Secondo la mia personale convinzione, da parte di chi rifiuta il vaccino non c’è nessuna “feroce e scomposta opposizione”, ma solo il tentativo di capirne la ratio e, soprattutto, la sua reale efficacia e il profilo di sicurezza per la salute umana.
Se chi si fa il vaccino deve esporsi alla roulette russa di beccarsi un ictus, che potrebbe avere come conseguenza, nella migliore delle ipotesi, un’invalidità permanente per il resto della sua vita o, nella peggiore, la morte, il gioco non vale la candela specialmente nella fascia giovanile che, nel malaugurato caso contragga il virus, se femmina ha un tasso di sopravvivenza del 99,77% e se maschio del 99,65%.
Porsi delle domande è proprio delle persone intelligenti, il
contrario è invece proprio degli idioti, cui si può far credere che gli asini –
stravolgendo le leggi della fisica – possono anche volare!
Cercherò di elencare punto per punto le obiezioni al vaccino
anti Covid-19, ovvero perché una parte sia pure minoritaria della popolazione non vuole farselo
somministrare, di contro a quei medici di regime che vorrebbero imporlo “erga
omnes” anche per legge.
Definisco “medici di regime” tutti quei virologi,
epidemiologi, medici, che propendono per il pensiero unico dominante, e che da
bravi cortigiani s’incaricano di ammansire il popolo perché faccia quello che
il padrone vuole.
I medici di regime sostengono che si sa benissimo cosa c’è
dentro i vaccini, ed escludono in modo categorico che vi siano metalli pesanti
e “altre cagate del genere”. Loro lo sanno però come lo so anch’io, perché
hanno letto il bugiardino predisposto dalle Case farmaceutiche che hanno
preparato i vaccini. La loro conoscenza deriva dunque da un atto di fiducia nei
confronti dei produttori: nessuna analisi sui vaccini è stata condotta da
laboratori super partes che confermino o smentiscano la loro composizione.
Nel caso di un macellaio che dichiari che la carne da lui
venduta è priva di antibiotici o OGM, ne dobbiamo concludere che la sua
dichiarazione è di per sé un dato scientifico provato al di là di ogni
ragionevole dubbio.
Per chiudere subito questa questione e passare all’utilizzo
dei feti per produrre i vaccini, faccio allora anch’io un atto di fede,
prendendo per buono quello che affermano le case farmaceutiche, e cioè che
oltre alle particelle di grasso, che inglobano l’mRNA (nel caso dei vaccini
Pfizer e Moderna), colesterolo, sali, saccarosio e acqua, non v’è nient’altro.
I medici di regime dicono che sono solo clamorose fake news
quelle che parlano dell’utilizzo dei feti morti per realizzare i vaccini.
Ora, se i vaccini prodotti da Moderna o da Pfizer/BioNTech
non ne fanno uso, lo stesso non può dirsi per quelli prodotti dalla Johnson
& Johnson o AstraZeneca, per il semplice motivo che i virus non sono
organismi viventi; per produrre abbastanza adenovirus, che fungano da vettori
virali, è necessario coltivarli in cellule di feti umani vivi, non morti.
Non utilizzano, dunque, feti morti ma vivi!
I virus sono infatti specie specifici: la replicazione
virale può avvenire solo in organi o apparati di esemplari appartenenti ad una
certa specie; non si possono usare cellule animali appartenenti ad altre specie
per replicare gli adenovirus destinati al trasporto del codice genetico che
codifica per la proteina Spike.
A quanto pare i medici di regime sono rimasti indietro di
molti secoli, sposando la teoria della generazione spontanea di Aristotele.
Secondo i medici di regime, i vaccini anti sars-Cov2 sono stati adeguatamente sperimentati. Costoro evidentemente ignorano che la sperimentazione clinica di un qualsiasi farmaco segue quattro fasi.
Come ricorda la D.ssa Loretta Bolgan, ciascuna di queste
fasi deve essere esaurita in sequenzialità per accedere alla fase successiva.
Si può passare alla fase successiva solo se il profilo beneficio/rischio è
accettabile; in caso contrario, il progetto di sperimentazione viene
abbandonato. Delle quattro fasi richieste, i vaccini anti sars-Cov2 hanno
superato solo la prima; le successive tre sono state adottate in parallelo,
sperimentando in fieri (cioè in corso) gli eventuali eventi avversi, e
correggendoli di volta in volta.
Questa dato di fatto ci porta alla conclusione che si sta
usando il mondo come un enorme laboratorio in cui la popolazione umana è
trattata alla stregua di animali da sperimentazione.
I medici di regime sostengono che i vaccini ad RNA
messaggero non modificano il DNA umano, e quindi sono più che sicuri: “Dire chel’mRNA (che tra l’altro ha vita molto breve) può modificare il DNA è come direche se ho un dado di carne per il brodo posso farmi la mucca in casa”.
Sul piano teorico si può essere d’accordo per i vaccini
Pfizer e Moderna. Poco d’accordo, invece, per i vaccini Astrazeneca e Johnson
& Johnson che trasportando il plasmide, nel cui anello c’è la sequenza di
mRNA che codifica per la Spike, all’interno del nucleo della cellula può – sia
pure sporadicamente – integrarsi con il DNA umano.
Insomma, anche se l'incorporazione della sequenza genica
dell'mRNA del vaccino nel DNA umano è estremamente improbabile, questa
possibilità esiste e non può essere scartata.
C’è poi un’altra questione, non di poco conto: ad oggi non
sono chiari gli effetti dei vaccini genetici sulla traduzione di RNA messaggeri
della cellula ospite. È il fenomeno dell’interferenza genica: è plausibile che
ad un aumento degli mRNA che codificano per la proteina Spike, corrisponda una
riduzione degli mRNA cellulari, con la conseguenza di modificare l’espressione
delle proteine cellulari e favorire l’insorgenza di patologie imprevedibili,
come tumori, malattie degenerative, autoimmuni/infiammatorie ecc.
Ci sono poi i gravi rischi associati alla proteina Spike,
che sembra da sola avere un ruolo chiave nel provocare danno all’endotelio
vascolare. Due studi indipendenti, uno cinese e l’altro statunitense, sono
giunti alla conclusione che la Covid-19 non è solo una malattia respiratoria,
ma anche, e forse soprattutto, una malattia vascolare.
Viste le numerose problematiche in termini di sicurezza, non
è quindi accettabile adottare vaccini che, sia pure potenzialmente, potrebbero
esporre una larga fetta della popolazione umana a rischi ben peggiori della
Covid-19.
L’obiezione che sovente muovono i medici di regime contro
quelli che sono contrari al vaccino è che in fondo qualunque farmaco non è
esente da effetti collaterali: anche l’aspirina può scatenare effetti
imprevedibili.
Faccio fatica a credere che uomini di scienza – avvezzi al
ragionamento – possano portare simili fallaci argomenti, senza scorgerne il
vizio: dell’aspirina e, più in generale, dei farmaci che hanno superato le
quattro fasi della sperimentazione clinica, sono almeno noti i possibili
effetti collaterali, con la conseguenza che, se si dovesse presentare uno di
essi, il medico sa come agire; dei vaccini – mutuati dalla recente esperienza
della terapia genica, e finora usata compassionevolmente – non si sa
assolutamente nulla! E quindi non si conoscono gli interventi adottare per
riparare al danno.
Personalmente ritengo che, quando vi sono ragionevoli e
fondati motivi per temere effetti nocivi del tutto sconosciuti, il principio di
precauzione imporrebbe l’immediata sospensione della campagna vaccinale per non
esporre un certo numero di soggetti a potenziali rischi che potrebbero
rivelarsi ben più gravi della Covid-19.
I medici di regime ci confortano sostenendo che la copertura
dei vaccini contro il sars-Cov2 è superiore al 90%. Ma questo è quello che
dicono le aziende farmaceutiche produttrici.
Il British Medical Journal, dopo aver esaminato i dati
grezzi, ha però concluso che non c’è prova che funzionino. Peter Doshi, editore
associato dell’autorevole giornale medico internazionale, ha stimato
l’efficacia del vaccino contro lo sviluppo di sintomi di covid-19 in un più
modesto range compreso tra il 19% e il 29%, molto al di sotto della soglia di
efficacia del 50% necessaria per l’autorizzazione fissata dalle autorità di
regolamentazione.
Di questi vaccini non si sa poi neppure se conferiscono immunità: chi si vaccina potrebbe ugualmente ammalarsi di Covid-19 e contagiare gli altri; non si hanno dati certi neppure sulla durata dell’immunità. Alcuni parlano di sei mesi, altri di 8 mesi.
Un dato però è certo: l’immunità non è per tutta la vita; è efficace entro un certo lasso di tempo e non in modo omogeneo in tutti i soggetti vaccinati. In alcuni la durata dell’immunità potrebbe essere addirittura di pochi mesi. E, infine, non è sempre efficace nei confronti delle varianti.
Da ciò ne consegue che continuare ad andare avanti con la campagna di
vaccinazione non garantirà affatto il raggiungimento della cosiddetta
“immunità di gregge”.
C’è infine il rischio, secondo Luc Montagnier, virologo
francese e vincitore del Premio Nobel per la Medicina 2008 per la scoperta del
virus che causa l’Aids, che la vaccinazione di massa contro il virus Covid-19
porti all’emergere di varianti del virus Corona nei confronti del quale gli
attuali vaccini potrebbero rivelarsi inefficaci.
Era proprio necessario l’approccio vaccinale per arrestare la diffusione del virus?
In realtà, no: la vaccinazione contro il sars-CoV2 non
è necessaria. I medici del Movimento Ippocrate dopo aver trattato 60 mila
pazienti, con zero decessi tra quelli arrivati entro il quinto giorno
dall’insorgenza dei sintomi, affermano che la Covid-19, se presa nei primi
giorni dall’insorgenza dei sintomi: si cura e si guarisce sempre in 3-4 giorni di semplice terapia domiciliare.
Perché allora, pur davanti a tante evidenze, sono stati adottati d’imperio provvedimenti ingiustificabili e demenziali?
I tanti che
rifiutano il vaccino non lo fanno per partito preso; lo rifiutano perché non ne
comprendono la ragione sul piano logico e morale.
George Orwell, autore del romanzo distopico “1984”, scrisse:
“la libertà consiste nel rivelare la verità”. Per questo io ritengo che sia diritto e
dovere di ogni uomo, che voglia affermarsi libero, cercare la verità.