Lo scorso 17 aprile si è svolto in Italia il referendum
abrogativo sulla durata delle trivellazioni in mare. Hanno votato il 32,15%
degli italiani aventi diritto al voto. Non avendo raggiunto il quorum
necessario del 50% più uno dei votanti il referendum non ha avuto validità.
Si è detto e si dice che il referendum è fallito
principalmente per la strategia utilizzata dal Partito Democratico, principale
partito di governo italiano, che ha invitato i cittadini a non partecipare al
voto, non condividendo l'opportunità di questa consultazione. Il Premier –
Matteo Renzi – incassa la vittoria e dice di festeggiare a nome degli operai,
ma a stappare lo champagne non sono stati gli operai, ancora una volta gabbati,
ma i signori delle piattaforme.
La domanda referendaria non riguardava lo smantellamento
delle piattaforme petrolifere entro le 12 miglia nautiche dalla costa con
conseguente perdita di posti di lavoro; il referendum chiedeva agli elettori di
abolire la norma che permette di prorogare le concessioni per estrarre gas e
petrolio in mare senza limite temporale fino all’esaurimento del giacimento.
Le compagnie petrolifero ringraziano quanti non sono andati
a votare, facendo fallire così il quorum referendario, perché grazie a loro,
col prolungamento delle concessioni, potranno rinviare sine die lo
smantellamento di quasi la metà delle piattaforme esistenti classificate “non
eroganti” o comunque “non operative”: bonificare quei 35 impianti gli sarebbe
costato almeno 800 milioni di euro.
Il fallimento del referendum non è stato soltanto la
sconfitta della democrazia nel nostro Paese; è più in generale la prova della
scarsa partecipazione, attenzione e sensibilità della maggioranza degli
italiani sui temi ambientali e sul futuro del pianeta.
L’esito della consultazione conferma che la maggioranza
assoluta degli italiani è negletta, incapace di informarsi e quindi prendere
decisioni conseguenti. Insomma, non è matura per la democrazia! La triste
verità è che troppi italiani si disinteressano della vita politica di questo
Paese e vogliono essere infatuati dall’imbonitore di turno.
Dal 1994, anno
dell'ascesa politica di Berlusconi, è stata la maggioranza dei cittadini
italiani a mantenere inalterato il suo potere politico. E sempre questa
maggioranza consente oggi a Renzi e alla sua squadra di sparare le più grosse
cazzate che siano mai state dette, senza pagare pegno, innalzandolo pure a
salvatore di questo malandato Paese.
Quando poi il conto dei governi inetti e
corrotti è bello salato, si destano dal lungo letargo invernale per maledire proprio
quella classe politica che loro hanno mandato e mantenuto al potere. Ma intanto
il danno è fatto, ma il conto tocca pagarlo a tutti.
Votare a questo referendum, indipendentemente dalla scelta
di voto, sarebbe servito almeno a dare un segnale che gli italiani sono meglio
di quanto i politici credono.
In Italia i politici credono nel grande spirito
di sopportazione del popolo italiano e così possono fare tranquillamente i loro
comodi; dormono sogni tranquilli, tanto gli italiani sono incapaci di qualsiasi
forma di ribellione a un potere sempre più arrogante e sempre più corrotto.
Stanno intossicando il nostro futuro e quello dei nostri figli, ma la
maggioranza degli italiani, quel 70% che non ha votato, resta in un “letargo
esistenziale collettivo”, dove prevale il “giorno per giorno”. Per i quali l’interesse
particolare, il soggettivismo, l’egoismo individuale prevalgono sui valori
collettivi e l’unità di interessi. È
a questo profondo letargo esistenziale, fatto di abulia, vigliaccheria,
indifferenza, che corrisponde la classe politica che abbiamo.
Fosse per questa maggioranza di italiani, con i quali faccio
fatica a identificarmi e mi vergogno di appartenere, saremmo ancora sotto il giogo nazifascista e non ci
sarebbe nessun 25 aprile da festeggiare. Per fortuna esiste ancora quel 32% cui
mi onoro di appartenere.
Ciao caro Antonio, vorrei che tu non avessi ragione ma, con grande sofferenza, constato oggi giorno che passa, che la coscienza civica è andata a puttane, e allora mi chiedo dove porterà questa condizione, che esempio diamo ai ns figli, stanno crescendo avendo come esempio il fottersene di ciò che ci circonda , dei problemi sociali , quale futuro drammatico si prospetta?
RispondiEliminaCiao caro Antonio, vorrei che tu non avessi ragione ma, con grande sofferenza, constato oggi giorno che passa, che la coscienza civica è andata a puttane, e allora mi chiedo dove porterà questa condizione, che esempio diamo ai ns figli, stanno crescendo avendo come esempio il fottersene di ciò che ci circonda , dei problemi sociali , quale futuro drammatico si prospetta?
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