Lo scorso 26 luglio la Camera approvava la legge che prevede
che tutte le pensioni degli ex parlamentari siano ricalcolate secondo il metodo
contributivo: un taglio sostanzioso (almeno del 40%) agli assegni degli ex
onorevoli e un atto di giustizia minima nei confronti delle giovani
generazioni, condannate a lavorare fino a 75 anni per maturare una pensione da
fame. Per diventare legge deve essere però approvata anche al Senato.
Ma secondo l’inveterata consuetudine del nostro Paese quando
le leggi (anche quando palesemente incostituzionali) vanno a svantaggio del
popolo si invoca la ragione di forza maggiore e la necessità di quelle norme
pur odiose per salvare la Patria. L’iter parlamentare per approvarle è anche assai spedito: tutti d’accordo, perché la Patria lo comanda! Quando – assai di
rado, in verità – una legge intacca i “sacri diritti acquisti” della “casta”,
la risposta dello Stato è: la legge viola un principio costituzionale “inderogabile”.
Quanto è bellamente disattesa la Costituzione quando si
tratta di princìpi fondamentali, come il diritto al lavoro o all'eguaglianza
dei cittadini o all’iniziativa economica privata che non può svolgersi in
contrasto con l'utilità sociale o al diritto alla salute, tanto è sbandierata
quando si tratta di mantenere inalterati i loro privilegi. La parolina magica estratta
dalla Costituzione per far abortire la legge al Senato è “vitalizio”, privilegio impensabile in altri Paesi pur
democratici, ma a quanto pare – nella nostra avanzatissima democrazia – intoccabile
come una reliquia.
Luigi Zanda, capogruppo del Partito democratico al
Senato, lancia in resta si sta gettando nella singolar tenzone di dimostrare l’incostituzionalità
della legge: il vitalizio non è una pensione, ma un’assicurazione di vita
rivolta a garantire anche nel futuro l’indipendenza del parlamentare, cessato
dal mandato, nella sua funzione di garanzia della libertà. Ora, poiché di vitalizio si parla e non di pensione, come il
dettato costituzionale prevede agli articoli 67 e 69, quello (il vitalizio) non può essere in alcun modo equiparato a questa (la pensione). Calcolare il vitalizio con il metodo contributivo non solo equivale a disattendere la Costituzione, ma introduce un ulteriore elemento di "preoccupazione", ovvero la "retroattività del provvedimento". Peraltro, come non pensare a “quei
parlamentari di 80-90 anni che hanno fatto l’Italia e che potrebbero rimanere
senza pensione”?
Peccato che il Senatore non abbia mostrato la stessa sensibilità per la sorte di quelle centinaia
di migliaia di esodati – sacrificati sull’altare della Patria, perché avevamo
la pistola dello spread puntata alla tempia – che attendevano la decorrenza
della pensione con effetto dal 2012, ma dall’oggi al domani, con la riforma
Fornero, che ha cambiato le regole in corso di partita, si sono ritrovati senza
più lavoro e reddito.
Insomma, quando si tratta di caricar fascine sulle spalle dei
cittadini, i procedimenti legislativi viaggiano come un “freccia rossa”; al
contrario quando si tratta di discutere degli assurdi privilegi di cui godono i
politici nostrani, tutt'a un tratto il treno cambia passo e si trasforma in un
treno accelerato, che si ferma a tutte le stazioni.
È il criterio dei due pesi e due misure: i loro diritti sono
acquisiti e non possono essere rimessi in alcun modo in discussione, sono più
sacri e inviolabili dei Tre Sacri Chiodi che crocifissero Gesù alla croce.
Dal 1° gennaio 2012 il metodo contributivo è diventato
l’unico metodo di calcolo per la prestazione pensionistica, ma ai parlamentari
che hanno cessato il loro mandato dovrebbe essere concesso un trattamento
diverso da quello di tutti gli altri cittadini.
La legge Fornero sulle pensioni, con effetto anche retroattivo, ha sconvolto dalla notte al
giorno i piani dell’operaio Brambilla, che contava di andare in pensione quest’anno,
ma per effetto della riforma dovrà attendere ancora.
Dunque il patto
siglato tra Stato e cittadini può essere cambiato “ad libitum”, senza che tale
atto sia poi bollato come un diritto acquisito successivamente violato; quello
invece tra Stato e gli uomini della “casta” è cristallizzato per l’eternità
come un inviolabile diritto acquisito.
Che differenza c’è, nell'elementare
principio di legalità costituzionale, tra i diritti acquisiti dell’operaio Brambilla
e i loro? La risposta ce la dà il Marchese del Grillo: loro sò loro, e quelli come Brambilla sono un cazzo!
Il diritto al vitalizio per i parlamentari scatta dopo 4
anni sei mesi e un giorno da parlamentare; quello degli europarlamentari dopo
appena 1 anno di mandato. Gli anni di contribuzione per maturare il diritto
alla pensione per un comune mortale sono quaranta.
Se almeno fossero tanto bravi quanto il loro appetito
chiede, questo giustificherebbe almeno in parte i loro privilegi, quali giusti
compensi alla loro bravura. Ma basta guardarsi intorno e osservare come hanno
ridotto l’Italia per rendersi conto che non solo sono incapaci, ma nella gran parte dei casi la loro "discesa" in campo è dettata più da interessi personali che dal prendersi cura del Paese.
D'altronde cosa ci si può attendere da un sistema che seleziona e promuove scientificamente una
classe dirigente di basso profilo, funzionale solo al leader, al segretario di
partito?
Ecco perché dubito che una tale classe dirigente possa traghettarci fuori dalla crisi, nonostante le note di ottimismo di Gentiloni sulla ripresa. L’impasto di incoerenze, malafede, inciuci e opportunismo è troppo perverso per sperare di invertire la rotta del declino di un Paese ormai allo sbando.
Ecco perché dubito che una tale classe dirigente possa traghettarci fuori dalla crisi, nonostante le note di ottimismo di Gentiloni sulla ripresa. L’impasto di incoerenze, malafede, inciuci e opportunismo è troppo perverso per sperare di invertire la rotta del declino di un Paese ormai allo sbando.
Cantare vittoria perché la crescita del Pil mette a segno un tasso insperato dell’1,5% a fine 2017 – sempreché nel terzo e nel quarto trimestre l’incremento
dovesse mantenersi analogo a quello dei primi due periodi – mentre sul fronte della
disoccupazione e della povertà si registra un aumento, e su quello del debito
pubblico si raggiunge la quota record di 2.278,9 miliardi, è come dichiarare guarito
un malato terminale solo perché la febbre è scesa di mezzo grado per effetto
dell’aspirina.
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