Scivoliamo giorno dopo giorno in un sistema di potere
invisibile, impersonale, disumanizzante, che non è meno totalitario di tutte le
dittature monopartitiche moderne, sia quelle fasciste sia quelle comuniste. I
dittatori di tali regimi totalitari assursero al potere o per volontà popolare
o per cospirazione. In ogni modo, essi furono personalmente responsabili delle
loro azioni, buone o cattive. Nelle moderne democrazie, molti politici, dietro
la loro maschera giudiziosa, nascondono un cinismo perverso fatto di crudeltà,
mancanza di coraggio, interesse privato a discapito di quello generale,
manipolazione e offuscamento della verità.
Fare politica oggi è per molti solo l’opportunità di ottenere
grandissimi privilegi, denaro e potere. Per ottenere ciò svendono orgoglio e
dignità, incuranti sia dell’impoverimento della proprio coscienza sia dei danni
enormi che arrecano alla collettività. Così in nome del personale tornaconto si
fanno non solo strumenti “docili” di un potere osceno e anonimo, rappresentato
da coloro che detengono grandi interessi economici e finanziari, ma anche
banditori di un sistema, di un’ideologia, di un apparato che ha finito per
privare – tanto i governanti quanto i governati – della propria coscienza, del proprio
senso comune e, in una parola, della loro vera umanità.
Siamo produttori,
consumatori, elettori, ma non siamo “esseri umani”; ingranaggi, imbrigliati in
un ruolo predeterminato, di una mega macchina il cui unico fine è quello di
estrarre anche quel residuo di umanità che persiste nonostante tutto.
Contro questa «invisibile finzione», messa in scena da un potere
impersonale e disumanizzante, l’unica resistenza possibile sta nella capacità
dell’individuo di risvegliare la propria coscienza e di riconoscere i bisogni
autentici dell’esistenza, contrapposti alla falsa sicurezza di un lavoro senza
diritti che, pur di non perderlo, induce molte persone ad accettare di tutto, persino
a contrabbandarlo con il diritto alla salute.
Non è umano lavorare con sofferenza. Non è umano sottomettere
la propria vita alla spietata logica del profitto, dovendosi meritare e
guadagnare il lavoro, quasi fosse un premio e non un diritto dell’uomo. L'articolo
4 della Costituzione della Repubblica “riconosce a tutti i cittadini il diritto
al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni
cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria
scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o
spirituale della società”.
Il confine tra lavoro che “ci
unge” di dignità e quello che invece ci schiavizza è stato superato ormai
da diversi anni. Qualcuno ha salutato e saluta questo superamento – vedi jobs
act – come indice
di modernità, come segno dei tempi: una rivoluzione copernicana che ha
aperto le porte al futuro del lavoro. Ma a ben vedere in esso si scorgono semmai
sempre più chiaramente le nuove forme contemporanee di schiavitù.
Il lavoro è
innanzitutto relazione e non la completa coercizione subita da chi del lavoro
ha bisogno da parte di chi quel lavoro offre, secondo una logica mercenaria di
sfruttamento.
Di fronte a un potere “invisibile” e “anonimo”, la vera
sfida e la grande responsabilità sta nell'impegno umano di ciascuno di noi nel
prendere conoscenza e consapevolezza dell’oppressione e dello sfruttamento perpetrato
da un qualsiasi uomo, gruppo, nazione ai danni di un qualsiasi altro uomo,
gruppo, nazione.
Maggiore sarà il supporto, l’interesse e la solidarietà che saremo
capaci di dare, da persone libere di pensare, a quanti sono fatti oggetto di
oppressione e di sfruttamento, minore sarà il rischio che quella stessa sorte
tocchi a noi e ai nostri figli domani.
Dobbiamo imparare ad aiutarci per non
restare soli quando avremo noi bisogno di aiuto. In una parola quel che è a
rischio è la salvezza di noi tutti, la mia e quella dell’operaio costretto a
barattare la salute con il lavoro; la mia e quella dell’immigrato costretto ai
margini di una società opulenta e indifferente alla sua tragedia umana; la mia
e quella del ricercatore fatto oggetto di mobbing per aver denunciato i pericoli
di alcuni farmaci, a danno e spese dei pazienti, messi comunque in vendita solo
per il tornaconto economico delle aziende farmaceutiche.
Se non comprendiamo che siamo tutti, chi più chi meno, ma in
egual misura, sfruttati, oppressi e ingannati, se non rompiamo la catena dell’indifferenza
che ci separa dai nostri simili meno fortunati, la miseria di questi diventerà
presto la nostra miseria.
Caro Antonio, come già in altre occasioni, non posso far altro che concordare, concordare, concordare! L'invito però sembra, purtroppo per molti, incomprensibile. Alienati, distratti, disillusi, ignoranti,incoscienti, condizioni comuni che a livelli diversi ci riguardano, abbiamo coscienza dell incoscienza e nonostante tutto come nel film di matrix " ... io lo so che questa bistecca non esiste ma mi piace lo stesso...". Allora avvolte mi chiedo se il genere umano non deve subire sulla propria pelle le torture di questo sistema per potersi riscattare?
RispondiEliminaCaro Antonio, come già in altre occasioni, non posso far altro che concordare, concordare, concordare! L'invito però sembra, purtroppo per molti, incomprensibile. Alienati, distratti, disillusi, ignoranti,incoscienti, condizioni comuni che a livelli diversi ci riguardano, abbiamo coscienza dell incoscienza e nonostante tutto come nel film di matrix " ... io lo so che questa bistecca non esiste ma mi piace lo stesso...". Allora avvolte mi chiedo se il genere umano non deve subire sulla propria pelle le torture di questo sistema per potersi riscattare?
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