domenica 6 gennaio 2019

PENSAVO FOSSE UNA RIVOLUZIONE … INVECE È UN CALESSE!


La manovra economica del Governo Lega-M5S, ottenendo l'imprimatur di Bruxelles, non ha subito la tanto temuta “procedura di infrazione”. La montagna ha partorito il topolino: il rapporto deficit/Pil non sarà del 2,4% come inizialmente previsto, ma del 2,04%. 

Con buona pace di entrambi i contendenti, l’Europa si è tirata fuori dal cul de sac in cui s’era cacciata – l’intransigenza assunta inizialmente nei confronti della manovra economica varata dal Governo gialloverde – e il Governo può raccontare ai suoi elettori di averla spuntata contro la Bruxelles dei tecnocrati. 

I primi possono vantarsi di aver costretto il Governo italiano a fare retromarcia rispetto alla posizione in principio assunta; il secondo può affermare di aver fatto digerire ai primi che il rapporto deficit/Pil resta comunque sopra la quota del 2%.

La quota del 2,04% è più psicologica che economica, e non serve né a Bruxelles né al Governo. Non serve a Bruxelles perché non sarà un decimale dello 0,36% a fare la differenza tra il rischio di un default dei conti pubblici o la loro tenuta futura. Non serve al Governo perché di fatto lo costringe a snaturare la reale portata sociale delle sue tanto vantate riforme (reddito di cittadinanza, quota cento e flat tax). 

Non serve neppure al Popolo italiano che, al termine dell’esperimento politico gialloverde, scoprirà – con amarezza – ancora una volta d’essere stato gabbato. Non serve al Paese che si ritroverà con un’economia ancora più malata, un debito pubblico fuori controllo, un livello di istruzione paragonabile a quello dei paesi arretrati e disuguaglianze più accentuate di quanto lo siano oggi.

Sarà gioco facile allora – una volta superata la tornata delle elezioni europee del 2019, contenendo i danni – per l’Europa agitare nuovamente lo spettro del nostro debito pubblico e, con i panzer dello spread, annientare ciò che resta di un governo agonizzante, senza neppure più consenso. 

I vecchi leader, cari all’establishment di potere, ritorneranno allora acclamati dal popolo come i nuovi salvatori della patria. E tutto continuerà a girare com’è sempre girato. 

La folla si lascerà convincere per l’ennesima volta che per uscire dalla crisi è necessaria una politica economica di rigore per la riduzione del debito, e prona accetterà questo dogma, che in effetti consentirà per i prossimi decenni all’élite del potere di distruggere le residuali resistenze alla logica neoliberista.

Se solo la folla, che volto non ha, non fosse così ignorante da non sapere che nel corso dei secoli trascorsi non è mai accaduto che una nazione riuscisse a ripagare tutto il debito e che, storicamente parlando, la cancellazione del debito è avvenuto o per conflitti armati o per rivoluzioni, di cui la più nota è quella Bolscevica, non se ne starebbe con le mani in mano ad attendere che il suo destino si compia per mano di pochi sciacalli e rapaci che usano la ricchezza prodotta da miliardi di uomini per la propria vanità e il proprio tornaconto.

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