Il denaro, l’argent, è diventato l’unico metro di misura del
valore dell’uomo. Se hai i soldi, hai il potere e puoi non solo permetterti
tutto quello che vuoi, ma ottenere anche tutto quello che desideri: amore,
fedeltà, rispetto, onore. Se un tempo i ricchi non ostentavano la loro
ricchezza per un senso di pudore, oggi assistiamo a un’ostentazione esibita,
secondo stili di vita sfacciatamente immorali, della ricchezza in disprezzo di
quanti vivono nella povertà.
Tre miliardi di persone al mondo vivono con 2,5 dollari al
giorno; più di 1 miliardo di persone non ha accesso sufficiente all'acqua
potabile; 1 miliardo di bambini vive in povertà e, secondo l'UNICEF, 22 mila di
loro muoiono ogni giorno a causa dell'indigenza; almeno 1 miliardo di persone
sono totalmente analfabete, incapaci persino di scrivere il proprio nome; 870
milioni di persone non hanno cibo a sufficienza per sfamarsi, nonostante l’attuale
produzione agricola del mondo consentirebbe di offrire ad ogni essere umano
vivente una dieta quotidiana di 2720 calorie. Dinanzi a questo quadro di
povertà estrema è stato pure calcolato che le 300 persone più ricche del mondo
possiedono la stessa ricchezza dei 3 miliardi dei più poveri.
La ricchezza piega tutto e tutti ai suoi piedi. Persino le
legge e gli uomini che quelle leggi fanno per ingraziarsi il favore dei
potenti.
Così gli stati d’Europa, culla della civiltà e dello stato
sociale, fanno a gara tra loro per attrarre gente coi soldi, promettendo loro
sconti sulle tasse. Noto il caso dell’Irlanda che all’azienda statunitense Apple,
già criticata da diversi enti e testate giornalistiche per le condizioni di
lavoro degli operai che confezionano i suoi prodotti nelle fabbriche della
cinese Foxconn, ha concesso fino a 13 miliardi di euro di benefici fiscali
illegali. Generando il paradosso – tutto moderno – che un fornaio paga un’aliquota,
sui profitti realizzati, astronomicamente più alta di quella versata da un’azienda
come la Apple che fattura oltre 50 miliardi di dollari l’anno.
Il trattamento fiscale selettivo riservato alla Apple in
Irlanda è sceso dall’1% del 2003 allo 0,005% del 2014. E la Turchia si è
mostrata felice di offrire incentivi fiscali ancora più generosi qualora la Apple
decidesse di trasferirsi lì.
Non poteva non rispondere all’asta al ribasso anche l’Italia
che, grazie alla Flat Tax, spera di attrarre il flusso di “Paperoni” che dopo
la Brexit potrebbero scegliere di trasferire la residenza fiscale nel nostro
Paese. Per questo flusso di immigrati (emiri, imprenditori facoltosi,
calciatori, cantanti) non ci sono i cpt, ma tappeti rossi stesi al loro
passaggio, da accogliere con coppe di champagne. Sebbene i loro redditi siano
con molti zeri, pagheranno una tassa fissa da 100.000 euro l’anno, e sono a posto
con il Fisco. Per farsi un’idea, Valentino Rossi – il centauro pesarese – con un
reddito annuo di circa 34 milioni di euro e con residenza fiscale in
Inghilterra, potrà finalmente fare ritorno in Italia e pagare 100 mila euro l’anno
e far pace per sempre con il fisco italiano. Un precario con un imponibile
annuo lordo di 15 mila euro paga un’aliquota Irpef del 23%; Valentino Rossi
pagherà un’aliquota dello 0,294%!
Siamo di fronte all’ulteriore dimostrazione di come lo Stato
abbia rinunciato ad applicare i principi etici della nostra Costituzione, che
all’art. 53 dice che tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in
ragione della loro capacità contributiva e che il sistema tributario è
informato a criteri di progressività, per fare propria l’unica etica oggi
accolta e universalmente condivisa: quella dei soldi!
In un Paese con una tassazione altissima come l’Italia, nel
quale le crescenti disuguaglianze sociali scavano abissi tra ricchi e poveri, è
spregevole solo pensare di fare sconti a chi di certo non ne ha bisogno,
gravando il carico dell’enorme debito pubblico sulle sole spalle di chi quel
debito non l’ha fatto.
Che triste fine ha fatto il principio di una società –
quella europea – basata sul diritto e sulla solidarietà. Non certo sull’elemosina,
tanto cara però ai ricchi.
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