domenica 23 luglio 2017

LA MAFIA NON ESISTE!

Al termine del processo a mafia capitale, il Tribunale di Roma ha condannato Salvatore Buzzi a 19 anni di reclusione e Massimo Carminati a 20 anni. Ma cade l'accusa di associazione mafiosa: resta solo l'associazione a delinquere!

Per i giudici della X sezione penale di Roma, Mafia Capitale si è macchiata sì di reati gravi, ma non è un’organizzazione di stampo mafioso: solo criminalità comune, ricatti, violenza e corruzione.

Bene, se con il termine mafia, prescindendo dal carattere iniziatico tipico delle cosche post borboniche, intendiamo un’associazione criminale con ramificazioni in tutte le attività produttive, dall'edilizia alla sanità, dalla distribuzione e gestione dei rifiuti al controllo degli appalti delle opere pubbliche, non possiamo non assimilare Mafia Capitale alle altre organizzazioni criminali quali la 'ndrangheta calabrese, la mafia siciliana, la camorra, la sacra corona unita. Dalle quali ha mutuato i metodi tipicamente mafiosi: violenza, intimidazione, estorsione, corruzione e infine le collusioni con la politica e con le istituzioni.

Abbiamo visto tutti il terrore dipingersi sui volti dei testimoni che si sono avvicendati al processo Mafia Capitale al solo pronunciare il nome di Massimo Carminati. Ne abbiamo visto uno perfino fare scena muta e non confermare le precedenti testimonianze, perché in collegamento video c’era Carminati che l’osservava minaccioso. Tutti questi fatti sono stati documentati – durante il dibattimento – da filmati, intercettazioni audio, e testimoniano un sistema di corruzione e violenza.

A vedere attentamente, quella di Carminati non sembra affatto essere solo una cricca di malavitosi che si impadronisce di appalti pubblici; quella di Carminati sembra essere una vera e propria organizzazione criminale sorta dalla sua decennale esperienza malavitosa e terroristica (armi, uomini, metodi, e persino la sua intrinseca violenza intimidatoria che parte dalla banda della Magliana). L’oscura alleanza – sempre presente – tra fascisti e padroni ha consentito a Carminati di crescere e di agire indisturbato, divenendo – come lui stesso ammette nella teoria del “mondo di mezzo” – la cinghia di trasmissione tra il mondo di sotto, rappresentato dai criminali di strada, e il mondo di sopra, quello dei colletti bianchi, che quando c’è da togliere di mezzo un “rompicoglioni” sanno a chi rivolgersi (vedi Mino Pecorelli).

Carminati, con la sua storia personale (ufficiale di collegamento tra i Nar e la Banda della Magliana) e il mito dell’invincibilità, sfruttando i tanti porti nebbiosi dell’Italia anticomunista, ha creato un sistema corruttivo per l’assegnazione di appalti nel settore ambientale e delle politiche sociali, ricevendo finanziamenti pubblici dal Comune di Roma e dalle aziende municipalizzate. Commesse per decine di milioni di euro a società collegate a Carminati.


Ma, a quanto pare, i giudici della X sezione penale di Roma sono rimasti alla mafia che usa il tritolo o le teste di capra mozzate, non hanno capito che oggi la vera forza della mafia è quella di far credere – come il diavolo – che essa non esiste, per poter fare inosservata i suoi traffici.

Nessun commento:

Posta un commento