lunedì 15 febbraio 2016

SULLE UNIONI CIVILI

L’acceso dibattito sul decreto Cirinnà che intende regolamentare le unioni civili, comprese quelle omosessuali è dominato da convenienze politiche, forzature ideologiche, intolleranze religiose. Quando sembra che il nostro paese cerca una volta tanto concretamente di mettersi al passo con l'Europa e il resto dell'Occidente attraverso le Unioni Civili, ecco venir fuori, puntualmente, il rigurgito di un oscurantismo clericale, segno di arretratezza culturale e civile.

Se c’è una religiosità che è ricerca dell’essenza spirituale dell’uomo, che superando i confini del corpo tende a creare un punto di unione tra Dio e l’uomo, c’è anche una religiosità che crea e alimenta il pregiudizio. La prima si basa su una dimensione interiore e dice: «non giudicare, se non vuoi essere giudicato», «chi è senza colpa, scagli la prima pietra». Essa promuove i valori della tolleranza e dell’altruismo. La seconda alimenta invece divisioni, odio, intolleranze ed è legata soprattutto ad una dimensione esteriore e strumentale: la religione è un mezzo per raggiungere altri scopi. Questo orientamento costituisce il lato oscuro della religione, legato – come dicevo – a pregiudizi e intolleranza, in cui le verità dogmatiche sono accettate in modo acritico.

L'omofobia, ossia l'ostilità nei confronti delle persone omosessuali e il desiderio o di cancellarli dalla scena pubblica o di mantenerli in una posizione di inferiorità, è un esempio di “pregiudizio religioso” e non certo di “pensiero critico”, inteso come capacità di riflessione propria dell’uomo pensante che non scende a patti con il senso comune, ma si cala nel cuore delle cose e le osserva senza pregiudizio.

Di fronte a questioni ben più gravi che investono il mondo intero, alcuni saccenti professoroni, politici e uomini di governo non hanno di meglio da fare che pensare alle “unioni civili”. E questo loro atteggiamento mi ricorda tanto i teologi bizantini che mentre dibattevano tra di loro sul sesso degli angeli, i Turchi di Maometto II si apprestavano ad espugnare Costantinopoli per porre fine all'Impero romano d'Oriente.

Stendiamo pure un velo pietoso su quella gente – fondamentalmente ottusa, incolta, ignorante – facile preda di retori e demagoghi, usata spesso per altri fini dalla politica, che difende a spada tratta la famiglia tradizionale, contro il rischio di una degenerazione dei costumi. Scendono in piazza contro la corruzione dei costumi, dei matrimoni gay e tacciono bellamente sulla corruzione dei politici e delle personalità pubbliche, quasi che la prima sia più molesta della seconda. Ma come giudicare quegli accademici, quei politici, quegli uomini di governo che bocciano senza se e senza ma il Ddl firmato e sostenuto dalla senatrice Monica Cirinnà? O sono l’espressione dello scadimento culturale e politico che da vent’anni avvolge la vita pubblica del nostro Paese, o sono in perfetta malafede: tertium non datur!

Il fenomeno della convivenza “more uxorio” non solo è diffuso, ma in costante crescita. Il testo del Ddl per le unioni civili, il cosiddetto decreto Cirinnà, vuole semplicemente fornire un “cappello giuridico” alle unioni di fatto, entro il quale sia consentito formalizzare una relazione fra individui, legati da vincoli affettivi ed economici, non vincolati dal matrimonio o impossibilitati a contrarlo. È semplicemente un atto che comporta il riconoscimento da parte dell'ordinamento giuridico delle coppie di fatto, col fine di stabilirne i diritti e i doveri. Pertanto non è finalizzato solo ed esclusivamente alle coppie gay, potendo riguardare sia le coppie di sesso diverso (eterosessuali) sia le coppie dello stesso sesso (omosessuali).

Dunque a chi nuoce? Certamente non nuoce a chi vuole contrarre il tradizionale matrimonio. Consente a chi sceglie la convivenza, quale misura alternativa al matrimonio, di veder riconosciuti specifici diritti e doveri in parte analoghi a quelli del matrimonio. Il Ddl non è – ripeto – rivolto solo alle coppie dello stesso sesso, ma anche alle convivenze formate da uomo e donna.

L’estensione dei diritti è una questione di eguaglianza, di rispetto delle persone e di civiltà, che non merita certamente un’alzata di scudi. Al contrario, è l’abolizione di un diritto che dovrebbe mobilitare tutti i cittadini ed opporvisi. Non mi pare di aver visto o sentito un’uguale mobilitazione contro l’abolizione dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori!

Il riferimento alla Oriana Fallaci, che inveì contro Zapatero, reo di aver esteso il matrimonio ai gay e alle lesbiche, per avvalorare una tesi è il più fragile degli argomenti: tradisce la debolezza e la confusione del ragionamento. Quando il principio di autorità della Chiesa si scontrava con i dati sperimentali di Galileo, esso si appellava alla superiore autorità di Aristotele per confutarne le argomentazioni.

Oriana Fallaci sosteneva che “un essere umano nasce da due individui di sesso diverso” e, “che ci piaccia o no”, “su questo pianeta la vita funziona così”. Questo è un fatto inopinabile. Ma trarre da questo fatto la conseguenza logica che l’adozione di un bambino da parte di una coppia gay è qualcosa di “mostruosamente sbagliato” è un ardito passaggio logico che non fa onore all'intelligenza della compianta defunta.

L’affermazione della Oriana Fallaci sulle adozioni gay è dunque un’opinione – semmai condivisibile da molti –, ma non contiene alcun elemento per stabilire che le cose stiano realmente così. Educarsi al pensiero critico significa innanzitutto distinguere un’opinione da un fatto.

Prendersi cura del bambino, sia in senso affettivo che normativo, non ha niente a che vedere con la funzione biologica della procreazione. La genitorialità è una funzione assai più complessa e non ha niente a che vedere con la fecondazione di un ovulo da parte di uno spermatozoo. L’essere genitori biologici non garantisce affatto della capacità poi di essere in grado di aiutare il figlio nel suo lungo percorso di crescita.

Nella specie umana genitori lo si diventa, con lo sforzo e la fatica quotidiana di capire i propri figli, imparando a dosare amore, buon senso e logica. È una complessità che non è possibile confinare solo nell’evento biologico della nascita.

Peraltro, dal punto di vista scientifico non vi sono prove che i figli di coppie dello stesso sesso presentino particolari svantaggi rispetto a quelli di coppie eterosessuali. Uno studio condotto da Jimi Adams, professore associato presso il Dipartimento di Salute e studi comportamentali al CU Denver College of Liberal Arts and Sciences, e Ryan Light, del Dipartimento di Sociologia dell'Università dell'Oregon,  pubblicato nella rivista Social Science Research ha  concluso che non sussistono differenze significative tra figli di genitori omosessuali e quelli di genitori eterosessuali. La comunità scientifica internazionale ha raggiunto l’unanimità sul principio che non esiste un effetto negativo delle famiglie omosessuali sui figli.

L’Associazione Americana di Pediatria e quella di Sociologia hanno affermato che «se un bambino viene cresciuto da genitori dello stesso sesso o di sesso opposto non ha nessun effetto sul benessere del bambino». E pertanto le decisioni dei giudici circa la competenza genitoriale dovrebbero essere prese «senza tener conto del sesso o dell’orientamento sessuale dei genitori».

Infine, sull’abusato concetto di “contro natura” occorre subito dire che si tratta di una contraddizione in termini, poiché ciò che esiste non può in alcun modo essere “contro natura”, altrimenti non esisterebbe affatto. Hegel, filosofo tedesco che tanta influenza ha avuto sul pensiero contemporaneo, diceva: «ciò che è ha il diritto di essere» e dunque l’uomo non può arrogarsi il diritto di stabilire cosa può esistere e cosa non può. La convinzione che esistano cose “contro natura” e cose “secondo natura” è un punto di vista molto parziale che serve ad avallare solo atteggiamenti pregiudiziali; il “contro natura” è solo una “credenza” che non trova nessuna applicabilità nel “sapere” vero.


A dire il vero, la storia della civiltà è contrassegnata dal superamento degli ostacoli posti dai seguaci del “contro natura”. Sin dagli albori della civiltà l’uomo ha trasformato e soggiogato la natura ai suoi fini. Questo è stato fatto “contro natura” o “secondo natura”?

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