I lavoratori francesi protestano contro la riforma del lavoro voluta
dal governo; le mobilitazioni vanno avanti da più di due mesi in tutta la
Francia. E, nonostante i disagi, i sondaggi dicono che oltre 6 francesi su 10
considerano giustificati gli scioperi, mentre 7 su 10 vorrebbero che la legge
fosse ritirata o modificata.
La prima cosa da osservare in proposito è che quando in
Italia è passato il jobs act, i lavoratori l’hanno accettato senza un lamento, con
eroica indifferenza.
Di fronte alla stessa riforma del lavoro si può individuare un
diverso atteggiamento: i lavoratori francesi si incazzano; quelli italiani si sono
fatti fregare e continuano a farsi fregare!
I francesi hanno capito che la legge sulla flessibilità del
lavoro è un ritorno al passato, è una nuova forma di schiavitù. E che grazie al
licenziamento facile gli “oppressori” potranno disporre dei lavoratori come
meglio li aggrada, obbligandoli a fare tutti gli straordinari che vogliono,
pagandoli anche di meno.
I francesi hanno capito che la “dignità” è più importante del “pane” o
del “mutuo da pagare”.
Così ai lavoratori francesi va tutta la mia solidarietà.
Qualunque sarà l’esito della loro protesta, va loro comunque il merito di aver
almeno provato a non restare passivi di fronte alla violenza degli “oppressori”.
Al contrario i lavoratori e i giovani italiani sono incapaci di uscire dal loro
illusorio “cerchio di sicurezza”.
Il constatare questo fatto comporta indiscutibilmente prendere atto della disumanizzazione
di questi ultimi, rispetto all’umanità ancora attiva dei primi.
È infatti vocazione dell’Uomo
ribellarsi all’ingiustizia, all’oppressione, allo sfruttamento per riscattare
la propria umanità rubata. La disumanizzazione è invece restare indifferenti di
fronte al furto di umanità operato dalla classe dominante.
La disumanizzazione non è un destino ineluttabile, ma il
risultato dell’apatia dell’oppresso: “l’arma più potente nelle mani degli
oppressori è la mente degli oppressi”.
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