La manovra economica del Governo Lega-M5S, ottenendo l'imprimatur
di Bruxelles, non ha subito la tanto temuta “procedura di infrazione”. La
montagna ha partorito il topolino: il rapporto deficit/Pil non sarà del 2,4%
come inizialmente previsto, ma del 2,04%.
Con buona pace di entrambi i
contendenti, l’Europa si è tirata fuori dal cul de sac in cui s’era cacciata –
l’intransigenza assunta inizialmente nei confronti della manovra economica
varata dal Governo gialloverde – e il Governo può raccontare ai suoi elettori
di averla spuntata contro la Bruxelles dei tecnocrati.
I primi possono vantarsi
di aver costretto il Governo italiano a fare retromarcia rispetto alla posizione
in principio assunta; il secondo può affermare di aver fatto digerire ai primi che
il rapporto deficit/Pil resta comunque sopra la quota del 2%.
La quota del 2,04% è più psicologica che economica, e non
serve né a Bruxelles né al Governo. Non serve a Bruxelles perché non sarà un decimale
dello 0,36% a fare la differenza tra il rischio di un default dei conti
pubblici o la loro tenuta futura. Non serve al Governo perché di fatto lo
costringe a snaturare la reale portata sociale delle sue tanto vantate riforme
(reddito di cittadinanza, quota cento e flat tax).
Non serve neppure al Popolo italiano
che, al termine dell’esperimento politico gialloverde, scoprirà – con amarezza –
ancora una volta d’essere stato gabbato. Non serve al Paese che si ritroverà con
un’economia ancora più malata, un debito pubblico fuori controllo, un livello
di istruzione paragonabile a quello dei paesi arretrati e disuguaglianze più
accentuate di quanto lo siano oggi.
Sarà gioco facile allora – una volta superata la tornata delle
elezioni europee del 2019, contenendo i danni – per l’Europa agitare nuovamente
lo spettro del nostro debito pubblico e, con i panzer dello spread, annientare
ciò che resta di un governo agonizzante, senza neppure più consenso.
I vecchi
leader, cari all’establishment di potere, ritorneranno allora acclamati dal
popolo come i nuovi salvatori della patria. E tutto continuerà a girare com’è
sempre girato.
La folla si lascerà convincere per l’ennesima volta che per
uscire dalla crisi è necessaria una politica economica di rigore per la
riduzione del debito, e prona accetterà questo dogma, che in effetti consentirà
per i prossimi decenni all’élite del potere di distruggere le residuali
resistenze alla logica neoliberista.
Se solo la folla, che volto non ha, non fosse così ignorante
da non sapere che nel corso dei secoli trascorsi non è mai accaduto che una
nazione riuscisse a ripagare tutto il debito e che, storicamente parlando, la
cancellazione del debito è avvenuto o per conflitti armati o per rivoluzioni,
di cui la più nota è quella Bolscevica, non se ne starebbe con le mani in mano
ad attendere che il suo destino si compia per mano di pochi sciacalli e rapaci
che usano la ricchezza prodotta da miliardi di uomini per la propria vanità e
il proprio tornaconto.
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