sabato 10 gennaio 2015

L’IMPOVERIMENTO DELL’ESISTENZA UMANA E LA NECESSITÀ DI UN NEMICO 

Vediamo crescere ogni giorno di più il disagio dei giovani, dei vecchi, delle famiglie, dei lavoratori; il sintomo di un malessere generale permea ormai ogni aspetto della nostra società "occidentale". Un fenomeno questo che dovrebbe indurci a interrogarci su che cosa si basi la nostra società e su quali siano le cause delle paure che ci portano a rinchiuderci in noi stessi, ma troviamo più sensato scaricare sulla figura del nemico tutto il nostro malessere esistenziale profondo.

Per esempio, i problemi dei più giovani sono il segno più visibile della crisi della cultura occidentale fondata sulla promessa del futuro come redenzione laica, ma non vogliamo dircelo: ammetterlo significherebbe ammettere il fallimento dei valori sui quali è stata fondata la nostra società dominata dal modello consumistico del mercato, dove la nuova religione del dio denaro si è sostituita a Dio.
 
La nuova religione del capitalismo ha fatto strame dei diritti, della democrazia, della solidarietà; ha plasmato intere generazioni a collettività informi, dentro cui il senso di vulnerabilità sperimentato dal singolo è deriso e sottaciuto da una implicita spinta all'essere forti e sempre all'altezza: vietato essere timidi, vietato essere poeti! Al motto «è utile solo ciò che produce profitto» uccide quanto di più umano v’è nell’uomo, dimenticando o ignorando che eliminando la gratuità e l’inutile, difficilmente l’homo sapiens potrà rendere più umana l’umanità.

Il 7 gennaio scorso due uomini armati di fucili da guerra sono entrati nella redazione del settimanale satirico francese Charlie Hebdo, a Parigi, e hanno aperto il fuoco uccidendo dodici persone e ferendone undici, quattro in modo grave, dopo che il giornale aveva pubblicato una vignetta satirica su Maometto. 

L'opinione della maggioranza delle testate giornalistiche e televisive è che colpendo la redazione del settimanale satirico francese, i terroristi islamici hanno voluto attaccare i diritti e le libertà dei paesi democratici.
 
C’è qualcosa che non torna, devo aver perso qualche passaggio. Prima ancora dei terroristi, a mettere in ginocchio il sistema della tutela dei diritti democratici è stato il sistema finanziario e capitalistico che, allo scopo di massimizzare il valore estraibile dagli esseri umani, ci sta facendo arretrare tutti al tempo dei padroni delle “ferriere”.

Un documento di qualche mese fa della JP Morgan, una delle maggiori banche d’affari del mondo, affermò impunemente che le Carte fondamentali dei paesi del Sud Europa “mostrano una forte influenza delle idee socialiste” e impediscono di prendere i provvedimenti necessari, come eliminare le tutele dei lavoratori e “la licenza di protestare”. Ogni riferimento alla “Costituzione italiana” è puramente casuale.
 
Non ricordo o non so di alcun uomo politico, nessuna importante testata giornalistica o televisiva che abbia puntato l’indice contro un attacco così palese e sfrontato ai diritti e alle libertà dei paesi democratici da parte di un'importante istituzione bancaria e finanziaria che in fatto di affari non ha certo brillato per oculatezza e lungimiranza. Non credo proprio che un gruppetto di rampanti fighetti, che tra un cocktail party, una tartina ed una gita in yacht, farfugliano di costi del lavoro e di salari e che quando le cose van bene portano i loro guadagni nei paradisi fiscali e quando le cose van male spalmano le loro perdite sulla collettività, abbiano il diritto di parlare di democrazia e diritti. Essi guardano solo ai loro interessi e tutto il resto è relativo. 

La JP Morgan, già salvata dal fallimento negli anni 80, poco dopo lo scoppio della crisi ha ricevuto ben 25 miliardi di dollari dal governo americano. Quindi ha fatto tremare i mercati ammettendo una perdita di due miliardi di dollari causata dai traffici con gli strumenti derivati, sebbene molti analisti finanziari sospettino che le perdite reali nascoste nei suoi bilanci fossero molto più elevate. 

Ci si aspetterebbe che quei rampanti fighetti fossero almeno cacciati a calci nel culo, se non schiaffati in galera. No! Al contrario, ancora una volta, questi veri “terroristi”, hanno potuto contare sul sostegno della politica, che alacremente lavora perché i loro sogni diventino realtà.

Dicevo della necessità del nemico per dare un senso al nostro disagio esistenziale. Ebbene, cosa può esserci di più provvidenziale, in tempi difficili di depressione economica, dell'avere un nemico? 

La storia insegna che la figura del nemico è stata sempre funzionale a distrarre il popolo dalle colpe e dai problemi reali. 

Si comincia con i media che, in accordo con i governi, offrono un'immagine stereotipata, semplificata e negativa delle altre persone e degli altri gruppi, al fine di favorire nell'opinione pubblica il rafforzamento del noi (in chiave straordinariamente positiva) contrapposto a loro (in chiave fortemente negativa). 

Così, ancor prima di comprendere le ragioni da cui scaturisce il “terrorismo”, lo si condanna tout court, lo si connota di ogni negatività. E nel gioco dell’esclusione e dell’inclusione anziché favorire la pace si prepara la guerra dell’uno contro l’altro. Per combattere le attività terroristiche nel territorio si giustificano la violenza e si sovvertono la costituzione e i diritti. E se si osa criticarne i metodi, allora vuol dire che sei dalla parte dei terroristi e perciò senza neanche un mandato puoi essere messo sotto sorveglianza. Il mantenimento dell’ordine e della sicurezza divengono prevalenti alla libertà d’espressione e d’opinione.

E quando gli apparati dello stato e della polizia si focalizzeranno alla tutela degli interessi di un gruppo a scapito dell’altro, in nome della sopravvivenza della propria civiltà non esisterà limite umano alla violenza e alla degenerazione, perché tutto rientrerà nella disumanità dell’organizzazione posta in essere proprio per estirpare quel male, da cui neppure il gruppo tutelato sarà risparmiato, giacché quella stessa logica organizzativa per perpetuarsi non potrà che necessariamente produrre valori disumani.   

1 commento:

  1. Grazie antonio che con il tuo impegno contribuisci a consolidare quella capacità critica ed analitica che serve per non farsi annichilire dagli eventi. Continua così. Un caro saluto

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