domenica 6 maggio 2018

TRUMP, UNA TENDENZA GIÀ PRESENTE IN TUTTE LE DEMOCRAZIE OCCIDENTALI


Se non sono cretini, il popolo, inteso come massa e non come collettività, non li vota: Donald Trump ne è il più eloquente esempio. La categoria di cretino veniva un tempo usata per indicare gli individui con un quoziente intellettivo di poco superiore a quello di imbecille. Se questo aveva un QI compreso tra 26 e 50, il cretino si posizionava tra 51 e 70. Dunque il cretino non è messo poi così male. Ma i problemi cominciano quando soggetti del genere sono chiamati dal popolo a governarne le sorti.

Come definire altrimenti chi non solo insiste per armare e addestrare gli insegnanti – per evitare il ripetersi di stragi come quella del liceo di Parkland, in Florida, dove un ex studente ha fatto fuoco all’impazzata, provocando 17 morti e decine di feriti –, ma ripete il suo mantra sul diritto all’autodifesa e sulla libertà di detenere armi prendendo perfino spunto dalla tragedia del Bataclan, dove tre terroristi hanno fatto irruzione e sparato sulla folla, affermando che “se le vittime del Bataclan fossero state armate ci sarebbero stati meno morti”.

Al suo esordio sembrava un cretino, e il guaio per tutti noi è che lo è sul serio. Ha già dato prova della sua cretinaggine quando ha affermato che il riscaldamento globale è una bufala partorita dalle menti degli ecologisti senza nessun supporto scientifico, e che il concetto di riscaldamento globale è stato creato dai cinesi per colpire la produzione degli Stati Uniti ("The concept of global warming was created by and for the Chinese in order to make U.S. manufacturing non-competitive"). Dunque, per Trump il riscaldamento globale e i cambiamenti climatici non sono le sfide fondamentali con cui deve fare i conti oggi l’umanità, ma fake news. E questo nonostante sia oramai opinione comune nella comunità scientifica che siamo entrati in una nuova era geologica: quella dell’Antropocene, in cui la mano dell’uomo sta modificando così radicalmente il clima terrestre e il pianeta da rendere insostenibile la vita umana organizzata secondo modalità per noi tollerabili.

E non parliamo poi del rischio reale di un conflitto nucleare, se Donald Trump dovesse decidere di tirare troppo la corda con la Corea del Nord e l’Iran. Siamo sopravvissuti al rischio nucleare della Guerra Fredda tra blocco americano e blocco sovietico. Ma, sopravvivremo all’era Trump?

È opinione condivisa che il cambiamento climatico e la guerra nucleare siano i due rischi maggiori con cui la civiltà umana deve confrontarsi oggi. Il paradosso è che per risolvere problemi così complessi avremmo bisogno di leader politici dotati di abilità intellettive e competenze tecniche, coniugate alla difficile arte dell'autocontrollo, quando si dispone di un potere immenso. E invece – quasi dappertutto – ci ritroviamo una leadership mediocre e narcisista, che manca completamente di coraggio e di forza. La cui unica preoccupazione è solo il potere fine a sé stesso e il controllo su tutti gli altri, per nascondere a sè stessi e agli altri la propria vulnerabilità e soprattutto la propria mediocrità.

Bisogna ammettere, con una certa amarezza, che questi soggetti non ce li manda Dio per castigarci dei nostri peccati, ma è il popolo a scremarli – per chissà quale fine masochistico – non tra i migliori, ma tra i mediocri, anzi tra i peggiori.

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