Come in passato il Pd ha spianato la strada ai governi di
Berlusconi, oggi spiana quella dei prossimi governi Salvini. La domanda è: c’è
del metodo in questa follia? Se l’intento era quello di consentire alla Lega di
fagocitare a poco a poco il M5S e di preparare il futuro governo a guida
Salvini, bisogna ammettere che ci sta riuscendo egregiamente: i sondaggi
parlano chiaro, mentre la Lega aumenta i consensi, il M5S li perde.
Cosa dicono le rilevazioni dopo la formazione del governo
presieduto da Giuseppe Conte? La Lega tocca quota 31%, mentre il M5S cede e
cala al 29,8%. Il partito guidato da Salvini succhia consensi non solo dagli
altri partiti di centrodestra (Forza Italia è all’8,3%, Fratelli d’Italia
crolla al 2,3%), ma anche dal M5S.
La Lega, stando ai sondaggi, è il primo partito del Paese. E
di questo bisogna ringraziare Matteo Renzi e i suoi accoliti, che dopo aver
fatto strame della sinistra in Italia, si adoperano con sagace idiozia per condurre
Salvini alla guida del prossimo governo.
Se il Pd si fosse reso disponibile a sostenere un governo
monocolore dei grillini, non temeremmo oggi la deriva autoritaria impressa da Salvini:
pugno forte con i migranti, censimento dei Rom, legittima difesa estesa, ecc.
ecc. Il Pd, chiudendo con i pentastellati, ha di fatto consentito che la Lega
di Salvini divenisse l’azionista di maggioranza del governo. E questo nonostante
le urne avessero accreditato i grillini di un risultato quasi doppio a quello
della Lega, che ha senz’altro tratto un enorme vantaggio dalla cecità della
sinistra, che non ha visto e continua a non vedere.
Ma forse questo è accaduto perché tra i due Matteo c’è più
somiglianza che diversità. Come l’altro Matteo, Salvini è accecato dall’egocentrismo
e dall’ambizione. Caratteristiche comuni nei demagoghi e tiranni, che acquisiscono
il potere ergendosi a difensori degli ultimi e degli arrabbiati, ma poi lo
piegano ai propri biechi interessi. Il loro scontato successo confida nel fatto
che non sempre l’elettorato riflette sulle conseguenze del voto. E quando alfine
scopre l’inghippo, sovente è troppo tardi e pentirsene non serve certo a
cambiare il corso degli eventi.
Salvini esaltato dai sondaggi e dal successo che ha riscosso
per aver costretto la nave Aquarius della flotta della Ong Medici Senza
Frontiere a fare rotta verso Valencia, ci ha riprovata anche con l’altra nave
Ong Lifeline e il suo carico di “carne umana”. E se la prova di forza paga in
termini di consensi, possiamo anche dolerci per le sorti degli innocenti, ma
resta il fatto che in democrazia vince il numero maggiore. E nulla è più triste
che vedere dei morti in questa massa di vivi. È la democrazia, bellezza!
Osservando quanto sta accadendo, non possiamo non concludere
che una gran parte di italiani – almeno quelli che condividono le idee di Salvini
– si dimostra incapace di gesti e sentimenti di solidarietà. Pensare che il problema
migratorio sia stato gestito male nel nostro Paese è un conto, abbracciare tout
court la tesi di Salvini che i migranti, quantunque esseri umani, rappresentino
un problema di cui disfarsi chiudendo loro la porta in faccia e lasciandoli
morire è di un cinismo che non ha dell’umano.
Se viene meno la solidarietà
umana, è la società che è condannata; la solidarietà – che è altra cosa dall’altruismo
– è il collante che impedisce che una società collassi nella barbarie. E se
oggi s’individua nell’extracomunitario il nemico, una volta debellato questo, domani
toccherà ai vecchi, e poi ai disabili e poi ancora ai mentecatti. La solidarietà
umana esige che dalla condizione di precarietà esistenziale si esca tutti o
nessuno. Quando si utilizza un linguaggio incendiario e barbaro, come fa
Salvini, si dovrebbe essere consapevoli delle tante farse della storia mutate
in tragedie.
Ma forse il nocciolo della questione è che una gran parte di
italiani, ancor prima che di destra, ha una mentalità fascista, perché
ignorante nel vero senso della parola. Si rotola gioiosa nel fango dell’ignoranza
come i maiali nel trogolo. E anche quei tanti che si dichiarano comunisti, e
quindi di sinistra, strizzano poi l’occhio a chi sui temi dell’immigrazione
sparge benzina, senza peraltro approfondire criticamente la questione. È forse
da questo nucleo fascista che deriva il largo consenso attribuito a Salvini.
Se questa parte di italiani che osanna Salvini si prendesse
la briga di leggere e ragionare, si renderebbe conto che la Lega è il partito
che, da tangentopoli in avanti, può vantare il periodo più lungo trascorso al
governo del Paese con Berlusconi. E che dopo aver puntato l’indice contro “Roma
ladrona”, gli stessi suoi leader sono diventati i commensali al banchetto dei
ladroni con una fame raddoppiata per il tempo in cui ne erano stati esclusi.
La
Lega occupa ormai da anni un sottobosco di potere a livello di enti e società
di emanazione pubblica o a partecipazione pubblica: banche, autostrade,
ospedali, Rai, Expo 2015, Finmeccanica, Cinecittà.
Non parliamo poi delle tante leggi ad
personam, volute e fatte licenziare dalle Camere da Berlusconi.
E questo
sarebbe “il nuovo che avanza”?
Un partito sommerso dagli scandali, dai diplomi
comprati in Albania; un partito che ha fatto sparire 48 milioni di euro messi
sotto sequestro dal tribunale di Genova dopo la condanna di Bossi per truffa ai
danni dello Stato. Che non ha disdegnato il contributo di 250mila euro dell’immobiliarista
Parnasi, arrestato per corruzione, secondo l'inveterata logica dell’intreccio perverso
tra politica e affari.
Poveri sciocchi italiani! Pronti a bersi qualunque stronzata
loro si racconti. Convinti – a torto – che l’immigrazione sia il male assoluto del
nostro Paese, perché toglie case e lavoro agli italiani. Ebbene, se questo
fosse il vero problema dell’Italia, varrebbe pure con un pianto e un lamento
affrontarlo.
Ma purtroppo così non è: ben altri sono i problemi che funestano
il Paese, e la classe politica ben si guarda dall’evidenziare. Il problema
migratorio se è un tema, caro a un certo populismo, utile a guadagnare facili consensi,
non lo è affatto per risolvere i mali che ci affliggono. E, come si dice, quando
la diagnosi è sbagliata, lo è anche la terapia, che può rivelarsi assai dannosa.
Il problema non è l’immigrazione, ma la xenofobia, così sapientemente alimentata
ad uso e consumo dei cretini.
Se i cretini riflettessero che la xenofobia non solo peggiora
la vita dei migranti, ma anche quella degli autoctoni, perché crea spaccature e
tensioni gravi nel territorio e nella società, si guarderebbero bene dal farsi
deprimere ulteriormente quel poco di intelligenza, che loro rimane, dai
seminatori di odio.
Concludo con una frase di Albert Einstein: «Il mondo è quel
disastro che vedete, non tanto per i guai combinati dai malfattori, ma per
l'inerzia dei giusti che se ne accorgono e stanno lì a guardare».
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