sabato 24 marzo 2018

SE NON È ZUPPA, È PAN BAGNATO


Un nobile desiderio dovrebbe ardere in ciascun uomo: contribuire alla promozione della verità e della libertà. Ciascuno di noi dovrebbe chiedersi se è degno per un autentico cittadino sopportare l’insopportabile, o prendere – consapevolmente e radicalmente – distanza da una realtà politica che, se da un lato ha modificato certamente il quadro della politica, portando al potere una nuova classe politica, dall’altro non riesce a trasformare e rinnovare in modo rivoluzionario la dimensione del politico.

Dopo il solito teatrino politico, la montagna ha partorito il topolino: Roberto Fico eletto presidente della Camera e Maria Elisabetta Alberti Casellati proclamata presidente del Senato.

Stendiamo un velo pietoso su Roberto Fico, il cui background va dall’aver fatto il tour operator, quindi l’impiegato in un call center; quindi il responsabile della comunicazione per una società di ristorazione e, infine, importatore di tessuti dal Marocco.  C’è da sperare che, durante il periodo in cui si è arrabattato tra mille lavori, abbia avuto il tempo di maturare la cultura politica necessaria per rivestire la terza carica dello Stato. Ma, non mettiamo limiti alla provvidenza e stiamo a guardare.

I pretoriani – istituiti dall’imperatore Augusto – erano un corpo di soldati scelti che formavano la guardia ufficiale degli imperatori romani. Ebbene, Alberta Casellati – prima donna presidente del Senato – è considerata la pretoriana di Berlusconi; non capisco pertanto perché la bocciatura di Paolo Romani e l’elezione di Casellati venga letta dalla maggior parte dei giornalisti come la vittoria di Salvini su Berlusconi: se non è zuppa, è pan bagnato.

Maria Elisabetta Alberti Casellati ha difeso senza se e senza ma il capo assoluto – Berlusconi – da ogni accusa; nel 2013, quando 150 parlamentari Pdl “marciarono” sul tribunale di Milano, dove si celebrava il processo Ruby, la Casellati era uno di questi; è stata sostenitrice e collaboratrice fattiva delle leggi ad personam per il Cavaliere. 

Una tra queste il DDL sul processo breve che, dopo aver cancellato una montagna di processi in nome della tutela del cittadino contro la durata indeterminata dei processi, guarda caso ha cancellato anche quelli riguardanti Mills e Mediaset. 

Il processo Mills riguardava l’avvocato inglese omonimo, condannato dal tribunale di Milano per aver ricevuto 600.000 dollari da Silvio Berlusconi in cambio di due false testimonianze rese nei due processi in cui era imputato lo stesso Berlusconi. 

Quello Mediaset riguardava il reato di frode fiscale: Berlusconi avrebbe intascato fondi neri per 280 milioni di euro, a seguito della compravendita di diritti tv negoziati all’estero con il produttore Frank Agrama, senza pagare le tasse e commettendo frode nei confronti degli azionisti. 

Alberta Casellati è la stessa che nel 2011, nello studio di La7 della trasmissione «Otto e mezzo» condotta da Lilly Gruber, fu accusata da Marco Travaglio di familismo e clientelismo per aver piazzato a capo della segreteria del dicastero della Salute la figlia Ludovica.

Insomma, una campionessa di coerente rispetto della legalità e del dettato dell’art. 54 della Costituzione, che vorrebbe che i cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche adempiano al loro dovere con disciplina ed onore.

In questa deriva silenziosa ma inarrestabile di ambiguità del pensiero, mi piacerebbe che almeno l’indignazione dei cittadini nei confronti di atteggiamenti eticamente dubbi fosse meno prona e accomodante.

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