Solo in Italia si può ancora celebrare un uomo di “mezza
tacca”, definendolo l’uomo chiave della politica italiana degli ultimi anni,
senza correre il rischio di essere presi a pesci in faccia da cittadini attenti
alle vicende storiche del Paese e pronti a non farsi prendere per il naso.
Sto
parlando ovviamente di Matteo Renzi!
L’uomo che dopo la bruciante sconfitta referendaria
del 2016 si propone ancora alla guida del governo, non bastasse la già sconfinata
lista di disastri collezionati alla presidenza del Consiglio: la “buona scuola”
che buona non è; il “Jobs Act”, che è piaciuto tanto agli industriali e a
uomini come Farinetti e Briatore, ma è piaciuto meno ai lavoratori; la crescita
mostruosa dei “buoni lavoro” (voucher) durante il suo governo che, facendo registrare nei primi 9 mesi
del 2016 un incremento del 34,6% in più rispetto al 2015, più che il ritorno
del lavoro è stato il ritorno dello schiavismo; le nomine discutibili e indecenti di
ministri (Maria Elena Boschi, Alfano, Lotti, Franceschini, ecc.) utili più per
i soliti giochi di potere che per risollevare le sorti del Paese; il bonus
degli 80 euro, spettante a individui e non a famiglie con reddito complessivo
compreso tra 15.000 e 26.000 euro, costato all’erario circa nove miliardi, che non
solo ha fatto registrare una crescita tendenziale dei consumi inferiore alle
attese, ma la gran parte è andata ai più ricchi, con buona pace dell'equità e della giustizia sociale e, dulcis in fundo, con la beffa finale che
coloro che hanno percepito un reddito inferiore alla no tax area (8.150 euro)
sono stati chiamati a restituirlo integralmente; una riforma elettorale come l’Italicum,
approvata dando per scontato l’esito referendario, valida per la sola Camera;
quindi una riforma costituzionale, per fortuna bocciata dal referendum; la riforma
della Pubblica Amministrazione respinta dalla Consulta perché illegittima; la trasformazione
delle banche popolari in società per azioni che il Consiglio di Stato ha
sospeso per profili di illegittimità costituzionale; il decreto salva banche
che, dopo aver scaricato tutti gli oneri del salvataggio su ignari
risparmiatori, ha lasciato impuniti i banchieri responsabili dei dissesti di
Banca delle Marche, Popolare dell’Etruria, CariFerrara e CariChieti: finora
nessuno è stato condannato a risarcire alcunché.
Sicuramente ho dimenticato qualcosa, ma i fatti su esposti sopravanzerebbero
– in un paese civile e normale – a segnare la fine della carriera politica di
un leader. In Italia, no!
Stampa e televisione – un giorno sì un giorno no –
continuano a propinarci il parolaio Renzi che ha già pronte le sue nuove proposte
politiche per l’Italia dei prossimi anni: dalla battaglia per cambiare l’Europa
fino all’introduzione dell’assegno universale per i figli; dal numero chiuso
per l’immigrazione agli investimenti in cultura e periferie; dalla lotta per il
lavoro fino alla sfida ambientale e ai progetti di bonifica del paese.
Se l’Italia non fosse una democrazia fondata sull’amnesia
dei suoi abitanti, un tale soggetto non troverebbe neppure lavoro a spalar
merda nelle stalle.
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