sabato 6 febbraio 2016

I POTENTI NON PAGANO DAZIO

Mi chiedo come funziona la giustizia in Italia: è possibile mai che in questo nostro Paese i “potenti” non pagano mai per i reati commessi?

Il reato c’è, l’imputato lo ha commesso, ma il processo è durato troppo, per cui il colpevole ha diritto di restare impunito; l’Italia è infatti l’unico Paese del mondo in cui la prescrizione continua a decorrere per tutti e tre i gradi di giudizio.

Oppure, l’imputato è condannato in primo grado, ma la Corte d’appello lo assolve perché il “fatto non sussiste”.

Insomma, sembra che la legge in Italia sia stata concepita affinché gli imputati eccellenti e la criminalità dei colletti bianchi non paghino mai dazio, mentre restano sempre senza giustizia i cittadini danneggiati dalle tante caste, cricche, logge o lobby della politica e dell’economia.

Il governatore della Campania, Vincenzo De Luca, era stato condannato in primo grado a un anno per la “nomina silente” del project manager, Alberto Di Lorenzo, per la costruzione di un termovalorizzatore. Grazie a quell’incarico, Di Lorenzo poté incassare 15.000 euro, nell’ambito dei 180.000 euro stanziati dal commissario De Luca per retribuire il gruppo di lavoro costituito per avviare le procedure di realizzazione.

Secondo la sentenza di primo grado, non prevedendo le norme vigenti la figura del project manager per quel tipo di procedura, De Luca non poteva nominare nessuno per quell’incarico e tanto meno fare in modo che venisse retribuito.

La figura del project manager non è prevista dal codice degli appalti, ma sarebbe stata solo un doppione del più noto responsabile del procedimento che, tra l’altro era stato già individuato nell’ingegnere Domenico Barletta. Da qui la condanna a 11 mesi di reclusione per “abuso d’ufficio” e “peculato”.

Se questi sono i fatti, e restano comunque fatti checché se ne voglia dire, a quali acrobazie giuridiche è stata piegata la legge per giungere ad un verdetto secondo il quale “il fatto non sussiste”?

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