giovedì 20 luglio 2017

AVANTI. PERCHÉ L'ITALIA NON SI FERMA

Solo in Italia si può ancora celebrare un uomo di “mezza tacca”, definendolo l’uomo chiave della politica italiana degli ultimi anni, senza correre il rischio di essere presi a pesci in faccia da cittadini attenti alle vicende storiche del Paese e pronti a non farsi prendere per il naso. 

Sto parlando ovviamente di Matteo Renzi! 

L’uomo che dopo la bruciante sconfitta referendaria del 2016 si propone ancora alla guida del governo, non bastasse la già sconfinata lista di disastri collezionati alla presidenza del Consiglio: la “buona scuola” che buona non è; il “Jobs Act”, che è piaciuto tanto agli industriali e a uomini come Farinetti e Briatore, ma è piaciuto meno ai lavoratori; la crescita mostruosa dei “buoni lavoro” (voucher) durante il suo governo che, facendo registrare nei primi 9 mesi del 2016 un incremento del 34,6% in più rispetto al 2015, più che il ritorno del lavoro è stato il ritorno dello schiavismo; le nomine discutibili e indecenti di ministri (Maria Elena Boschi, Alfano, Lotti, Franceschini, ecc.) utili più per i soliti giochi di potere che per risollevare le sorti del Paese; il bonus degli 80 euro, spettante a individui e non a famiglie con reddito complessivo compreso tra 15.000 e 26.000 euro, costato all’erario circa nove miliardi, che non solo ha fatto registrare una crescita tendenziale dei consumi inferiore alle attese, ma la gran parte è andata ai più ricchi, con buona pace dell'equità e della giustizia sociale e, dulcis in fundo, con la beffa finale che coloro che hanno percepito un reddito inferiore alla no tax area (8.150 euro) sono stati chiamati a restituirlo integralmente; una riforma elettorale come l’Italicum, approvata dando per scontato l’esito referendario, valida per la sola Camera; quindi una riforma costituzionale, per fortuna bocciata dal referendum; la riforma della Pubblica Amministrazione respinta dalla Consulta perché illegittima; la trasformazione delle banche popolari in società per azioni che il Consiglio di Stato ha sospeso per profili di illegittimità costituzionale; il decreto salva banche che, dopo aver scaricato tutti gli oneri del salvataggio su ignari risparmiatori, ha lasciato impuniti i banchieri responsabili dei dissesti di Banca delle Marche, Popolare dell’Etruria, CariFerrara e CariChieti: finora nessuno è stato condannato a risarcire alcunché.

Sicuramente ho dimenticato qualcosa, ma i fatti su esposti sopravanzerebbero – in un paese civile e normale – a segnare la fine della carriera politica di un leader. In Italia, no! 

Stampa e televisione – un giorno sì un giorno no – continuano a propinarci il parolaio Renzi che ha già pronte le sue nuove proposte politiche per l’Italia dei prossimi anni: dalla battaglia per cambiare l’Europa fino all’introduzione dell’assegno universale per i figli; dal numero chiuso per l’immigrazione agli investimenti in cultura e periferie; dalla lotta per il lavoro fino alla sfida ambientale e ai progetti di bonifica del paese.


Se l’Italia non fosse una democrazia fondata sull’amnesia dei suoi abitanti, un tale soggetto non troverebbe neppure lavoro a spalar merda nelle stalle. 

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