venerdì 17 marzo 2017

OGGI MI VERGOGNO D'ESSERE ITALIANO!

Dopo aver salvato il culo al ministro dello Sport Luca Lotti, per sinallagma si salva anche quello di Augusto Minzolini.

Neanche alla corte del Re sole, penso, si sia arrivati a tanta impudenza come nel Parlamento ieri e l’altro ieri. E solo gli sciocchi possono ancora credere che la legge sia eguale per tutti, che non distingua fra ricchi e poveri, potenti ed emarginati.

La lezione dei giorni scorsi in Parlamento è chiara: se sei potente ti salvi sempre, se sei sfigato soccombi sempre. Bancarottieri, evasori fiscali, corrotti e corruttori, politici disonorevoli con le patrie galere hanno poco a che fare. Queste sono desinate solo a ladruncoli, piccoli spacciatori, immigrati irregolari.

Per gli emarginati vale la regola: dura lex, sed lex (dura è la legge, ma è legge); per la casta e i benestanti vale invece il garantismo, la presunzione d’innocenza fino al terzo grado di giudizio, e quand'anche la legge non lascia scappatoie, perché fatta proprio da quegli stessi che occupano gli scranni parlamentari, ecco che quello stesso Parlamento che le leggi le fa, si arroga anche il potere di eluderle a proprio piacimento, quando non convengono.

L’art. 54 della nostra Costituzione recita che “i cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore”. Ho la sensazione che abbia più onore nel suo mignolo sinistro il rapinatore di banche, che almeno rischia la vita, di quanti – forti del loro potere e della loro carica – si fanno vanto di essere "onorevoli". Essi sono più simili a sepolcri imbiancati: belli a vedersi all'esterno, ma per l'interno putridi!

Per questi il carcere è l’eccezione e l’unica sanzione che pagano è la parcella salata dell’avvocato per tirarli fuori dalla merda in cui sguazzano.

Per il senatore Augusto Minzolini, condannato in Cassazione a 2 anni e mezzo per peculato, la decisione del Senato di rifiutare la decadenza, prevista dalla legge Severino, obbedisce non al potere della legge ma all'arroganza di una casta, che non ha neppure più il pudore di mascherare l'impudicizia e che, ancorché curarsi degli interessi generali, coltiva i propri secondo uno schema di stampo tipicamente mafioso, potendo decidere a proprio piacimento di sottrarsi a quelle stesse regole che essa stessa si è data.

Che dire poi del ministro Luca Lotti che, nonostante le dichiarazioni di Marroni e Vannoni, continua a proclamarsi estraneo ai fatti riguardanti il mega appalto in odore di corruzione della Consip. Senza spiegarci poi perché non abbia ancora intrapreso un’azione di querela per diffamazione e calunnia nei confronti degli stessi suoi accusatori che restano nelle posizioni apicali della Società, cui lo stesso Matteo Renzi li ha destinati.

È a questa rappresentanza che dobbiamo dare il nostro rispetto? A una casta, non dissimile da una monarchia di vecchio stampo, che, godendo di una forte rendita di posizione, difende solo e unicamente se stessa, danneggiando peraltro il Paese?

Un Parlamento che agisce in questo modo è per definizione eversore.


Italiani, non sono gli immigrati, non sono gli zingari il vero nostro problema. Il nostro vero problema è questa “casta” e i loro rampolli messi a capo di banche, assicurazioni, televisioni, gruppi editoriali, società sportive, ecc. ecc., che non solo ci affamano ma rubano anche il futuro dei nostri figli.

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