giovedì 29 novembre 2018

METODO DI BELLA: PERCHÉ È UN BLUFF


Alla fine degli anni Novanta, un medico modenese, Luigi Di Bella, sostenne di aver ideato un “metodo” per curare tutti i tumori e anche molte altre malattie. La cura consisteva nel somministrare  un cocktail di farmaci: somatostatina (3 mg) (o Octreotide, un peptide con struttura analoga), bromocriptina (2,5 mg), un alcaloide derivato dall'ergotamina, ciclofosfamide, un chemioterapico usato in molte terapie anti-tumorali, alla dose giornaliere di 50 mg (sostituito dall'Idrossiurea nel trattamento del glioblastoma), melatonina (20 mg) unita all’adenosina e, infine, un complesso vitaminico costituito da una soluzione di retinoidi (7 g), vitamine E, C e D.

Luigi Di Bella aveva iniziato le sue ricerche sul cancro sin dal 1963. E nel 1967 cominciò la sperimentazione su alcuni pazienti. Quindi nel 1977 introdusse nella sua multiterapia l'uso della somatostatina, allo scopo da curare anche i cosiddetti “tumori solidi”.

La notizia della guarigione di alcuni malati di cancro guariti con il metodo di Bella fece ben presto clamore, e attirò l’attenzione dei media, che si tuffarono a capofitto nella vicenda. La pressione mediatica, da una parte, e la conseguente spinta popolare, dall’altra, indussero l’allora Ministro della sanità Rosy Bindi ad avviare un trial clinico allo scopo di saggiare la reale efficacia della cura nei confronti del cancro. Furono quindi allestite due sperimentazioni: una nazionale, affidata a vari ospedali italiani, e una regionale in Lombardia. E tutte le cartelle e i documenti in possesso del prof. Luigi Di Bella furono passate al vaglio per accertare che le ipotesi scientifiche alla base del trattamento e gli studi clinici erano stati condotti in condizioni sperimentali corrette e controllati in doppio cieco.

Il trial clinico si rivelò un fallimento: su base nazionale, dei 1155 pazienti sui quali era stato testato il Metodo Di Bella (MDB) nessuno ebbe un risultato clinicamente rilevante. Risultato analogo si ebbe nella sperimentazione su base regionale (Lombardia): nessuna guarigione né miglioramento significativo. Peraltro, l’analisi dell’archivio personale di Di Bella, che dichiarava più di 20.000 casi trattati, mostrò che, in realtà, quelli catalogati erano soltanto 3076 e di questi: solo 248 erano leggibili o con elementi sufficienti per giudicare gli effetti del “metodo”. I pazienti, a due anni dalla diagnosi, erano tutti deceduti tranne uno. I risultati clinici di chi si era sottoposto alla presunta cura erano nulli, paragonabili alla sopravvivenza dei pazienti in assenza di cure.

In conclusione, dal punto di vista scientifico, le sperimentazioni effettuate smentirono al di là di ogni ragionevole dubbio la validità del MDB nella cura del cancro. E i casi riguardanti soggetti che avevano tratto benefici dal trattamento facevano tutti riferimento ai dati pubblicati dallo staff di Di Bella o da suoi collaboratori. Insomma, ad oggi nessuno studio indipendente mostra un effetto curativo di questo “metodo”.

Dal siero Bonifacio, che sull’idea che le capre non hanno mai il cancro, inventò una sorta di “estratto biologico”, composto da feci di capra mescolate ad urina ed acqua, alla presunta azione anticancro del bicarbonato di sodio, basata sull’idea che il tumore può creare intorno a sé un ambiente acido; dal metodo Di Bella, che sull’idea che alcune sostanze chimiche singolarmente prese possono avere un’azione protettiva o antagonista allo sviluppo dei tumori, alla medicina di Hamer, che sull’idea che traumi o conflitti irrisolti a livello psicologico sono la genesi di ogni patologia. Il mondo della medicina è costellato di soggetti che vantano poteri di guarire mali, che inutilmente la scienza medica cerca di sanare. Quanto più i rimedi della scienza medica si dimostrano insufficienti o incapaci a debellare il male, tanto più emergono soggetti che promettono cure miracolose. E come in tutte le cure alternative per il cancro, per le malattie neurodegenerative, ecc.  si crea, nei confronti di costoro, una sorta di “culto della personalità”. 

È successo per il metodo Stamina, un trattamento a base di staminali ideato dallo psicologo Davide Vannoni, che sosteneva di poter curare non solo ictus, lesioni spinali, malattie degenerative del sistema nervoso come Parkinson, sclerosi multipla, Sla, ma anche rare patologie infantili come la leucodistrofia metacromatica, per le quali la scienza non ha ancora trovato un rimedio. Ed è successo anche per il metodo Di Bella, per il quale sono nati gruppi di sostegno, pagine internet e appassionati che non solo ne diffondono le teorie, ma ne esaltano l’efficacia. Così, grazie a testimonianze personali costruite ad hoc, il grande bluff che illude i malati e incanta l’opinione pubblica può accrescersi indisturbato. E prima ancora d’essere arrestati – in quest’opera di proselitismo – dalle inchieste della magistratura, spesso soggetti senza scrupoli hanno pure tutto il tempo di costruirsi il loro cospicuo tesoretto.

È del tutto comprensibile che quando soffriamo o siamo afflitti da un qualunque male, tendiamo a credere all'incredibile, pur di non soffrire e nella speranza di guarire. Nessun uomo sfugge a questo dettato; anche il più coraggioso e serio intellettualmente. Qualunque rimedio prometta la guarigione dalla malattia, attira l’uomo dolorante a tentare l’esperimento su di sé.

È umano, anzi fin troppo umano. Così si ricorre alle fattucchiere nelle campagne, agli uomini che millantano poteri guaritivi di ogni genere, ai geni incompresi e bistrattati dal mondo accademico della medicina, ai santuari più accreditati e alle madonne più miracolose.

Il fatto che a seguito di un pellegrinaggio svolto a Lourdes la Madonna abbia concesso 70 miracoli, riconosciuti ufficialmente dalla Chiesa, non depone per l’efficacia terapeutica di un tale trattamento. Senza voler né svalutare, né screditare, né sminuire i miracoli avvenuti a Lourdes, di guarigioni che restano inspiegabile allo stato attuale delle conoscenze scientifiche, da un punto di vista statistico, ve ne sono di più restando comodamente a casa che andando in pellegrinaggio: su una quantità di oltre 100 milioni di pellegrini in 150 anni, la media è inferiore a 1 su 1 milione, di gran lunga più bassa della percentuale di remissioni spontanee di tumori, che è dell’ordine di 1 su 10 mila.

Nella ricerca scientifica, i miracoli, le testimonianze personali, soprattutto quando provengono da fonti non controllate o non controllabili – come social network, internet, ecc. – hanno un valore relativo. La scienza si basa su fatti verificabili, ed è una regola che non fa eccezione in nessuno caso. Se una persona, anche con il conforto di un testimone e di una prova fotografica, dichiara di far levitare il tavolo della sua cucina violando le leggi della gravità, ma poi in condizioni sperimentali di laboratorio non è in grado di ripetere l’evento, il fatto – sia pure sorprendente – non è oggetto di ricerca scientifica.

Per questo motivo non c’è nessun interesse clinico nel considerare attendibili i casi di soggetti che dichiarano di essere guariti dal cancro grazie al “metodo Di Bella”. In molti di questi casi i pazienti hanno effettuato varie cure alternative a quelle standard, spesso in contemporanea. Il dato incontrovertibile è che, alla luce delle sperimentazioni scientifiche e delle attuali conoscenze mediche, non vi è alcun elemento che mostri l’efficacia antitumorale del cosiddetto “metodo Di Bella”.

Peraltro, tra i farmaci usati da Di Bella c’è un chemioterapico, la ciclofosfamide, che è largamente impiegato nel trattamento di alcuni tumori quali il linfoma maligno, la leucemia linfocitica cronica, l’adenocarcinoma ovarico, il mieloma multiplo, il cancro della mammella, del cervello e della vescica. Pertanto, ascrivere, in modo volutamente semplicistico, al  “metodo Di Bella” la scarsissima percentuale di casi di guarigione, sarebbe come ascrivere al succo d’arancia, nel quale è stata disciolta dell’aspirina, il potere di diminuire la febbre.



1 commento:

  1. Grazie Antonio ero certo della tua grande capacità di persuasione. Hai dettagliato punto per punto. L'amico si è convinto a disdire la visita a Bologna. Voleva lasciare un commento per ringraziarti delle delucidazioni ma non è riuscito. Lo faccio io per lui.
    Grazie Antonio. Sei il migliore

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