Il titolo riportato su “Il Fatto Quotidiano” – “MacchéCostituzione violata. Non sanno di cosa parlano” – è una forzatura rispetto al
contenuto dell’articolo, volta ad attribuire ad un costituzionalista del calibro
di Gustavo Zagrebelsky valutazioni e giudizi che non sono affatto in rotta di
collisione con quanto affermano altri costituzionalisti.
È una visione inedita
quella di Marco Travaglio che ultimamente ha assunto uno stile militante e una
retorica partigiana a favore del governo Conte.
All'intervistatrice (Silvia Truzzi) che domanda al professor
Zagrebelsky se ritenga che il governo abbia “usurpato poteri non concessi”, è
ovvio che la risposta sia negativa. Ma questo lo avevo anticipato anch'io nel
blog “perché i dpcm sono incostituzionali”. Disponendo di logica si può certo essere in grado di distinguere una proposizione vera da una
falsa, senza dover essere necessariamente esperti in questo o quel campo.
Riporto integralmente il testo:
“Qualcuno dirà che il D.Lgs. del 23 febbraio 2020, n. 6,
convertito, in seguito, nella Legge 5 marzo 2020, n. 13, ha adempiuto
sufficientemente ed adeguatamente al ruolo di fonte primaria attributiva della
potestà normativa dei Dpcm, resta però il fatto che l’emergenza non può di
fatto espandersi a tal punto da andare oltre il “minimo costituzionale”. La
conseguenza sarebbe che un puro atto amministrativo travalica il potere
costituente, ovvero quello sul quale un popolo erige il proprio ordinamento
giuridico”.
E dunque la risposta del professore non può che essere: “Il
governo non ha usurpato poteri non concessi”, traendo la sua legittimità dal
decreto legge numero 6 di febbraio.
Ma in un altro punto dell’intervista – perché un articolo
bisogna leggerlo tutto, senza fermarsi al titolo –, quando l’intervistatrice chiede
al professore se non gli pare che il Parlamento sia stato emarginato, la sua
risposta è:
“In un certo senso sì, perché una grande questione nazionale come è
questa meriterebbe dibattiti e deliberazioni d’alto livello, appelli alla
solidarietà nazionale, dimostrazioni di consapevolezza della gravità del
momento, insomma ciò che ci si aspetterebbe dai nostri “eletti”. La sede
naturale è il Parlamento. Se il Parlamento (o meglio alcune forze politiche)
lamenta l’emarginazione, la imputi a sé stesso che ha votato l’autorizzazione
con una sua legge. In ogni caso, il Parlamento dispone in qualunque momento di
strumenti per aprire dibattiti e confronti, per modificare ed eventualmente
anche per togliere al governo ogni potere e riprenderselo. Se vuole e può, lo
faccia. Ma mi pare piuttosto che si preferisca litigare per mostrare di
esistere e fare propaganda”.
E queste considerazioni del professore fanno il paio con quanto ho già
espresso:
“Poiché Conte è ordinario di diritto privato è difficile per
me credere che non sappia la distinzione tra un atto amministrativo e un atto
legislativo. Risulta pure complicato per me credere che non sappia che un atto
amministrativo non può limitare, quando non sospendere, diritti costituzionalmente
garantiti […]. Tutto quello che ha fatto, e sta facendo, non sarebbe stato
possibile, e non sarebbe possibile, se non avesse alle spalle, dietro le
quinte, forze assai più potenti di lui che – a nostra insaputa – stanno
tessendo la tela del destino futuro del nostro Paese. Il tempo ci mostrerà
l’ordito osceno di questa politica di Conte, che nulla ha a che fare con lo
spirito di tutela della salute pubblica [...]. Giuseppe Conte è solo un
emissario, un direttore delle vendite dell'ipermercato della globalizzazione,
che non conosce né stati, né nazioni, né popoli”.
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