sabato 28 maggio 2016

Le manifestazioni in Francia contro la riforma del lavoro

I lavoratori francesi protestano contro la riforma del lavoro voluta dal governo; le mobilitazioni vanno avanti da più di due mesi in tutta la Francia. E, nonostante i disagi, i sondaggi dicono che oltre 6 francesi su 10 considerano giustificati gli scioperi, mentre 7 su 10 vorrebbero che la legge fosse ritirata o modificata.

La prima cosa da osservare in proposito è che quando in Italia è passato il jobs act, i lavoratori l’hanno accettato senza un lamento, con eroica indifferenza.

Di fronte alla stessa riforma del lavoro si può individuare un diverso atteggiamento: i lavoratori francesi si incazzano; quelli italiani si sono fatti fregare e continuano a farsi fregare!

I francesi hanno capito che la legge sulla flessibilità del lavoro è un ritorno al passato, è una nuova forma di schiavitù. E che grazie al licenziamento facile gli “oppressori” potranno disporre dei lavoratori come meglio li aggrada, obbligandoli a fare tutti gli straordinari che vogliono, pagandoli anche di meno. 

I francesi hanno capito che la “dignità” è più importante del “pane” o del “mutuo da pagare”.

Così ai lavoratori francesi va tutta la mia solidarietà. 

Qualunque sarà l’esito della loro protesta, va loro comunque il merito di aver almeno provato a non restare passivi di fronte alla violenza degli “oppressori”. 

Al contrario i lavoratori e i giovani italiani sono incapaci di uscire dal loro illusorio “cerchio di sicurezza”.

Il constatare questo fatto comporta indiscutibilmente prendere atto della disumanizzazione di questi ultimi, rispetto all’umanità ancora attiva dei primi. 

È infatti vocazione dell’Uomo ribellarsi all’ingiustizia, all’oppressione, allo sfruttamento per riscattare la propria umanità rubata. La disumanizzazione è invece restare indifferenti di fronte al furto di umanità operato dalla classe dominante.


La disumanizzazione non è un destino ineluttabile, ma il risultato dell’apatia dell’oppresso: “l’arma più potente nelle mani degli oppressori è la mente degli oppressi”.

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