Se tutti fossero d’accordo su tutto sarebbe terribile, ma l’impostazione
del PD dopo il risultato elettorale del 4 marzo (2018) è a dir poco preconcetta,
stupida e irresponsabile.
La Direzione del PD, incarnazione del verbo di Renzi, dice: “Staremo
all’opposizione”. Questa dichiarazione è un indicatore della generale stupidità
degli uomini del PD, che sembrano ignorare il fatto, che non è un dettaglio, che
attualmente il Pd è al governo con Gentiloni, e la maggioranza dei ministri che
compongono il suo governo è di estrazione PD.
Forse intendono dire che andranno all’opposizione quando l’attuale
governo Gentiloni rimetterà il suo mandato all’improbabile nuovo governo che si
formerà dalle ceneri della Seconda Repubblica. Ma l’uso improprio dell’espressione
“staremo all’opposizione” mostra quanto la stupidità stia crescendo in modo
esponenziale nelle file del PD.
Dopo il crollo alle urne, senza fare un’approfondita analisi
degli errori commessi, a partire dall'incapacità di dialogare con le parti
sociali, i dirigenti del PD dicono: gli elettori ci hanno mandato all’opposizione.
Ma una tale affermazione è delirante, come la pastella magica di “Mio cugino
Vincenzo”. Pensare che gli elettori abbiano votato PD con il preciso intento di
mandarlo all’opposizione e non, come sarebbe più logico attendersi, sperare che
restasse al governo, significa fare dell’effetto la causa e della causa l’effetto.
Gli elettori votano nell’attesa che il partito da loro
votato rappresenti e promuova i loro interessi, non certo che si trinceri nella
torre d'avorio delle sue verità e prese di posizioni. Al di fuori di ogni
posizione pregiudiziale, vive costantemente nell’attesa che l’azione politica migliori
il loro benessere e quello dei loro figli. Pertanto, non si dà e non si darà
mai che gli elettori votino un partito prefigurandosi che questo vada all’opposizione.
Se da un lato l’opposizione è una condizioni rifiutata, rifiutata perché si
vuole essere al governo per concretizzare e rinsaldare il patto con i propri
elettori, dall’altro è una condizione accettata solo perché imposta dal numero di voti presi.
Ho detto della stupidità, parlerò ora dell’irresponsabilità.
Annunciare, come ha fatto il PD, un’opposizione preconcetta,
senza prima avviare con il partito che ha conseguito in termini relativi il
maggior numero di consensi, è da irresponsabili perché da una parte significa
aprire la porta all’ultradestra, dall’altra moltiplicare le conseguenze nefaste
della nuova legge elettorale che non garantisce coalizioni stabili in Parlamento.
Il PD che ha voluto il Rosatellum è assai simile all’apprendista
stregone, che evoca i fantasmi e poi non sa come governarli. Con faciloneria e
troppa sicurezza ha creato l’impasse post elettorale, e poi se ne tira fuori,
lasciando agli altri il compito infelice di sbrogliare la matassa.
In una democrazia parlamentare garantire la governabilità,
come possibilità di governare, è un atto di responsabilità che attiene tutti i
partiti. Chiamarsi pregiudizialmente fuori è da irresponsabili, e lo è soprattutto
per un partito che ama ancora definirsi di sinistra. Rifiutare il proprio
apporto al M5S equivale ancora una volta a costruire un'autostrada per le
destre.
Cosa spinga il PD a perpetuare una tale politica
autolesionistica resta un mistero, se non si esclude l'unica spiegazione
possibile: Renzi è stato l’unico vero grande “rottamatore della sinistra
italiana”. Licio Gelli, dall’inferno può alzarsi e dire: “di tutti tu sei il prediletto,
e in te mi sono compiaciuto”.
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