martedì 11 aprile 2017

L'IRRESPONSABILITA' DI TRUMP E IL RISCHIO DI UNA TERZA GUERRA MONDIALE

La guerra in Siria, iniziata nel 2011, ha causato più di 300.000 vittime e migliaia di profughi. Dentro questo conflitto, che non conosce tregua e regole, le responsabilità sono di tutti e soprattutto nessuno è innocente.

Dell’immane carneficina, che si consuma ininterrottamente sotto i nostri occhi da cinque anni, è colpevole il regime di Bashar al-Assad, che ha represso con ferocia quanti, stanchi di subire, trovarono il coraggio di ribellarsi alla corruzione, all’assenza di libertà, alla costante violazione dei diritti umani, creando così le condizioni di una guerra civile nella quale una fazione combatte contro l'altra, come un branco di iene sulla carcassa di una Siria ormai smembrata.

È colpevole l’Europa, perché incapace di rompere la propria cortina di indifferenza verso un conflitto tanto drammatico e sanguinoso. Come il personaggio de I Promessi Sposi, Don Abbondio, si piega all’inganno e si fa complice dell’arroganza del potere americano su quell’area, preoccupandosi solo di non esporsi troppo. Non sostiene i ribelli contro il regime di Bashar al-Assad, perché li ritiene inaffidabili democraticamente; e neppure Assad, perché lo giudica un autocrate senza scrupoli.

È colpevole Putin che in Siria persegue cinicamente solo i suoi interessi economici e strategici nel Mediterraneo. E tanto basta per capire perché Putin resti profondamente legato al suo amico Bashar.

È colpevole l’amministrazione americana che continua a dominare il mondo con l’inganno, l’arroganza e la violenza. L'atteggiamento di somma tracotanza con cui riveste di scopi umanitari quelli che sono soltanto biechi interessi è intollerabile. Gli stati Uniti continuano a considerare tutto il mondo come territorio sottomesso che possono e perfino debbono controllare e modificare secondo i propri interessi. L’attacco americano in Siria con 59 missili Tomahawk se da una parte segna l’ingresso degli Stati Uniti nella lotta diretta contro il regime siriano, dall’altra svela le vere intenzioni di Washington sulla necessità di por fine al regime di Assad: per le petrolmonarchie sunnite del Golfo, la fine di Assad viene prima della lotta all'Isis.

Non a caso nel maggio 2015 i re sunniti chiesero a Barack Obama piani concreti per abbattere subito il presidente siriano e sancire il pieno ritorno della supremazia regionale agli arabi e ai musulmani sunniti. Ma la contropartita all'accordo tra gli Usa e l'Iran sul programma nucleare di Teheran, impedì ad Obama di rispondere alle richieste dei sauditi.

La strage di Khan Sheikhun ha offerto all'amministrazione Trump l’occasione di rispondere finalmente ai desiderata dei re sauditi. Nonostante che le forze di Bashar al Assad abbiano negato di aver fatto uso di armi chimiche, la Casa Bianca, sia pure in mancanza di prove concrete, ha concluso sulla colpevolezza di Assad e dei russi.

Ora, un semplice ragionamento, logico e militare, porta ad escludere la responsabilità del governo di Damasco per almeno tre motivi: in Siria l’esercito è sotto stretta tutela strategica dei militari russi, improbabile pensare che all’indomani della strage di San Pietroburgo, la Russia possa aver autorizzato un bombardamento con gas tossici, tenuto conto delle implicazioni umanitarie che questo comporta; è un fatto che a Khan Sheikhun i ribelli salafiti e qaedisti di Jabath Fatah al-Sham erano in possesso di un deposito di armi chimiche; la stessa Russia ha affermato che gli aerei del governo di Assad avrebbero colpito dei depositi di armi appartenenti ai ribelli e i gas che avrebbero provocato la strage di bambini apparterrebbero all’opposizione di Assad. Pertanto sarebbe stato assolutamente legittimo dubitare della verità unilaterale delle opposizioni, che invece è stata subito accettata dalle cancellerie europee e dagli Stati uniti, senza neppure un supplemento di indagine.

Paradossale poi che a suffragare le accuse ad Assad, per l’uso del gas sarin, ci sia la Turchia dell’«umanitario» Erdogan; l’Egitto dell’«umanitario» presidente egiziano Al Sisi, nelle cui carceri Giulio Regeni è stato torturato fino alla morte.


Mentre Hollande, Merkel e Gentiloni firmano uniti il loro apprezzamento per l’attacco americano, la terza guerra mondiale sta per essere servita a tutti noi dall’irresponsabilità di Trump.

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