Naturalmente è fondamentale per la corretta fisiologia della democrazia che la maggioranza del popolo elevi la sua cultura di quel tanto che lo metta in grado di “giudicare”, valutare criticamente la bontà di una proposta rispetto ad un’altra, alla stessa stregua di un giudice che emette il suo verdetto solo dopo aver soppesato attentamente le ragioni dell’accusa e quelle della difesa.
La gran parte degli elettori invece si comporta nelle urne come allo stadio: il tifoso della politica, come quello del calcio, non si pone la questione se le proposte avanzate dal proprio schieramento siano nell'interesse dello sviluppo del Paese, in accordo con i dati di realtà e se gli uomini all'interno di questo o quel gruppo politico siano degni di adempiere con disciplina ed onore al dettato dell’art. 54 della Costituzione. L’importante non è che la propria squadra giochi rispettando le regole: l’importante è vincere, indipendentemente dai mezzi con cui la vittoria si ottenga! Se la società di calcio ha pagato questo o quello per ottenere il risultato atteso è ininfluente ai fini della vittoria. Il tifoso della politica come quello dello stadio chiede solo una cosa: VINCERE!
La questione chiave è che finché il popolo non diverrà più consapevole e meno ignorante è assai difficile credere che istituzioni davvero buone possano essere realizzate. E nei luoghi in cui prevalgono le cattive istituzioni – è la storia che si incarica di testimoniarlo – gli individui rimangono invischiati in circoli viziosi di ignoranza, malattia, povertà e, spesso, violenza.
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