Al termine del processo a mafia capitale, il Tribunale di
Roma ha condannato Salvatore Buzzi a 19 anni di reclusione e Massimo Carminati
a 20 anni. Ma cade l'accusa di associazione mafiosa: resta solo l'associazione
a delinquere!
Per i giudici della X sezione penale di Roma, Mafia Capitale
si è macchiata sì di reati gravi, ma non è un’organizzazione di stampo mafioso:
solo criminalità comune, ricatti, violenza e corruzione.
Bene, se con il termine mafia, prescindendo dal carattere
iniziatico tipico delle cosche post borboniche, intendiamo un’associazione
criminale con ramificazioni in tutte le attività produttive, dall'edilizia alla
sanità, dalla distribuzione e gestione dei rifiuti al controllo degli appalti
delle opere pubbliche, non possiamo non assimilare Mafia Capitale alle altre
organizzazioni criminali quali la 'ndrangheta calabrese, la mafia siciliana, la
camorra, la sacra corona unita. Dalle quali ha mutuato i metodi tipicamente
mafiosi: violenza, intimidazione, estorsione, corruzione e infine le collusioni
con la politica e con le istituzioni.
Abbiamo visto tutti il terrore dipingersi sui volti dei
testimoni che si sono avvicendati al processo Mafia Capitale al solo
pronunciare il nome di Massimo Carminati. Ne abbiamo visto uno perfino fare scena
muta e non confermare le precedenti testimonianze, perché in collegamento video
c’era Carminati che l’osservava minaccioso. Tutti questi fatti sono stati documentati
– durante il dibattimento – da filmati, intercettazioni audio, e testimoniano
un sistema di corruzione e violenza.
A vedere attentamente, quella di Carminati non sembra affatto
essere solo una cricca di malavitosi che si impadronisce di appalti pubblici; quella
di Carminati sembra essere una vera e propria organizzazione criminale sorta
dalla sua decennale esperienza malavitosa e terroristica (armi, uomini, metodi,
e persino la sua intrinseca violenza intimidatoria che parte dalla banda della
Magliana). L’oscura alleanza – sempre presente – tra fascisti e padroni ha
consentito a Carminati di crescere e di agire indisturbato, divenendo – come lui
stesso ammette nella teoria del “mondo di mezzo” – la cinghia di trasmissione
tra il mondo di sotto, rappresentato dai criminali di strada, e il mondo di sopra,
quello dei colletti bianchi, che quando c’è da togliere di mezzo un “rompicoglioni”
sanno a chi rivolgersi (vedi Mino Pecorelli).
Carminati, con la sua storia personale (ufficiale di
collegamento tra i Nar e la Banda della Magliana) e il mito dell’invincibilità,
sfruttando i tanti porti nebbiosi dell’Italia anticomunista, ha creato un
sistema corruttivo per l’assegnazione di appalti nel settore ambientale e delle
politiche sociali, ricevendo finanziamenti pubblici dal Comune di Roma e dalle
aziende municipalizzate. Commesse per decine di milioni di euro a società
collegate a Carminati.
Ma, a quanto pare, i giudici della X sezione penale di Roma sono rimasti alla
mafia che usa il tritolo o le teste di capra mozzate, non hanno capito che oggi
la vera forza della mafia è quella di far credere – come il diavolo – che essa
non esiste, per poter fare inosservata i suoi traffici.
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