L’acceso dibattito sul decreto Cirinnà che intende
regolamentare le unioni civili, comprese quelle omosessuali è dominato da
convenienze politiche, forzature ideologiche, intolleranze religiose. Quando
sembra che il nostro paese cerca una volta tanto concretamente di mettersi al
passo con l'Europa e il resto dell'Occidente attraverso le Unioni Civili, ecco
venir fuori, puntualmente, il rigurgito di un oscurantismo clericale, segno di
arretratezza culturale e civile.
Se c’è una religiosità che è ricerca dell’essenza spirituale
dell’uomo, che superando i confini del corpo tende a creare un punto di unione
tra Dio e l’uomo, c’è anche una religiosità che crea e alimenta il pregiudizio.
La prima si basa su una dimensione interiore e dice: «non giudicare, se non
vuoi essere giudicato», «chi è senza colpa, scagli la prima pietra». Essa
promuove i valori della tolleranza e dell’altruismo. La seconda alimenta invece
divisioni, odio, intolleranze ed è legata soprattutto ad una dimensione
esteriore e strumentale: la religione è un mezzo per raggiungere altri scopi. Questo
orientamento costituisce il lato oscuro della religione, legato – come dicevo –
a pregiudizi e intolleranza, in cui le verità dogmatiche sono accettate in modo
acritico.
L'omofobia, ossia l'ostilità nei confronti delle persone
omosessuali e il desiderio o di cancellarli dalla scena pubblica o di
mantenerli in una posizione di inferiorità, è un esempio di “pregiudizio
religioso” e non certo di “pensiero critico”, inteso come capacità di
riflessione propria dell’uomo pensante che non scende a patti con il senso
comune, ma si cala nel cuore delle cose e le osserva senza pregiudizio.
Di fronte a questioni ben più gravi che investono il mondo
intero, alcuni saccenti professoroni, politici e uomini di governo non hanno di
meglio da fare che pensare alle “unioni civili”. E questo loro atteggiamento mi
ricorda tanto i teologi bizantini che mentre dibattevano tra di loro sul sesso
degli angeli, i Turchi di Maometto II si apprestavano ad espugnare
Costantinopoli per porre fine all'Impero romano d'Oriente.
Stendiamo pure un velo pietoso su quella gente – fondamentalmente
ottusa, incolta, ignorante – facile preda di retori e demagoghi, usata spesso
per altri fini dalla politica, che difende a spada tratta la famiglia
tradizionale, contro il rischio di una degenerazione dei costumi. Scendono in
piazza contro la corruzione dei costumi, dei matrimoni gay e tacciono
bellamente sulla corruzione dei politici e delle personalità pubbliche, quasi
che la prima sia più molesta della seconda. Ma come giudicare quegli
accademici, quei politici, quegli uomini di governo che bocciano senza se e
senza ma il Ddl firmato e sostenuto dalla senatrice Monica Cirinnà? O sono l’espressione
dello scadimento culturale e politico che da vent’anni avvolge la vita pubblica
del nostro Paese, o sono in perfetta malafede: tertium non datur!
Il fenomeno della convivenza “more uxorio” non solo è diffuso,
ma in costante crescita. Il testo del Ddl per le unioni civili, il cosiddetto
decreto Cirinnà, vuole semplicemente fornire un “cappello giuridico” alle
unioni di fatto, entro il quale sia consentito formalizzare una relazione fra
individui, legati da vincoli affettivi ed economici, non vincolati dal
matrimonio o impossibilitati a contrarlo. È semplicemente un atto che comporta il
riconoscimento da parte dell'ordinamento giuridico delle coppie di fatto, col fine
di stabilirne i diritti e i doveri. Pertanto non è finalizzato solo ed
esclusivamente alle coppie gay, potendo riguardare sia le coppie di sesso
diverso (eterosessuali) sia le coppie dello stesso sesso (omosessuali).
Dunque a chi nuoce? Certamente non nuoce a chi vuole
contrarre il tradizionale matrimonio. Consente a chi sceglie la convivenza, quale
misura alternativa al matrimonio, di veder riconosciuti specifici diritti e
doveri in parte analoghi a quelli del matrimonio. Il Ddl non è – ripeto –
rivolto solo alle coppie dello stesso sesso, ma anche alle convivenze formate
da uomo e donna.
L’estensione dei diritti è una questione di eguaglianza, di
rispetto delle persone e di civiltà, che non merita certamente un’alzata di
scudi. Al contrario, è
l’abolizione di un diritto che dovrebbe mobilitare tutti i cittadini ed
opporvisi. Non mi pare di aver visto o sentito un’uguale mobilitazione contro
l’abolizione dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori!
Il
riferimento alla Oriana Fallaci, che inveì contro Zapatero, reo di aver esteso
il matrimonio ai gay e alle lesbiche, per avvalorare una tesi è il più fragile
degli argomenti: tradisce la debolezza e la confusione del ragionamento. Quando
il principio di autorità della Chiesa si scontrava con i dati sperimentali di
Galileo, esso si appellava alla superiore autorità di Aristotele per confutarne
le argomentazioni.
Oriana
Fallaci sosteneva che “un essere umano nasce da due individui di sesso diverso”
e, “che ci piaccia o no”, “su questo pianeta la vita funziona così”. Questo è
un fatto inopinabile. Ma trarre da questo fatto la conseguenza logica che
l’adozione di un bambino da parte di una coppia gay è qualcosa di
“mostruosamente sbagliato” è un ardito passaggio logico che non fa onore all'intelligenza della compianta defunta.
L’affermazione
della Oriana Fallaci sulle adozioni gay è dunque un’opinione – semmai
condivisibile da molti –, ma non contiene alcun elemento per stabilire che le
cose stiano realmente così. Educarsi al pensiero critico significa innanzitutto
distinguere un’opinione da un fatto.
Prendersi
cura del bambino, sia in senso affettivo che normativo, non ha niente a che
vedere con la funzione biologica della procreazione. La genitorialità è una
funzione assai più complessa e non ha niente a che vedere con la fecondazione di
un ovulo da parte di uno spermatozoo. L’essere genitori biologici non
garantisce affatto della capacità poi di essere in grado di aiutare il figlio
nel suo lungo percorso di crescita.
Nella
specie umana genitori lo si diventa, con lo sforzo e la fatica quotidiana di
capire i propri figli, imparando a dosare amore, buon senso e logica. È una
complessità che non è possibile confinare solo nell’evento biologico della
nascita.
Peraltro,
dal punto di vista scientifico non vi sono prove che i figli di coppie dello
stesso sesso presentino particolari svantaggi rispetto a quelli di coppie
eterosessuali. Uno studio condotto da Jimi Adams, professore associato presso
il Dipartimento di Salute e studi comportamentali al CU Denver College of
Liberal Arts and Sciences, e Ryan Light, del Dipartimento di Sociologia
dell'Università dell'Oregon, pubblicato nella
rivista Social Science Research ha concluso
che non sussistono differenze significative tra figli di genitori omosessuali e quelli di genitori eterosessuali. La comunità scientifica internazionale ha raggiunto
l’unanimità sul principio che non esiste un effetto negativo delle famiglie
omosessuali sui figli.
L’Associazione
Americana di Pediatria e quella di Sociologia hanno affermato che «se un
bambino viene cresciuto da genitori dello stesso sesso o di sesso opposto non
ha nessun effetto sul benessere del bambino». E pertanto le decisioni dei
giudici circa la competenza genitoriale dovrebbero essere prese «senza tener
conto del sesso o dell’orientamento sessuale dei genitori».
Infine, sull’abusato
concetto di “contro natura” occorre subito dire che si tratta di una
contraddizione in termini, poiché ciò che esiste non può in alcun modo essere “contro
natura”, altrimenti non esisterebbe affatto. Hegel, filosofo tedesco che tanta
influenza ha avuto sul pensiero contemporaneo, diceva: «ciò che è ha il diritto
di essere» e dunque l’uomo non può arrogarsi il diritto di stabilire cosa può esistere
e cosa non può. La convinzione che esistano cose “contro natura” e cose “secondo
natura” è un punto di vista molto parziale che serve ad avallare solo atteggiamenti
pregiudiziali; il “contro natura” è solo una “credenza” che non trova nessuna
applicabilità nel “sapere” vero.
A dire il vero, la
storia della civiltà è contrassegnata dal superamento degli ostacoli posti dai
seguaci del “contro natura”. Sin dagli albori della civiltà l’uomo ha
trasformato e soggiogato la natura ai suoi fini. Questo è stato fatto “contro
natura” o “secondo natura”?
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