IN NOME DELLA CRISI SI SVENDONO I DIRITTI
Chi sa cosa sia esattamente il TTIP?
TTIP è l’acronimo di Transatlantic Trade and Investment Partnership (Trattato Transatlantico per il commercio e gli investimenti); un enorme patto economico su cui stanno trattando da un anno e mezzo Europa e Stati Uniti per scambiarsi più merci, tra cui anche prodotti alimentari, e servizi e che dovrebbe concludersi proprio quest’anno, nel 2015.
Gli industriali italiani lo considerano una grande opportunità: il TTIP potrebbe far nascere la più grande area di libero scambio del mondo; niente più dazi, niente più confini commerciali tra Europa e Usa. È stato calcolato che l’accordo produrrà un aumento delle esportazioni del 28%, con un aumento del PIL per l’Unione Europea dello 0,5% (120 miliardi l’anno) e dello 0,4% per gli Stati Uniti (90 miliardi). Confindustria prevede per l’Italia un aumento dell’export di 2 miliardi, con evidenti ripercussioni sull'occupazione.
Gli scettici, invece, lo descrivono come un’apocalisse: tutto ciò rischia di avere un costo elevato sul piano dei diritti e della tutela dei consumatori. Insieme alle barriere tariffarie salterebbero anche una parte del sistema di tutele europee, leggi, controlli e standard minimi richiesti per la circolazione dei prodotti. Una misura che potrebbe avere ripercussioni enormi innanzitutto sul settore agroalimentare che gli Usa considerano strategico.
Un fatto però è certo, al momento nessuno sa bene cosa sia effettivamente il TTIP e sulle trattative in corso e gli accordi finora raggiunti vige la massima segretezza.
Il negoziato TTIP, lanciato ufficialmente nel luglio 2013, è stato portato avanti in modo opaco e segreto dalla Commissione europea e dall’Amministrazione statunitense. Forse perché disegna un quadro di pesante deregolamentazione, dove l’obiettivo principale non saranno tanto le barriere tariffarie, già abbastanza basse, ma quelle non tariffarie, che riguardano proprio gli standard di sicurezza e di qualità, aspetti sostanziali della vita di tutti i cittadini? Insomma, forse perché è più prudente non anticipare alle vacche che saranno trasportate al macello?
Gli aspetti sostanziali della vita di ciascun cittadino riguardano l’alimentazione, l’istruzione e la cultura, i servizi sanitari, i servizi sociali, le tutele e la sicurezza sul lavoro, e con l’alibi di un’omogeneizzazione delle normative e la falsa illusione di risollevare l’economia dell’Europa dalla stagnazione, si assisterà ad una progressiva corsa verso il basso in cui saranno i cittadini e l’ambiente a farne principalmente le spese in un processo che porterà alla progressiva mercificazione di servizi pubblici e di beni comuni.
E, se così non fosse, perché allora tutto è stato tenuto sotto traccia? Perché le trattative sono state condotte a porte chiuse, sotto la forte pressione delle lobby delle industrie private senza un coinvolgimento efficace dei Parlamenti e del Congresso e senza che i cittadini fossero adeguatamente informati?
Non credo che la maggior parte degli europei e in particolare degli italiani sarebbero contenti di ignorare se il pollo sulle loro tavole è stato o meno igienizzato con il cloro, la bistecca succulenta nei loro piatti è stata trattata o meno con ormoni e antibiotici, se i prodotti geneticamente modificati entrano tranquillamente nella loro dieta quotidiana. E sebbene tutti i negoziatori europei al momento lo neghino, in pratica è questo il rischio che ciascuno di noi correrà con il TTIP.
La posta in gioco per la nostra sicurezza è troppo alta e la pressione delle imprese per accelerare le cose è troppo forte per permettersi di non mantenere alta la guardia.
Ma il TTIP non riguarda solo il settore alimentare. Le conseguenze del TTPI riguardano anche il settore dei servizi pubblici (salute, scuola, acqua), con l'intento di immolarli sull’altare della competitività; dell’ambiente, in quanto rimuovendo il principio di precauzione, potrebbe facilitare l’eliminazione di regolamenti ambientali, promuovendo anche in Europa l’introduzione del fracking e l’uso di sostanze chimiche pericolose per le acque sotterranee finalizzato allo sfruttamento di gas e petrolio di scisto.
Sarebbe insomma il trionfo della liberalizzazione competitiva. Ogni settore dell’economia suscettibile di creare profitto sarebbe sotto attacco delle grandi imprese transnazionali: privatizzazione della sanità e dell’istruzione; privatizzazione dell’acqua. In particolare, le compagnie americane sono seriamente intenzionate a ottenere l’accesso ai sistemi sanitari pubblici europei, che si presentano come vasti mercati in attesa di essere sfruttati. I servizi sanitari, servizi medici (tra cui ostetricia e fisioterapia) e servizi odontoiatrici sono tutti inclusi nei negoziati TTIP. E, oltre alla prospettiva di consegnare i servizi pubblici a società con scopo di lucro, uno degli effetti più insidiosi degli accordi di libero scambio è che per i paesi diventa di fatto impossibile ripristinare i servizi pubblici una volta privatizzati, in quanto a vigilare sulla corretta applicazione del Trattato ci sarebbe un Arbitrato internazionale privato, le cui decisioni saranno prevalenti sulle leggi nazionali e, quindi, alle stesse sentenze dei tribunali.
Insomma le élite economiche mondiali agiscono sulle classi dirigenti politiche che governano l’Europa e gli Stati Uniti per erodere il funzionamento delle istituzioni democratiche e generare un nuovo mondo nel quale i privilegi delle multinazionali avrebbero forza di legge e legherebbero completamente le mani dei governanti. Infatti, il TTIP, impermeabile alle alternanze politiche e alle mobilitazioni popolari, si applicherebbe per amore o per forza, giacché le sue disposizioni potrebbero essere emendate solo con il consenso unanime di tutti i paesi firmatari.
Se la sinistra in Europa non si sveglierà, assisteremo presto alla nascita di un nuovo corso della storia, dominato da un impero economico capace di dettare le proprie condizioni anche al di fuori delle sue frontiere e di piegare la politica ai propri interessi a spese della stragrande maggioranza. E questo significherebbe la fine della democrazia e con essa la fine dei diritti.
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