tutto questo dobbiamo ringraziare una classe politica non solo incapace ma anche avida, tesa solo a curare il proprio interesse personale anziché della collettività. Ma dobbiamo tener conto anche che essi non ci sono stati dati per qualche divino castigo, ma perché – direttamente o indirettamente – li tolleriamo, consentendo loro di perpetrare i danni.


Fintantoché non dimostreremo lo stesso interesse che mettiamo nella nostra sfera privata in quella pubblica, a vincere saranno sempre loro: i cattivi politici di destra e di sinistra.

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