domenica 4 gennaio 2015

MA RENZI DA CHE PARTE STA?

Non sta certamente dalla parte dei lavoratori, dei disoccupati, dei giovani, dei più deboli. Sta più verosimilmente dalla parte di Berlusconi e di Verdini, vedi Patto del Nazzareno; sta dalla parte della Confindustria, vedi “jobs act”. È contro la democrazia, vedi “italicum” e abolizione del Senato. È contro la Costituzione perché di fatto la stravolge, peraltro con un Parlamento delegittimato dalla sentenza della Corte costituzionale, con l’obiettivo di dare al presidente del Consiglio “poteri padronali”, dando così corpo a un vecchio sogno di Silvio Berlusconi. E quello che non riuscì a questo da destra sta riuscendo a quello da sinistra, a conferma della tesi che dal 1996 ad oggi la sinistra al potere è stata la vasellina per metterlo ben bene nel culo degli italiani. L’alternanza destra e sinistra è servita al solo scopo di far passare quelle riforme che la destra non avrebbe mai potuto concretizzare senza l’ausilio della sinistra. Secondo quel vecchio detto toscano, è ormai chiaro a coloro che non hanno gli occhi foderati di prosciutto che destra e sinistra al potere in Italia sono come i “ladri di Pisa”, che di giorno litigano e la notte vanno insieme a rubare.
Ad ennesima prova che Renzi sia il degno delfino di Berlusconi – vale ovviamente per coloro che si ostinano a credere ancora nell’esistenza di babbo natale – servano le cinque righe inserite a Natale da Palazzo Chigi, mentre gli italiani erano occupati a scartare i regali.
Ebbene, quelle cinque righe – inserite alla chetichelle mentre, ripeto, gli italiani erano in tutt'altre faccende affaccendati – non solo depenalizzano i reati tributari, ma “graziano” l’ex cavaliere, interdetto dopo la condanna Mediaset. Una manina di Palazzo Chigi – approfittando della distrazione delle vacanze natalizie – ha infilato il decreto.
Procediamo per ordine. 
Nell'agosto del 2013, Berlusconi è stato condannato a 4 anni per frode fiscale. Sebbene tale sentenza gli sia costata pochissimo sul piano penale, mezza giornata a settimana a Cesano Boscone per nove mesi, sul piano politico ne aveva decretato la fine: 2 anni di interdizione dai pubblici uffici, 6 anni di ineleggibilità e decadenza immediata da senatore in base alla legge Severino. Ma poiché – si sa – la provvidenza di manzoniana memoria opera sempre a favore dei poveri perseguitati, ecco farsi avanti un codicillo-colpo di spugna che fornisce il modo di spezzare il circolo che aggiunge male al male per il povero Berlusconi. Il codicillo in questione all’art. 19-bis dispone che i reati fiscali di evasione e frode sono depenalizzati se l’Iva o l’imposta sul reddito evasa non supera il 3% rispettivamente dell’imposta sul valore aggiunto o dell’imponibile dichiarato.
Ora, Berlusconi è stato condannato per aver frodato il fisco per 7,3 milioni, di cui 4,9 sul bilancio Mediaset del 2002 e 2,4 su quello del 2003. Mettiamo da parte la circostanza che la vera evasione ai danni del fisco italiano è ben più alta e ammonta a 368 milioni di dollari: una frode fiscale, perpetrata fra il 1995 e il 1998, attraverso film comprati dalle major americane a prezzi gonfiati e rimbalzati su una serie di società offshore occultamente controllate da Berlusconi e/o dai suoi prestanome, e caduta in prescrizione. Ma, a quanto pare, nonostante le leggi ad personam finalizzate a salvare l’ex cavaliera dalla mannaia della giustizia (falso in bilancio, condoni fiscali ed ex-Cirielli), sono rimasti gli ultimi scampoli degli effetti fiscali “spalmati” sugli ammortamenti delle due annualità contabili (2002 e 2003). 
Ora, poiché negli anni 2002 e 2003 Mediaset ha dichiarato un imponibile rispettivamente di 397 e di 312 milioni, ne consegue che la frode perpetrata di 4,9 e 2,4 milioni corrisponda all’1,2 e allo 0,7% dell’imponibile, ben al di sotto della soglia del 3% di non punibilità.
Il principio del “favor rei” (art. 2 CP) stabilisce che nessuno può essere assoggettato ad una sanzione per un fatto che, secondo una legge posteriore, non costituisce più una violazione punibile. È d’uopo precisare che prima del 1997 il principio del favor rei in materia fiscale e finanziaria non valeva (legge fascista 4/1929), con la norma fiscale n. 507/1999, il centrosinistra la cancellò. Grazie a tale norma illustri personaggi del calibro di Romiti, De Benedetti e Passera, condannati in via definitiva per falso in bilancio, dopo la depenalizzazione del “falso in bilancio” voluta da Berlusconi nel 2003, poterono avocarla a se e chiesero un “incidente di esecuzione” alla Corte d’appello, che non poté che revocare le loro condanne. Così quello che è valso per Romiti, De Benedetti e Passera non potrà non valere anche per Berlusconi che non potrà non ottenere la cancellazione della sua, per una frode che non è più reato.
Ergo, se evapora la condanna, spariscono anche la decadenza, l’ineleggibilità e l’interdizione. E questo significa che alle prossime elezioni Berlusconi potrà ricandidarsi, dopo essere stato mondato di tutti i suoi peccati.
Ah, dimenticavo. La provvidenziale manina è quella di Renzi: il decreto è passato al vaglio del dipartimento affari giuridici della Presidenza del Consiglio, guidato dalla renzianissima Antonella Manzione, ex capo dei vigili urbani di Firenze.
Quando si dice che la legge viene interpretata per gli amici e applicata per tutti gli altri coglioni.

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