I mass media ci dicono che il 60% degli italiani sarebbe a
favore della TAV, il progetto dell'alta velocità ferroviaria che dovrebbe
collegare Lione con Torino. Mi piacerebbe chiedere a quel 60% degli italiani se
hanno un’idea, anche approssimata, dei fatti o sono sotto l’influenza di slogan
e artifici retorici sapientemente messi in atto su un’opera che rischia non
soltanto di essere inutile, ma anche dannosa dal punto di vista paesaggistico e
ambientale.
È abbastanza frequente osservare come le persone, anziché
mettere in funzione il loro spirito critico, sposano a tal punto la verità
cosiddetta “ufficiale” da abdicare alla propria intelligenza in favore della
superiore autorità. Così il paziente si affida anima e corpo alla superiore
autorità del medico, l’imputato all’indiscussa sagacia del proprio avvocato, i
cittadini all’indiscussa saggezza dei politici. Salvo poi scoprire che, sulla
base anche di una qualche verità, il loro intento è operare il massimo
vantaggio per sé stessi, più che quello dello sventurato che a loro si è ciecamente
affidato.
Personalmente non sono né a favore né contrario alle grandi
opere. Non dovrebbe esistere un movimento di pensiero o un partito a favore o
contrario alla realizzazione di grandi infrastrutture. O queste sono necessarie
allo sviluppo di un Paese, o non lo sono. Su questioni del genere non dovrebbero
esserci partigianerie del tipo Guelfi contro Ghibellini. È questa una concezione
vetusta della politica che non mi appassiona per niente.
Mi pongo solo una domanda: ma vale davvero la pena di
spendere un numero imprecisato di miliardi di euro per la nuova linea
ferroviaria Torino-Lione? E vado ai fatti.
Per i fautori, la TAV serve a sanare un’anomalia del sistema
di trasporto delle merci fra Italia e Francia. Verso la Francia, che significa
anche Spagna e Inghilterra, l’Italia ha un interscambio commerciale di circa
150 miliardi di euro. Attualmente il sistema di trasporto è per il 90% rappresentato
da autotreni e, pertanto altamente inquinante. Questo perché il tunnel del
Frejus, risalente ai tempi di Cavour, ha una sagoma così piccola da non
consentire ai containers oggi più usati di attraversarlo. Poi c’è la questione
della pendenza eccessiva della salita. La mancanza di infrastrutture di
trasporto adeguate e moderne determina che una parte significativa del
trasporto internazionale di merci in transito tra il nord e il sud dell'Europa si
sia spostato verso i valichi alpini svizzeri, dove il trasporto merci avviene
principalmente su rotaia ed ha un costo del 30% in meno.
Per i contrari,
la TAV ha un costo eccessivo rispetto alla sua reale utilità, e c’è pure la
questione non trascurabile dell'impatto ambientale e dei danni sulla salute
umana nei luoghi coinvolti dalle costruzioni. Peraltro, essendo l’Italia
fortemente interessata dal costume della corruzione e dalla presenza di
organizzazioni di tipo mafioso, le ragioni della TAV vanno individuate non tanto
nella sua utilità quanto nell’opportunità che questa diventi il banchetto per
la grande abbuffata dei partiti. Da un punto di vista economico, le ipotesi di
crescita del traffico passeggeri e merci, adottate per la valutazione di
quest’opera, mostrano quanto siano state assai ottimistiche rispetto al trend
storico di lungo periodo. Si è poi volutamente ignorata la forte contrazione
dei flussi registrata nei sette anni precedenti. Dimenticanza o calcolo?! Il risultato
dell’analisi, fatto dai più apprezzati economisti, è fortemente negativo: il
valore attuale netto del progetto è di 4,24 miliardi di euro in perdita e il
rapporto benefici/costi è assai basso, stimato a 0,33. Peraltro, i benefici
ambientali nell’arco di trent’anni sono assai scarsi: ammontano a circa 300 milioni,
ossia circa il 5% del costo dell’investimento. E anche – a parere degli
economisti non di parrocchia – qualora si adottassero ipotesi ancor più
ottimistiche sia sul versante dei costi sia su quello dell’evoluzione dei
traffici, il bilancio rimarrebbe nettamente negativo.
Ora, sulla base di questi pochi e sintetici elementi, la questione
può essere ridotta ad una sola: possiamo permettercela in un momento in cui i soldi
pubblici sono così scarsi da richiamare l’ira dei mercati per aver osato varare
il reddito di cittadinanza, a mio parere più utile e necessario della TAV? Dunque,
il problema non è dire se serve o non serve, ma – come in ogni famiglia che si
rispetti – c’è la questione delle priorità. Nessun padre di famiglia deciderebbe
di acquistare una ferrari per attirare l’invidia dei suoi vicini, quando in
casa il tetto è pericolante e i figli non hanno di che mangiare e vestirsi.
Mettiamo in sicurezza la rete ferroviaria che collega i tanti
piccoli centri abitati con le città metropolitane, alzandone la velocità media
su tutto il territorio nazionale; mettiamo in sicurezza i tetti delle scuole,
che rischiano di cadere sulle teste dei nostri figli; mettiamo in sicurezza i
ponti che crollano, mietendo vittime; mettiamo in sicurezza gli argini dei
fiumi, che devastano paesi e città. E poi, se avanza, facciamo pure le grandi
opere, quando sono utili a tutti e non alle poche sanguisughe.
Grazie Antonio avevo bisogno di questi chiarimenti. Mi chiedevo,però delle grandi opere si ha bisogno. Certamente il lavoro non si crea per legge ma con investimenti pubblici. Però bisogna vedere anche come spendere questi soldi con opere utili e non come li chiami tu con opere che servono solo ai sanguisughe Grazie
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