Il caso De Magistris è un classico esempio di manipolazione
dell’informazione e di distorsione dei fatti nel nostro Paese. Poiché questo
avviene ormai quotidianamente, sarebbe giunto il momento di preoccuparsi sul
serio sulla tenuta della democrazia in Italia. Le vere notizie non stanno più
sui giornali, non si sentono in TV. Le vere notizie ce le dobbiamo fare noi
attraverso la rete, la stampa internazionale, la ricerca e il riscontro di
fatti. Ma questo, la maggioranza degli italiani non lo fa; nel
mondo dell'informazione, la centralità della televisione è ancora fuori
discussione: l'80,9% degli italiani la utilizza come fonte.
Considerato ora che chi possiede e controlla le televisioni e
le testate giornalistiche a maggior diffusione in Italia sono gruppi di potere
legati alle logge massoniche P2, P3, P4 (leggasi Gelli, Berlusconi, Bisignani, Verdini,
Gianni Letta, ecc.), appare chiaro come questa élite di individui operi
esclusivamente nel proprio interesse, prendendo “per il culo” la maggioranza
degli italiani. Sebbene la massoneria sia un ordine iniziatico che ha per scopo
il perfezionamento dell’individuo, quelle della P2, P3, P4 sono più volgarmente
sette segrete – assimilabili a cosche mafiose – che si prefiggono velleitariamente
lo scopo di comandare il popolo, tramite la manipolazione ed emanazione di
leggi a vantaggio di pochi e a danno di tutti gli altri.
Se si aggiunge poi l’indole della maggioranza degli
italiani, riassunta sagacemente dal grande Eduardo De Filippo nell'opera
“Peppino Girella”, che narra le vicissitudini di una famiglia napoletana caduta
in rovina in seguito alla perdita di lavoro di Andrea Girella e che si adatta
ad ogni situazione pur di continuare a campare. Quando il protagonista Andrea,
stanco dei mille soprusi, si lascia andare ad un monologo: «Ci negano il diritto della vita? È cos 'e
nient. Ci tolgono l'aria? È cos 'e nient. A furia 'e ricer è cos 'e nient,
siamo diventati due cos 'e nient», sembra rappresentare lo spirito e il
carattere della maggioranza del popolo italiano.
Ci tolgono ogni tutela e diritto sul posto di lavoro, trovandoci
disoccupati da un giorno all’altro: È cos
'e nient. I ricchi possono curarsi, mentre tutti gli altri devono
rassegnarsi a crepare, per mancanza di reddito, come sta accadendo in Grecia: È cos 'e nient. La giustizia è clemente
con i potenti, ma inflessibile per tutti tutti gli altri: È cos 'e nient. A scuola potranno andarci solo i figli dei ricchi
mentre i nostri figli pasceranno nella totale ignoranza, secondo il detto che è
molto più facile governare un popolo di ignoranti: È cos 'e nient … ecc. ecc.
Il disegno comincia ad apparire chiaro nella sua trama, ma
gli italiani fanno ancora fatica a vederne l’ordito o forse non vogliono
vederlo. Viviamo circondati dalla monnezza materiale e morale e nessuno fa niente
per denunciare questo stato di cose. Come se occuparsi delle cose del paese
fosse un inutile trastullo, quando ci sono cose più serie nella vita: la
tappezzeria di casa, le vacanze, l’ultimo cellulare, ecc. ecc.
D'altronde cosa ci si può attendere in un Paese nel quale soltanto
il 20 per cento della popolazione adulta italiana possiede gli strumenti minimi
indispensabili di lettura, scrittura e calcolo necessari per orientarsi in una
società contemporanea? A ben vedere rappresentano un partito di minoranza.
Dopo l’amara premessa, vengo alla questione De Magistris.
Cosa si evince dalla maggioranza dei quotidiani e dei
network televisivi? Si evince che De Magistris è stato condannato a 15 mesi di
reclusione per “abuso d’ufficio” nel corso dell’inchiesta Why Not e che, al
pari di Berlusconi, in violazione della legge Severino non intende dimettersi e
accusa i giudici di aver proferito una sentenza ingiusta. I garantisti a
corrente alternata, sono ora diventati giustizialisti e vogliono la testa di De
Magistris. Inaccettabile la logica dei due pesi e le due misure, ha proferito
Maurizio Lupi.
Andiamo con ordine.
Quale corte ha condannato De Magistris? La corte che lo ha condannato
è la decima sezione penale del tribunale di Roma per i fatti risalenti al 2007,
quando De Magistris era pm a Catanzaro e conduceva l’indagine «Why not». L’inchiesta
riguardava l’uso illecito di fondi europei per la formazione professionale in Calabria.
Significa qualcosa il fatto che Nitto
Palma sia stato uno dei pm di punta della procura di Roma, prima di
diventare amico di Cesare Previti (l'ex ministro oggi pregiudicato) e sbarcare
in parlamento nel 2001, segnalandosi subito per un tentativo di resuscitare
l'immunità parlamentare totale e che oggi è il presidente della commissione
giustizia del Senato? I giudici di Milano avrebbero emesso la stessa sentenza?
Il termine dell’inchiesta Why Not deriva dal nome di una
società di outsourcing di Lamezia Terme, la cui finalità era quella di fornire
alla regione lavoratori specializzati nel settore informatico. Nel corso delle
indagini, De Magistris non solo scopre che intorno a questa società di
outsourcing vi era un vero e proprio “comitato d'affari” che gestiva
illegalmente i fondi europei: soldi destinati allo sviluppo della Calabria,
usati invece per favorire l'apparato politico-amministrativo con pratiche
clientelari, come l'assunzione di lavoratori raccomandati dai politici, oppure
versando somme per la campagna elettorale delle regionali 2005.
Scopre altresì un gruppo di potere trasversale, tenuto
insieme da una loggia massonica coperta, giornalisticamente nota come “La
Loggia di San Marino”, che avrebbe influito sulle scelte di amministrazioni
pubbliche per l'utilizzo dei finanziamenti e dell'assegnazione di appalti
pubblici.
In un Paese serio un uomo del genere verrebbe magnificato,
esaltato. Nel nostro invece viene messo sotto accusa per aver osato toccare i
gangli di un potere marcio e corrotto.
Paragonare la furia di De Magistris a quella di Silvio
Berlusconi contro le toghe rosse non è solo mistificatorio ma disonesto. Se
solo De Magistris avesse distolto o allontanato lo sguardo dalle notizie di
reato che lo portarono ad indagare e conseguentemente scandagliare i santuari
proibiti calabresi e lucani, la sua carriera politica sarebbe stata più rapida e fulgida, anziché essere costretto a difendersi da un’orda di giornalisti che come cani
famelici lo azzannano solo per aver fatto il suo dovere..
È triste constatare per l’ennesima volta come nel nostro
Paese chi come Falcone, Borsellino, Scarpinato, Ingroia, De Magistris conosce
fatti, circostanze e segreti di pezzi importanti delle istituzioni e personaggi
infedeli sia sempre messo nella condizione di non nuocere. E se il tritolo non
può essere utilizzato, ecco che si ricorre alla “macchina del fango”, alla
giustizia addomesticata al servizio delle logge massoniche deviate.
Ci sono azioni che non si perdonano. Ci sono affronti che
devono essere puniti. Ci sono condotte imperdonabili. E De Magistris ha
commesso tutti questi peccati. Lo sapeva che prima o poi il conto sarebbe stato
presentato, puntuale come una cartella esattoriale di Equitalia. Quando pensi
che il fisco si sia dimenticato di te, ecco che il postino suona alla tua
porta. E il postino ha suonato alla porta di De Magistris, condannandolo non
“per abuso d’ufficio” che non c’è, ma per aver osato sfidare i poteri forti di
questo esaltante e miserabile Paese.
L’abuso d’ufficio è la parolina magica che nasconde la nefandezza
di un potere marcio e corrotto.
Chiedere le dimissioni di De Magistris, paragonandolo a
Berlusconi, è come esigere che un cardiochirurgo di fama mondiale, come lo fu DeBakey,
non operi più perché come Jack lo squartatore lo hanno trovato con le mani
sporche di sangue.
Il saggio indica la luna, lo stolto guarda il dito. Fondi
europei, destinati al futuro dei giovani d'Italia, scippati invece dai partiti
e dalla criminalità organizzata, destano meno orrore del rifiuto di De
Magistris di dimettersi dall'incarico di sindaco della città di Napoli dopo la
condanna di “primo grado”. Per i garantisti a “corrente alternata” non vale ora
l’attesa della sentenza definitiva.
I prezzolati giornalisti al soldo dei
potenti perché non approfondirono il motivo per il quale l'inchiesta Why Not fosse avocata senza motivo a De Magistris?
Eppure quella si era una notizia: un pm svela scenari inquietanti: intrecci
perversi tra criminalità organizzata, politica e logge massoniche; fondi europei distratti altrove; la terza Commissione del Csm che propone il trasferimento di De
Magistris a Napoli come sostituto procuratore. E nessun giornale, nessun network
televisivo ne fa la notizia del secolo. Sarebbe stato logico pensare ad un
complotto ordito da “poteri forti deviati” per fermare l’indagine di De
Magistris. Dodici indagati e più della metà sono nomi eccellenti: il senatore
del Pdl Giancarlo Pittelli, ben sei magistrati di Catanzaro, l’ex
sottosegretario di governo Giuseppe Galati (Udc).
Il procuratore della Repubblica di Catanzaro, Vincenzo
Antonio Lombardo, revoca l'inchiesta all'ex pm, dopo che questi aveva iscritto
nel registro degli indagati Pittelli (senatore Pdl), cui era legato da vecchia
amicizia, e questo non desta quel clamore che una circostanza del genere dovrebbe invece provocare.
L’informazione è uno dei pilastri fondamentali di ogni
sistema democratico. Non può esistere una compiuta democrazia senza cittadini
informati sulla cosa pubblica e non esistono cittadini informati senza
un’informazione adeguata che provveda ad informarli. In Italia, l’informazione
non è negata: è “inadeguata” e "distorta".
Il compito dei nostri giornalisti dovrebbe essere quello di
agire come cani da guardia dei diritti dei cittadini e il loro ergersi a
contraltare del potere politico. Nella maggioranza dei casi, salvo rare
eccezioni, sono “apologeti”, difensori del potere costituito.
Il mezzo televisivo racconta il mondo per immagini; l'uso
prevalente dell'immagine nella narrazione dei fatti ha progressivamente ridotto
la capacità di astrazione, tipica della specie umana, sostituendo al linguaggio
concettuale quello percettivo. La televisione, insomma, ha prodotto una vera e
propria “mutazione antropologica” che ha determinato il prevalere del vedere
sul parlare e sul capire: tutto ciò che è filmabile e traducibile in immagini è
reale; tutto il resto è irrilevante. Parafrasando Hegel, potremmo dire: “tutto
ciò che è televisivo è reale; tutto ciò che non è televisivo non è reale”. Ma a
ben vedere, il vanto della televisione di mostrare la realtà, per quel che è, è
assolutamente “velleitario”: anche un’immagine può mentire per quel che sceglie
di mostrare e quel che sceglie invece di nascondere. Questo passaggio dal linguaggio concettuale a quello percettivo non poteva non ripercuotersi sulla qualità dell’opinione pubblica e conseguentemente sulla
qualità della democrazia. Concetti come giustizia, legalità, diritto sono
concetti astratti difficilmente traducibili in immagini e pertanto poco
efficaci a scuotere le coscienze. Per esempio, attraverso il circo mediatico le masse si mobilitarono spontaneamente
davanti alla clinica privata di Udine, dov'era stata ricoverata Eluana Englaro,
in coma da diciotto anni, con bottigliette d’acqua e persino pane e mortadella
per salvarla dalla morte per sete e fame. In tutta Italia furono organizzate manifestazioni, veglie di preghiera,
processioni. Silvio Berlusconi, ispirandosi al film di Pedro Almodovar “Parla
con lei”, dichiarò persino che Eluana Englaro era una donna in grado di portare avanti
una gravidanza e di partorire un figlio. La stessa mobilitazione non ci fu quando la
sezione disciplinare del Csm dispose il trasferimento di De Magistris da
Catanzaro e dalla funzioni di pm.
Che il Csm avesse scritto una pagina ingiusta
nei confronti di un magistrato che non ha fatto altro che esercitare il “proprio
dovere”, applicando l'articolo 3 della Costituzione sull'uguaglianza dei
cittadini di fronte alla legge, lo avvalora la circostanza che l’allora
presidente del Csm era Nicola Mancino, oggi indagato nella “trattativa stato
mafia”, per essere stato a quel tempo Ministro degli Interni.
È evidente che De Magistris legga, e con lui anch’io, la
condanna per un ridicolo “abuso d’ufficio” come la punizione per aver pestato i
calli a chi non doveva pestarli: la sentenza emessa dalla decima sezione penale di
Roma è francamente iperbolica ed equivale a multare per eccesso di velocità un
pilota alla 24 ore di Le Mans.
La Legge Boato del 2003 dispone che senza autorizzazione
della Camera alla quale appartiene nessun membro del Parlamento può essere
sottoposto ad intercettazione. L’abuso
d’ufficio scaturirebbe pertanto dall'aver disposto intercettazioni e rielaborazioni dei
dati telefonici degli allora senatori e deputati Prodi, Giuseppe Pisanu,
Francesco Rutelli, Domenico Minniti, Clemente Mastella, Sandro Gozi, Antonio
Gentile e Giancarlo Pittelli senz’avere prima ottenuto dal Parlamento
l’autorizzazione.
L’intercettazione
telefonica rappresenta una fase importante del processo investigativo,
volta al conseguimento di prove, indispensabili per il proseguimento delle
indagini. Mettiamo ora che un pm disponga l’intercettazione del signor A, il quale
telefona ai signori B, C, D, E, F, … ecc.; i quali, a loro volta, chiamano il
sig. A, l’indagato. Avremo un flusso di comunicazione in entrata e in
uscita, riferito all’utenza telefonica dell’indagato. Se l'indagato è noto, gli interlocutori B, C, D, E, F, … ecc. sono noti solo per il numero telefonico; restano anonimi fintantoché la compagnia telefonica non associa a quel numero il rispettivo utente.
Così nel 2007 Genchi, consulente tecnico incaricato da varie
procure italiane di svolgere intercettazioni telefoniche, acquisisce, su mandato del pm De Magistris, i tabulati
telefonici dalle compagnie telefoniche, del traffico in entrata e uscita, riferiti
alle utenze degli indagati.
Schrödinger, per dimostrare i limiti della fisica
quantistica, ideò il “paradosso del gatto”. Ipotizzò un gatto chiuso in una
scatola con una pistola attivabile dalle radiazioni di un atomo di uranio.
Poiché secondo la fisica quantistica non si può sapere quando l’atomo emetterà
radioattività attivando la pistola e uccidendo il gatto, sapremo se il gatto è
vivo o morto solo quando apriremo la scatola. Ebbene, secondo la decima sezione
penale di Roma, De Magistris avrebbe dovuto sapere, prima ancora di acquisire i
dati dalla compagnia telefonica, che i numeri telefonici afferenti alle utenze
telefoniche degli indagati riguardavano onorevoli e senatori. Insomma, doveva
sapere ancor prima di aprire la scatola se il gatto fosse vivo o morto.
Da qui
l’accusa di “abuso d’ufficio”, avendo acquisito le utenze telefoniche senz’aver
prima chiesto al Parlamento il permesso di usarle, violando così la legge Boato
e l’immunità dei parlamentari. Ma come poteva chiedere l'autorizzazione se non sapeva ancora che quei numeri telefonici facevano capo a deputati e senatori?
Se De Magistris è colpevole, è colpevole di credere donchisciottescamente
che la legge debba essere uguale per tutti!