domenica 1 maggio 2016

L’impegno umano che fa la differenza

Scivoliamo giorno dopo giorno in un sistema di potere invisibile, impersonale, disumanizzante, che non è meno totalitario di tutte le dittature monopartitiche moderne, sia quelle fasciste sia quelle comuniste. I dittatori di tali regimi totalitari assursero al potere o per volontà popolare o per cospirazione. In ogni modo, essi furono personalmente responsabili delle loro azioni, buone o cattive. Nelle moderne democrazie, molti politici, dietro la loro maschera giudiziosa, nascondono un cinismo perverso fatto di crudeltà, mancanza di coraggio, interesse privato a discapito di quello generale, manipolazione e offuscamento della verità.

Fare politica oggi è per molti solo l’opportunità di ottenere grandissimi privilegi, denaro e potere. Per ottenere ciò svendono orgoglio e dignità, incuranti sia dell’impoverimento della proprio coscienza sia dei danni enormi che arrecano alla collettività. Così in nome del personale tornaconto si fanno non solo strumenti “docili” di un potere osceno e anonimo, rappresentato da coloro che detengono grandi interessi economici e finanziari, ma anche banditori di un sistema, di un’ideologia, di un apparato che ha finito per privare – tanto i governanti quanto i governati – della propria coscienza, del proprio senso comune e, in una parola, della loro vera umanità.

Siamo produttori, consumatori, elettori, ma non siamo “esseri umani”; ingranaggi, imbrigliati in un ruolo predeterminato, di una mega macchina il cui unico fine è quello di estrarre anche quel residuo di umanità che persiste nonostante tutto.

Contro questa «invisibile finzione», messa in scena da un potere impersonale e disumanizzante, l’unica resistenza possibile sta nella capacità dell’individuo di risvegliare la propria coscienza e di riconoscere i bisogni autentici dell’esistenza, contrapposti alla falsa sicurezza di un lavoro senza diritti che, pur di non perderlo, induce molte persone ad accettare di tutto, persino a contrabbandarlo con il diritto alla salute.

Non è umano lavorare con sofferenza. Non è umano sottomettere la propria vita alla spietata logica del profitto, dovendosi meritare e guadagnare il lavoro, quasi fosse un premio e non un diritto dell’uomo. L'articolo 4 della Costituzione della Repubblica “riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”.

Il confine tra lavoro che “ci unge” di dignità e quello che invece ci schiavizza è stato superato ormai da diversi anni. Qualcuno ha salutato e saluta questo superamento – vedi jobs act – come indice di modernità, come segno dei tempi: una rivoluzione copernicana che ha aperto le porte al futuro del lavoro. Ma a ben vedere in esso si scorgono semmai sempre più chiaramente le nuove forme contemporanee di schiavitù. 

Il lavoro è innanzitutto relazione e non la completa coercizione subita da chi del lavoro ha bisogno da parte di chi quel lavoro offre, secondo una logica mercenaria di sfruttamento.

Di fronte a un potere “invisibile” e “anonimo”, la vera sfida e la grande responsabilità sta nell'impegno umano di ciascuno di noi nel prendere conoscenza e consapevolezza dell’oppressione e dello sfruttamento perpetrato da un qualsiasi uomo, gruppo, nazione ai danni di un qualsiasi altro uomo, gruppo, nazione. 

Maggiore sarà il supporto, l’interesse e la solidarietà che saremo capaci di dare, da persone libere di pensare, a quanti sono fatti oggetto di oppressione e di sfruttamento, minore sarà il rischio che quella stessa sorte tocchi a noi e ai nostri figli domani. 

Dobbiamo imparare ad aiutarci per non restare soli quando avremo noi bisogno di aiuto. In una parola quel che è a rischio è la salvezza di noi tutti, la mia e quella dell’operaio costretto a barattare la salute con il lavoro; la mia e quella dell’immigrato costretto ai margini di una società opulenta e indifferente alla sua tragedia umana; la mia e quella del ricercatore fatto oggetto di mobbing per aver denunciato i pericoli di alcuni farmaci, a danno e spese dei pazienti, messi comunque in vendita solo per il tornaconto economico delle aziende farmaceutiche.


Se non comprendiamo che siamo tutti, chi più chi meno, ma in egual misura, sfruttati, oppressi e ingannati, se non rompiamo la catena dell’indifferenza che ci separa dai nostri simili meno fortunati, la miseria di questi diventerà presto la nostra miseria. 

2 commenti:

  1. Caro Antonio, come già in altre occasioni, non posso far altro che concordare, concordare, concordare! L'invito però sembra, purtroppo per molti, incomprensibile. Alienati, distratti, disillusi, ignoranti,incoscienti, condizioni comuni che a livelli diversi ci riguardano, abbiamo coscienza dell incoscienza e nonostante tutto come nel film di matrix " ... io lo so che questa bistecca non esiste ma mi piace lo stesso...". Allora avvolte mi chiedo se il genere umano non deve subire sulla propria pelle le torture di questo sistema per potersi riscattare?

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  2. Caro Antonio, come già in altre occasioni, non posso far altro che concordare, concordare, concordare! L'invito però sembra, purtroppo per molti, incomprensibile. Alienati, distratti, disillusi, ignoranti,incoscienti, condizioni comuni che a livelli diversi ci riguardano, abbiamo coscienza dell incoscienza e nonostante tutto come nel film di matrix " ... io lo so che questa bistecca non esiste ma mi piace lo stesso...". Allora avvolte mi chiedo se il genere umano non deve subire sulla propria pelle le torture di questo sistema per potersi riscattare?

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