Alla fine degli anni Novanta, un medico modenese, Luigi Di
Bella, sostenne di aver ideato un “metodo” per curare tutti i tumori e anche
molte altre malattie. La cura consisteva nel somministrare un cocktail di
farmaci: somatostatina (3 mg) (o Octreotide, un peptide con struttura analoga),
bromocriptina (2,5 mg), un alcaloide derivato dall'ergotamina, ciclofosfamide,
un chemioterapico usato in molte terapie anti-tumorali, alla dose giornaliere
di 50 mg (sostituito dall'Idrossiurea nel trattamento del glioblastoma),
melatonina (20 mg) unita all’adenosina e, infine, un complesso vitaminico
costituito da una soluzione di retinoidi (7 g), vitamine E, C e D.
Luigi Di Bella aveva iniziato le sue ricerche sul cancro sin
dal 1963. E nel 1967 cominciò la sperimentazione su alcuni pazienti. Quindi nel
1977 introdusse nella sua multiterapia l'uso della somatostatina, allo scopo da
curare anche i cosiddetti “tumori solidi”.
La notizia della guarigione di alcuni malati di cancro
guariti con il metodo di Bella fece ben presto clamore, e attirò l’attenzione
dei media, che si tuffarono a capofitto nella vicenda. La pressione mediatica,
da una parte, e la conseguente spinta popolare, dall’altra, indussero l’allora
Ministro della sanità Rosy Bindi ad avviare un trial clinico allo scopo di
saggiare la reale efficacia della cura nei confronti del cancro. Furono quindi
allestite due sperimentazioni: una nazionale, affidata a vari ospedali italiani,
e una regionale in Lombardia. E tutte le cartelle e i documenti in possesso del
prof. Luigi Di Bella furono passate al vaglio per accertare che le ipotesi
scientifiche alla base del trattamento e gli studi clinici erano stati condotti
in condizioni sperimentali corrette e controllati in doppio cieco.
Il
trial clinico si rivelò un fallimento: su base nazionale, dei 1155
pazienti sui quali era stato testato il Metodo Di Bella (MDB) nessuno ebbe un
risultato clinicamente rilevante. Risultato analogo si ebbe nella
sperimentazione su base regionale (Lombardia): nessuna guarigione né
miglioramento significativo. Peraltro, l’analisi dell’archivio personale di Di
Bella, che dichiarava più di 20.000 casi trattati, mostrò che, in realtà,
quelli catalogati erano soltanto 3076 e di questi: solo 248 erano leggibili o
con elementi sufficienti per giudicare gli effetti del “metodo”. I pazienti, a
due anni dalla diagnosi, erano tutti deceduti tranne uno. I risultati clinici
di chi si era sottoposto alla presunta cura erano nulli, paragonabili alla
sopravvivenza dei pazienti in assenza di cure.
In conclusione, dal punto di vista scientifico, le
sperimentazioni effettuate smentirono al di là di ogni ragionevole dubbio la
validità del MDB nella cura del cancro. E i casi riguardanti soggetti che
avevano tratto benefici dal trattamento facevano tutti riferimento ai dati pubblicati
dallo staff di Di Bella o da suoi collaboratori. Insomma, ad oggi nessuno
studio indipendente mostra un effetto curativo di questo “metodo”.
Dal
siero Bonifacio, che sull’idea che le capre non hanno mai il cancro,
inventò una sorta di “estratto biologico”, composto da feci di capra mescolate
ad urina ed acqua, alla presunta azione
anticancro del bicarbonato di sodio, basata sull’idea che il tumore
può creare intorno a sé un ambiente acido; dal metodo Di Bella, che sull’idea
che alcune sostanze chimiche singolarmente prese possono avere un’azione
protettiva o antagonista allo sviluppo dei tumori, alla medicina di Hamer, che
sull’idea che traumi o conflitti irrisolti a livello psicologico sono la genesi
di ogni patologia. Il mondo della medicina è costellato di soggetti che vantano
poteri di guarire mali, che inutilmente la scienza medica cerca di sanare. Quanto più i rimedi della scienza medica si dimostrano insufficienti o incapaci
a debellare il male, tanto più emergono soggetti che promettono cure miracolose.
E come in tutte le cure alternative per il cancro, per le malattie neurodegenerative,
ecc. si crea, nei confronti di costoro,
una sorta di “culto della personalità”.
È successo per il metodo Stamina, un
trattamento a base di staminali ideato dallo psicologo Davide Vannoni, che
sosteneva di poter curare non solo ictus, lesioni spinali, malattie
degenerative del sistema nervoso come Parkinson, sclerosi multipla, Sla, ma
anche rare patologie infantili come la leucodistrofia metacromatica, per le
quali la scienza non ha ancora trovato un rimedio. Ed è successo anche per il
metodo Di Bella, per il quale sono nati gruppi di sostegno, pagine internet e
appassionati che non solo ne diffondono le teorie, ma ne esaltano l’efficacia.
Così, grazie a testimonianze personali costruite ad hoc, il grande bluff che
illude i malati e incanta l’opinione pubblica può accrescersi indisturbato. E
prima ancora d’essere arrestati – in quest’opera di proselitismo – dalle
inchieste della magistratura, spesso soggetti senza scrupoli hanno pure tutto il tempo di costruirsi il loro
cospicuo tesoretto.
È del tutto comprensibile che quando soffriamo o siamo
afflitti da un qualunque male, tendiamo a credere all'incredibile, pur di non
soffrire e nella speranza di guarire. Nessun uomo sfugge a questo dettato;
anche il più coraggioso e serio intellettualmente. Qualunque rimedio prometta
la guarigione dalla malattia, attira l’uomo dolorante a tentare l’esperimento
su di sé.
È umano, anzi fin troppo umano. Così si ricorre alle
fattucchiere nelle campagne, agli uomini che millantano poteri guaritivi di
ogni genere, ai geni incompresi e bistrattati dal mondo accademico della
medicina, ai santuari più accreditati e alle madonne più miracolose.
Il fatto che a seguito di un pellegrinaggio svolto a Lourdes
la Madonna abbia concesso 70 miracoli, riconosciuti ufficialmente dalla Chiesa,
non depone per l’efficacia terapeutica di un tale trattamento. Senza voler né svalutare,
né screditare, né sminuire i miracoli avvenuti a Lourdes, di guarigioni che
restano inspiegabile allo stato attuale delle conoscenze scientifiche, da un
punto di vista statistico, ve ne sono di più restando comodamente a casa che
andando in pellegrinaggio: su una quantità di oltre 100 milioni di pellegrini
in 150 anni, la media è inferiore a 1 su 1 milione, di gran lunga più bassa
della percentuale di remissioni spontanee di tumori, che è dell’ordine di 1 su
10 mila.
Nella ricerca scientifica, i miracoli, le testimonianze
personali, soprattutto quando provengono da fonti non controllate o non
controllabili – come social network, internet, ecc. – hanno un valore relativo.
La scienza si basa su fatti verificabili, ed è una regola che non fa eccezione in
nessuno caso. Se una persona, anche con il conforto di un testimone e di una
prova fotografica, dichiara di far levitare il tavolo della sua cucina violando
le leggi della gravità, ma poi in condizioni sperimentali di laboratorio non è
in grado di ripetere l’evento, il fatto – sia pure sorprendente – non è oggetto
di ricerca scientifica.
Per questo motivo non c’è nessun interesse clinico nel
considerare attendibili i casi di soggetti che dichiarano di essere guariti dal
cancro grazie al “metodo Di Bella”. In molti di questi casi i pazienti hanno
effettuato varie cure alternative a quelle standard, spesso in contemporanea.
Il dato incontrovertibile è che, alla luce delle sperimentazioni scientifiche e
delle attuali conoscenze mediche, non vi è alcun elemento che mostri l’efficacia
antitumorale del cosiddetto “metodo Di Bella”.
Peraltro, tra i farmaci usati da Di Bella c’è un
chemioterapico, la ciclofosfamide, che è largamente impiegato nel trattamento
di alcuni tumori quali il linfoma maligno, la leucemia linfocitica cronica,
l’adenocarcinoma ovarico, il mieloma multiplo, il cancro della mammella, del
cervello e della vescica. Pertanto, ascrivere, in modo volutamente semplicistico,
al “metodo Di Bella” la scarsissima
percentuale di casi di guarigione, sarebbe come ascrivere al succo d’arancia,
nel quale è stata disciolta dell’aspirina, il potere di diminuire la febbre.
Grazie Antonio ero certo della tua grande capacità di persuasione. Hai dettagliato punto per punto. L'amico si è convinto a disdire la visita a Bologna. Voleva lasciare un commento per ringraziarti delle delucidazioni ma non è riuscito. Lo faccio io per lui.
RispondiEliminaGrazie Antonio. Sei il migliore