Se non sono cretini, il popolo, inteso come massa e non come
collettività, non li vota: Donald Trump ne è il più eloquente esempio. La categoria
di cretino veniva un tempo usata per indicare gli individui con un quoziente
intellettivo di poco superiore a quello di imbecille. Se questo aveva un QI
compreso tra 26 e 50, il cretino si posizionava tra 51 e 70. Dunque il cretino
non è messo poi così male. Ma i problemi cominciano quando soggetti del genere
sono chiamati dal popolo a governarne le sorti.
Come definire altrimenti chi non solo insiste per armare e addestrare
gli insegnanti – per evitare il ripetersi di stragi come quella del liceo di
Parkland, in Florida, dove un ex studente ha fatto fuoco all’impazzata, provocando
17 morti e decine di feriti –, ma ripete il suo mantra sul diritto
all’autodifesa e sulla libertà di detenere armi prendendo perfino spunto dalla tragedia
del Bataclan, dove tre terroristi hanno fatto irruzione e sparato sulla folla,
affermando che “se le vittime del Bataclan fossero state armate ci sarebbero
stati meno morti”.
Al suo esordio sembrava un cretino, e il guaio per tutti noi
è che lo è sul serio. Ha già dato prova della sua cretinaggine quando ha affermato
che il riscaldamento globale è una bufala partorita dalle menti degli
ecologisti senza nessun supporto scientifico, e che il concetto di riscaldamento
globale è stato creato dai cinesi per colpire la produzione degli Stati Uniti ("The concept
of global warming was created by and for the Chinese in order to make U.S.
manufacturing non-competitive"). Dunque, per Trump il riscaldamento globale
e i cambiamenti climatici non sono le sfide fondamentali con cui deve fare i
conti oggi l’umanità, ma fake news. E questo nonostante sia oramai opinione
comune nella comunità scientifica che siamo entrati in una nuova era geologica:
quella dell’Antropocene, in cui la mano dell’uomo sta modificando così radicalmente
il clima terrestre e il pianeta da rendere insostenibile la vita umana
organizzata secondo modalità per noi tollerabili.
E non parliamo poi del rischio reale di un conflitto nucleare,
se Donald Trump dovesse decidere di tirare troppo la corda con la Corea del Nord
e l’Iran. Siamo sopravvissuti al rischio nucleare della Guerra Fredda tra
blocco americano e blocco sovietico. Ma, sopravvivremo all’era Trump?
È opinione condivisa che il cambiamento climatico e la
guerra nucleare siano i due rischi maggiori con cui la civiltà umana deve
confrontarsi oggi. Il paradosso è che per risolvere problemi così complessi
avremmo bisogno di leader politici dotati di abilità intellettive e competenze
tecniche, coniugate alla difficile arte dell'autocontrollo, quando si dispone
di un potere immenso. E invece – quasi dappertutto – ci ritroviamo una
leadership mediocre e narcisista, che manca completamente di coraggio e di
forza. La cui unica preoccupazione è solo il potere fine a sé stesso e il
controllo su tutti gli altri, per nascondere a sè stessi e agli altri la
propria vulnerabilità e soprattutto la propria mediocrità.
Bisogna ammettere, con una certa amarezza, che questi
soggetti non ce li manda Dio per castigarci dei nostri peccati, ma è il popolo
a scremarli – per chissà quale fine masochistico – non tra i migliori, ma tra i
mediocri, anzi tra i peggiori.
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