Un nobile desiderio dovrebbe ardere in ciascun uomo: contribuire
alla promozione della verità e della libertà. Ciascuno di noi dovrebbe
chiedersi se è degno per un autentico cittadino sopportare l’insopportabile, o
prendere – consapevolmente e radicalmente – distanza da una realtà politica
che, se da un lato ha modificato certamente il quadro della politica, portando
al potere una nuova classe politica, dall’altro non riesce a trasformare e
rinnovare in modo rivoluzionario la dimensione del politico.
Dopo il solito teatrino politico, la montagna ha partorito il
topolino: Roberto Fico eletto presidente della Camera e Maria Elisabetta
Alberti Casellati proclamata presidente del Senato.
Stendiamo un velo pietoso su Roberto Fico, il cui background
va dall’aver fatto il tour operator, quindi l’impiegato in un call center;
quindi il responsabile della comunicazione per una società di ristorazione e,
infine, importatore di tessuti dal Marocco. C’è da sperare che, durante il periodo in cui
si è arrabattato tra mille lavori, abbia avuto il tempo di maturare la cultura
politica necessaria per rivestire la terza carica dello Stato. Ma, non mettiamo
limiti alla provvidenza e stiamo a guardare.
I pretoriani – istituiti dall’imperatore Augusto – erano un
corpo di soldati scelti che formavano la guardia ufficiale degli imperatori
romani. Ebbene, Alberta Casellati – prima donna presidente del Senato – è considerata
la pretoriana di Berlusconi; non capisco pertanto perché la bocciatura di Paolo
Romani e l’elezione di Casellati venga letta dalla maggior parte dei
giornalisti come la vittoria di Salvini su Berlusconi: se non è zuppa, è pan bagnato.
Maria Elisabetta Alberti Casellati ha difeso senza se e senza ma il capo
assoluto – Berlusconi – da ogni accusa; nel 2013, quando 150 parlamentari Pdl “marciarono”
sul tribunale di Milano, dove si celebrava il processo Ruby, la Casellati era
uno di questi; è stata sostenitrice e collaboratrice fattiva delle leggi ad
personam per il Cavaliere.
Una tra queste il DDL sul processo breve che, dopo
aver cancellato una montagna di processi in nome della tutela del cittadino
contro la durata indeterminata dei processi, guarda caso ha cancellato anche quelli
riguardanti Mills e Mediaset.
Il processo Mills riguardava l’avvocato inglese omonimo, condannato
dal tribunale di Milano per aver ricevuto 600.000 dollari da Silvio Berlusconi
in cambio di due false testimonianze rese nei due processi in cui era imputato lo
stesso Berlusconi.
Quello Mediaset riguardava il reato di frode fiscale: Berlusconi
avrebbe intascato fondi neri per 280 milioni di euro, a seguito della
compravendita di diritti tv negoziati all’estero con il produttore Frank Agrama,
senza pagare le tasse e commettendo frode nei confronti degli azionisti.
Alberta
Casellati è la stessa che nel 2011, nello studio di La7 della trasmissione
«Otto e mezzo» condotta da Lilly Gruber, fu accusata da Marco Travaglio di
familismo e clientelismo per aver piazzato a capo della segreteria del
dicastero della Salute la figlia Ludovica.
Insomma, una campionessa di coerente rispetto della legalità
e del dettato dell’art. 54 della Costituzione, che vorrebbe che i cittadini cui
sono affidate funzioni pubbliche adempiano al loro dovere con disciplina ed
onore.
In questa deriva silenziosa ma inarrestabile di ambiguità
del pensiero, mi piacerebbe che almeno l’indignazione dei cittadini nei confronti di atteggiamenti
eticamente dubbi fosse meno prona e accomodante.
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