domenica 20 maggio 2018

PERCHÉ NON PARLARE ANCHE DEL TERRORISMO SIONISTA


Mentre in Italia siamo alle prese con le difficoltà per la formazione del governo, che è stato definito un “ircocervo”, termine utilizzato da Aristotele per indicare “cose che non esistono” e ripreso da Benedetto Croce nel 1942 per bocciare la tesi del filosofo antifascista Guido Calogero, secondo la quale gli ideali liberali e quelli socialisti possono essere compatibili.

Quelli di sinistra (Pd) – si fa per dire – lo bollano come un governo di destra che più a destra non si può; parimenti quelli di destra (Berlusconi e affini) lo definiscono un governo di sinistra, che riesuma dalla tomba la sepolta ideologia comunista.

Nessuno può sapere se gli impegni sul reddito di cittadinanza o quelli sulla riforma Fornero verranno mantenuti, ma bollarli – come fa il Pd – come premesse ad un nuovo fascismo è davvero comico. Più realistici e meno farseschi sono i dubbi sulla fattibilità del programma: Carlo Cottarelli, commissario straordinario per la Spending Review nel governo Letta, ha stimato in oltre cento miliardi di euro il costo del programma messo nero su bianco da Lega e M5s; le coperture individuate sarebbero invece un’inezia: solo 0,5 miliardi di euro.

Che il Pd esprima oggi le sue preoccupazioni sulle coperture finanziare sarebbe lodevole, se non fosse stato proprio il suo gruppo dirigente che infilò la testa sotto la sabbia per non vedere lo scialacquio di Renzi che bruciò dieci miliardi per il bonus di 80 euro, che non spostarono un millimetro i consumi, quattro miliardi per sospendere l’Imu sulla prima casa anche ai ricchi, diciotto miliardi in un triennio di decontribuzione per il Jobs Act, con risultati assai discutibili sul piano della tutela e dei diritti dei lavoratori.

Farebbe pertanto bene il sedicente partito di sinistra Pd a tacere, e a discendere silenziosamente le scale verso l’oblio. La sua classe dirigente non solo ha decretato la fine della sinistra, in un Paese che vantava il più grande partito comunista della storia, ma ha anche segnato il trionfo del mercato senza coniugarlo con l’emancipazione economica dei molti e lo stato sociale. Il suo corpus ideologico – oggi – è costituito di elementi che ci si aspetterebbe di trovare a destra, e non certo a sinistra.

Bene, dicevo: mentre in Italia fervono i preparativi del nuovo governo, a Gaza continua la repressione da parte israeliana dei manifestanti palestinesi: il bilancio è di almeno di 59 morti e più di 1350 feriti da colpi di arma da fuoco. Ciò che oggi sta accadendo in Palestina non fa notizia. I grandi mezzi di comunicazione ignorano o rimuovono deliberatamente le complesse radici del conflitto in atto. Una latente ostilità nei confronti del mondo islamico e la sapiente strumentalizzazione a fini politici dell'Olocausto impediscono una chiara visione delle responsabilità politiche degli attori coinvolti: Stati Uniti, Israele, paesi arabi, organizzazioni palestinesi.

La Striscia di Gaza è un enorme campo profughi, circondato da una barriera elettrificata; a qualunque palestinese tentasse di superare la barriera i soldati israeliani risponderebbero con il fuoco. Da oltre dieci anni due milioni di persone sono imprigionati in quel lembo di terra senza nessuna possibilità di uscita e senza speranza. Dimenticati da Dio e dagli uomini. I bambini vivono in condizioni di indigenza e senza cure mediche; più di un terzo di loro ha subito e subisce abusi sessuali. I loro genitori, alle prese con una guerra per la sopravvivenza e a loro volta vittime di depressione, non sono in grado di proteggerli. Gli orrori che gli ebrei scontarono nei campi di concentramento nazisti sono gli stessi che quotidianamente scontano i palestinesi ingabbiati nella Striscia di Gaza. Adulti e bambini vivono un dolore terribile che non ha fine. Dire che il blocco della Striscia di Gaza è un crimine di guerra simile a quello perpetrato nei campi di Mauthausen non è esagerato.

Si può dunque concludere che il rifiuto dello Stato di Israele non solo di convivere pacificamente con il popolo palestinese, ma persino di gestire la propria egemonia in modi non repressivi, coloniali e sostanzialmente razzisti, lo rende non meno aberrante di quei regimi che – in nome della purezza della razza – attuarono un sistematico genocidio nei confronti degli ebrei.

L’ideologia sionista – favorita dalla persecuzione antiebraica e dalla tragedia della Shoah – vuole far credere che l’elemento indigeno sia costituito dagli ebrei e che i veri stranieri siano i palestinesi, ma la Storia ci dice che le cose non stanno proprio così: un popolo palestinese esisteva in Palestina prima ancora della costituzione dello Stato di Israele.

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