giovedì 9 marzo 2017

QUANDO I POVERI PAGANO PER I RICCHI

Il denaro, l’argent, è diventato l’unico metro di misura del valore dell’uomo. Se hai i soldi, hai il potere e puoi non solo permetterti tutto quello che vuoi, ma ottenere anche tutto quello che desideri: amore, fedeltà, rispetto, onore. Se un tempo i ricchi non ostentavano la loro ricchezza per un senso di pudore, oggi assistiamo a un’ostentazione esibita, secondo stili di vita sfacciatamente immorali, della ricchezza in disprezzo di quanti vivono nella povertà.

Tre miliardi di persone al mondo vivono con 2,5 dollari al giorno; più di 1 miliardo di persone non ha accesso sufficiente all'acqua potabile; 1 miliardo di bambini vive in povertà e, secondo l'UNICEF, 22 mila di loro muoiono ogni giorno a causa dell'indigenza; almeno 1 miliardo di persone sono totalmente analfabete, incapaci persino di scrivere il proprio nome; 870 milioni di persone non hanno cibo a sufficienza per sfamarsi, nonostante l’attuale produzione agricola del mondo consentirebbe di offrire ad ogni essere umano vivente una dieta quotidiana di 2720 calorie. Dinanzi a questo quadro di povertà estrema è stato pure calcolato che le 300 persone più ricche del mondo possiedono la stessa ricchezza dei 3 miliardi dei più poveri.

La ricchezza piega tutto e tutti ai suoi piedi. Persino le legge e gli uomini che quelle leggi fanno per ingraziarsi il favore dei potenti.

Così gli stati d’Europa, culla della civiltà e dello stato sociale, fanno a gara tra loro per attrarre gente coi soldi, promettendo loro sconti sulle tasse. Noto il caso dell’Irlanda che all’azienda statunitense Apple, già criticata da diversi enti e testate giornalistiche per le condizioni di lavoro degli operai che confezionano i suoi prodotti nelle fabbriche della cinese Foxconn, ha concesso fino a 13 miliardi di euro di benefici fiscali illegali. Generando il paradosso – tutto moderno – che un fornaio paga un’aliquota, sui profitti realizzati, astronomicamente più alta di quella versata da un’azienda come la Apple che fattura oltre 50 miliardi di dollari l’anno.

Il trattamento fiscale selettivo riservato alla Apple in Irlanda è sceso dall’1% del 2003 allo 0,005% del 2014. E la Turchia si è mostrata felice di offrire incentivi fiscali ancora più generosi qualora la Apple decidesse di trasferirsi lì.

Non poteva non rispondere all’asta al ribasso anche l’Italia che, grazie alla Flat Tax, spera di attrarre il flusso di “Paperoni” che dopo la Brexit potrebbero scegliere di trasferire la residenza fiscale nel nostro Paese. Per questo flusso di immigrati (emiri, imprenditori facoltosi, calciatori, cantanti) non ci sono i cpt, ma tappeti rossi stesi al loro passaggio, da accogliere con coppe di champagne. Sebbene i loro redditi siano con molti zeri, pagheranno una tassa fissa da 100.000 euro l’anno, e sono a posto con il Fisco. Per farsi un’idea, Valentino Rossi – il centauro pesarese – con un reddito annuo di circa 34 milioni di euro e con residenza fiscale in Inghilterra, potrà finalmente fare ritorno in Italia e pagare 100 mila euro l’anno e far pace per sempre con il fisco italiano. Un precario con un imponibile annuo lordo di 15 mila euro paga un’aliquota Irpef del 23%; Valentino Rossi pagherà un’aliquota dello 0,294%!

Siamo di fronte all’ulteriore dimostrazione di come lo Stato abbia rinunciato ad applicare i principi etici della nostra Costituzione, che all’art. 53 dice che tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva e che il sistema tributario è informato a criteri di progressività, per fare propria l’unica etica oggi accolta e universalmente condivisa: quella dei soldi!

In un Paese con una tassazione altissima come l’Italia, nel quale le crescenti disuguaglianze sociali scavano abissi tra ricchi e poveri, è spregevole solo pensare di fare sconti a chi di certo non ne ha bisogno, gravando il carico dell’enorme debito pubblico sulle sole spalle di chi quel debito non l’ha fatto.


Che triste fine ha fatto il principio di una società – quella europea – basata sul diritto e sulla solidarietà. Non certo sull’elemosina, tanto cara però ai ricchi. 

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