domenica 18 novembre 2018

CHI HA POCO, NON SPRECHI


I mass media ci dicono che il 60% degli italiani sarebbe a favore della TAV, il progetto dell'alta velocità ferroviaria che dovrebbe collegare Lione con Torino. Mi piacerebbe chiedere a quel 60% degli italiani se hanno un’idea, anche approssimata, dei fatti o sono sotto l’influenza di slogan e artifici retorici sapientemente messi in atto su un’opera che rischia non soltanto di essere inutile, ma anche dannosa dal punto di vista paesaggistico e ambientale.

È abbastanza frequente osservare come le persone, anziché mettere in funzione il loro spirito critico, sposano a tal punto la verità cosiddetta “ufficiale” da abdicare alla propria intelligenza in favore della superiore autorità. Così il paziente si affida anima e corpo alla superiore autorità del medico, l’imputato all’indiscussa sagacia del proprio avvocato, i cittadini all’indiscussa saggezza dei politici. Salvo poi scoprire che, sulla base anche di una qualche verità, il loro intento è operare il massimo vantaggio per sé stessi, più che quello dello sventurato che a loro si è ciecamente affidato.

Personalmente non sono né a favore né contrario alle grandi opere. Non dovrebbe esistere un movimento di pensiero o un partito a favore o contrario alla realizzazione di grandi infrastrutture. O queste sono necessarie allo sviluppo di un Paese, o non lo sono. Su questioni del genere non dovrebbero esserci partigianerie del tipo Guelfi contro Ghibellini. È questa una concezione vetusta della politica che non mi appassiona per niente.

Mi pongo solo una domanda: ma vale davvero la pena di spendere un numero imprecisato di miliardi di euro per la nuova linea ferroviaria Torino-Lione? E vado ai fatti.

Per i fautori, la TAV serve a sanare un’anomalia del sistema di trasporto delle merci fra Italia e Francia. Verso la Francia, che significa anche Spagna e Inghilterra, l’Italia ha un interscambio commerciale di circa 150 miliardi di euro. Attualmente il sistema di trasporto è per il 90% rappresentato da autotreni e, pertanto altamente inquinante. Questo perché il tunnel del Frejus, risalente ai tempi di Cavour, ha una sagoma così piccola da non consentire ai containers oggi più usati di attraversarlo. Poi c’è la questione della pendenza eccessiva della salita. La mancanza di infrastrutture di trasporto adeguate e moderne determina che una parte significativa del trasporto internazionale di merci in transito tra il nord e il sud dell'Europa si sia spostato verso i valichi alpini svizzeri, dove il trasporto merci avviene principalmente su rotaia ed ha un costo del 30% in meno.

Per i contrari, la TAV ha un costo eccessivo rispetto alla sua reale utilità, e c’è pure la questione non trascurabile dell'impatto ambientale e dei danni sulla salute umana nei luoghi coinvolti dalle costruzioni. Peraltro, essendo l’Italia fortemente interessata dal costume della corruzione e dalla presenza di organizzazioni di tipo mafioso, le ragioni della TAV vanno individuate non tanto nella sua utilità quanto nell’opportunità che questa diventi il banchetto per la grande abbuffata dei partiti. Da un punto di vista economico, le ipotesi di crescita del traffico passeggeri e merci, adottate per la valutazione di quest’opera, mostrano quanto siano state assai ottimistiche rispetto al trend storico di lungo periodo. Si è poi volutamente ignorata la forte contrazione dei flussi registrata nei sette anni precedenti. Dimenticanza o calcolo?! Il risultato dell’analisi, fatto dai più apprezzati economisti, è fortemente negativo: il valore attuale netto del progetto è di 4,24 miliardi di euro in perdita e il rapporto benefici/costi è assai basso, stimato a 0,33. Peraltro, i benefici ambientali nell’arco di trent’anni sono assai scarsi: ammontano a circa 300 milioni, ossia circa il 5% del costo dell’investimento. E anche – a parere degli economisti non di parrocchia – qualora si adottassero ipotesi ancor più ottimistiche sia sul versante dei costi sia su quello dell’evoluzione dei traffici, il bilancio rimarrebbe nettamente negativo.

Ora, sulla base di questi pochi e sintetici elementi, la questione può essere ridotta ad una sola: possiamo permettercela in un momento in cui i soldi pubblici sono così scarsi da richiamare l’ira dei mercati per aver osato varare il reddito di cittadinanza, a mio parere più utile e necessario della TAV? Dunque, il problema non è dire se serve o non serve, ma – come in ogni famiglia che si rispetti – c’è la questione delle priorità. Nessun padre di famiglia deciderebbe di acquistare una ferrari per attirare l’invidia dei suoi vicini, quando in casa il tetto è pericolante e i figli non hanno di che mangiare e vestirsi.

Mettiamo in sicurezza la rete ferroviaria che collega i tanti piccoli centri abitati con le città metropolitane, alzandone la velocità media su tutto il territorio nazionale; mettiamo in sicurezza i tetti delle scuole, che rischiano di cadere sulle teste dei nostri figli; mettiamo in sicurezza i ponti che crollano, mietendo vittime; mettiamo in sicurezza gli argini dei fiumi, che devastano paesi e città. E poi, se avanza, facciamo pure le grandi opere, quando sono utili a tutti e non alle poche sanguisughe.

1 commento:

  1. Grazie Antonio avevo bisogno di questi chiarimenti. Mi chiedevo,però delle grandi opere si ha bisogno. Certamente il lavoro non si crea per legge ma con investimenti pubblici. Però bisogna vedere anche come spendere questi soldi con opere utili e non come li chiami tu con opere che servono solo ai sanguisughe Grazie

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