Se come Gramsci odio gli indifferenti, che non si occupano di politica, perché hanno cose più importanti da fare, gli accondiscendenti nei confronti di chi sta in alto, perché troppo vili per uno scatto di orgoglio, odio ancor di più gli opportunisti che votano per questo o quello solo per bieco tornaconto personale, perché mette loro 80 euro in busta paga, toglie loro l’Imu, la Tasi, ecc., perché hanno avuto la promessa di un lavoro per il loro figlio o il loro nipote, ecc. Dimenticano questi che tali politici non mettono fuori i loro soldi, ma quelli di tutti gli italiani. E “fare i buoni” con i soldi di tutti i contribuenti non è segno di generosità, ma di “stronzaggine”.
Tutti costoro – verso i quali provo irrefrenabile nausea – non si rendono conto che così agendo non impegnano soltanto il loro destino, ma legano al loro anche quello di tanti altri che vorrebbero costruire una società più giusta e civile; non si rendono conto che il loro atteggiamento, incapace di distinguere tra l’attività politica degna di apprezzamento e il degrado morale al quale essa può andare soggetta, sta alla base della corruzione di una società intera. Provo per questi un odio feroce: sono essi la radice e la cagione di tutti i mali.
Nelle democrazie i popoli che eleggono i loro rappresentanti devono essere più scaltri e meno ingenui. Più responsabile e consapevoli nel selezionare i propri rappresentanti al potere. La democrazia è impegno civile e quando questo impegno appare troppo gravoso per taluni, evitino almeno di votare per non far danno. Perché le cose non accadono per opera di una ristretta minoranza, ma perché l’indifferenza della stragrande maggioranza e degli opportunisti consentono che accadano.
Quando la massa abdica alla ragione e segue come una “mandria di vacche” il vaccaro, lasciando promulgare leggi che penalizzano l’emancipazione del Paese e salire al potere persone che non sono degne di governare o amministrare la cosa pubblica, non ha il diritto di lamentarsi quando poi il brodo è fatto.
La partecipazione democratica non la si ottiene dall'alto, la si esige! Proprio per questo essa richiede ispirazione ideale e seria preparazione che non può esaurirsi nell'io ti voto se mi abbassi le tasse, mi procuri il lavoro, mi metti più soldi in tasca, ecc. ecc. Essere cittadini di una società democratica non significa praticare la politica del “do ut des”, secondo la quale dietro qualsiasi cosa ci deve essere un tornaconto personale.
Se questa mentalità è utile al bottegaio, non lo è in una società democratica, perché se la democrazia è la forma più alta e più nobile di governo, il populismo e la demagogia, che tale mentalità produce, sono le forme peggiori.
Populismo e demagogia incubano la corruzione e generano un ambiente sociale squallido e degradato, fatto di devastazione fisica e morale di uomini, che per sopravvivere sono costretti a durissime condizioni di lavoro, e nel quale l’unica libertà possibile è quella dei “servi”, nella quale il padrone di turno lascia fare ai propri servi tutti ciò che egli ritiene non dannoso ai suoi propri interessi: lascia che si divertano con cose futili, lascia che si rovinino al gioco, lascia che litighino e si azzuffino tra di loro. E con la complicità della loro poco cultura e ignoranza, lascia credere che al mondo siffatto non v’è alternativa!
Una sana società civile si basa sul rapporto leale dei cittadini verso le istituzioni e nella consapevole sottomissione alle leggi espressive del bene comune; ma è assai difficile un adempimento puntuale di tali doveri, quando soggetti poco degni, vuoi per incapacità vuoi per levatura morale, rivestono incarichi istituzionali. E tali soggetti non sono un castigo divino, ma la libera scelta della volontà generale. Da ciò deriva che la responsabilità politica grava su ciascuno senza eccezioni e l’espressione di un “voto consapevole”, non subordinato al proprio tornaconto, che tenga conto dell’interesse per le sorti del Paese e della collettività in generale non dovrebbe essere soltanto un dovere civico e morale, ma un “imperativo categorico” nel senso kantiano.
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