Io non capisco proprio il motivo per il quale, tutti quelli che hanno sposato il pensiero unico ampiamente accettato della narrazione pandemica del Covid-19, si sentano poi anche autorizzati ad offendere coloro che hanno una visione diversa dalla loro, tacciandoli di complottisti e negazionisti.
Cominciamo dal termine “complottista”, spesso appiccicato a
quanti dissentono dalla narrazione ufficiale propinata dai mass media
mainstream e dai governi. Che molti accadimenti storici siano stati preceduti
da trame e complotti occulti è un fatto che nessuno, intellettualmente onesto,
può negare.
Il 20 gennaio 1942, quindici tra i maggiori funzionari del
Partito Nazista e del Governo tedesco si riunirono segretamente in una villa sulla
riva del lago Großer Wannsee nella periferia a sud di Berlino, per decidere del
destino di milioni di ebrei.
L'assassinio di John Fitzgerald Kennedy, commesso a Dallas
(Texas) il 22 novembre 1963, dalla dinamica della sparatoria e dai personaggi
coinvolti, fu il risultato di una cospirazione, salvo credere alla strampalata
teoria della “pallottola magica”, fatta propria dalla commissione Warren, che
identificò in Lee Harvey Oswald l'unico responsabile.
Il presunto attacco nordvietnamita del 1964 contro la US
Navy nel Golfo del Tonchino fu l’esito di un complotto che servì a Johnson per
convincere il Congresso ad approvare l’impiego delle forze armate nel Vietnam
del Nord.
E, restando in Italia, cosa furono le stragi di piazza
Fontana, piazza della Loggia a Brescia, stazione di Bologna, ecc., se non
complotti orchestrati da pezzi deviati dello Stato per impedire che l’accelerazione
dei processi di consapevolezza delle masse lavoratrici, organizzate come non mai
nella storia, portassero al governo la sinistra (non quella di oggi, pappa e
ciccia con i postulatori del neoliberismo), considerata un pericolo sia perché
giudicata portatrice di politiche contrarie agli interessi americani, sia
perché rappresentante di masse popolari non ancora integrate nello Stato?
La lista dei complotti è lunga, e richiederebbe ben altro
spazio e tempo. Ma i casi elencati rappresentano emblematicamente che se
complotti nella storia ci sono stati, allora definire complottisti quelli che,
ponendosi legittime domande, tentano d’interpretare i retroscena proprio per
impedire – nel limite del possibile – che i complotti abbiano successo, è
fuorviante. In questi casi, complottisti, o cospirazionisti, al contrario, sono
quelli che i complotti li mettono in atto, per deviare il corso della storia
nella direzione a loro più congeniale.
Negazionista è colui che assume ideologicamente posizioni negazioniste,
nonostante l’evidenza dei fatti. Coloro che dissentono dalla verità ufficiale divulgata
dai governi e dai mass media mainstream, che fanno da grancassa, sono per
definizione e ipso facto “negazionisti”. Dunque, non i fatti e la capacità di
interpretarli logicamente rappresentano la via sicura per accedere alla verità,
quanto la verità proclamata dallo Stato che ha il monopolio della verità, che
si pretende oggettiva e assoluta. Pertanto, la verità dello Stato, anche fosse una
grande Bugia, è la Verità. Chiunque osi dubitarne o metterla in discussione è
un folle. Parafrasando Umberto Galimberti, se io vedo una camicia blu ma lo
Stato mi dice che è bianca, non devo dubitare che essa è bianca. Continuare ad
affermare che è blu, fa di me un folle!
Dunque, pensare che la realtà sia qualcosa di oggettivo ed
evidente fa di me un negazionista, e quindi un folle. Se quel qualcosa di
esterno, con una sua esistenza autonoma che si offre ai miei sensi e al mio
intelletto, non è in accordo con la verità assoluta di cui lo Stato è unico
depositario, allora quel qualcosa “non è reale”, e il mio ostinarmi a
considerarla reale fa di me un negazionista, e quindi un folle!
Insomma, se io constato, sulla base di prove e documenti,
che proprio laddove più intensa ed efficace è stata la campagna vaccinale si
assiste ad una recrudescenza dei casi di Covid, e da ciò ne deduco che i
vaccini non servono ad arrestare, o almeno arginare, l’epidemia, devo
rinunciare a ciò cui la logica mi fa pervenire e abbracciare l’unica verità
ammissibile: quella dettata dalle autorità governative! Nel caso contrario sono
un negazionista, e quindi un folle!
Dobbiamo così concludere che ragionare in modo corretto per
comprendere e giungere alla verità delle cose è una forma di ostinazione
arrogante, quando basta semplicemente accordarsi con la verità del leviatano
tecno-sanitario: “Ma come, con tutte le libertà che avete… volete anche la
libertà di pensare?” (G. Gaber).
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