È ovvio che sulla sospensione della prescrizione ci siano due diversi modi di vedere. E quando i portatori di queste due visioni sono intellettualmente onesti, ossia non motivati da interessi particolari e personali, è giusto valutare secondo coscienza e conoscenza.
Per taluni (Sabino Cassese) la sospensione della prescrizione è un istituto di garanzia, che comporta l’essere giudicati per quello che si è e non per la propria storia. La sospensione della prescrizione cozzerebbe contro due principi costituzionali: il primo, quello di ragionevolezza, che ammette che il passato nel trascorrere fa sì che quello che si era ieri non è quello che si è oggi; il secondo, quello della rieducazione del condannato previsto dall’art. 27 della Costituzione, che sancisce il principio del finalismo rieducativo della pena, la cui giustificazione etica e logica non può essere applicata solo per il condannato ma anche per l’accusato.
Per i sostenitori della sospensione della prescrizione, lo stop alla prescrizione dopo il primo grado di giudizio favorirebbe una maggiore celerità dei processi, giacché non esisterebbe più l’interesse da parte del condannato in primo grado di allungare i tempi processuale nell’attesa che il sopraggiungere della prescrizione estingua il reato, e di conseguenza la pena da scontare.
Ora, quando parliamo di diritto e di giustizia in senso lato, non c’è dubbio che possiamo senz’altro trovare convincente la tesi sostenuta dal prof. Sabino Cassese, se non altro sul piano umanistico. Così come possiamo trovare sul piano dottrinario e filosofico valida la concezione secondo la quale il sacerdote, nel mondo cattolico, è il ministro di Dio incaricato di annunciare il vangelo, seguendo i dettami del Cristo con sacrificio fisico e morale della propria persona a benefico dell’umanità intera. Bene, ma cosa ne facciamo di quei ministri che con l’abito talare insidiano i bambini? Ne occultiamo l’esistenza perché non possiamo ammettere che nel seno di santa madre chiesa s’annidi la cupidigia e la lussuria?
La politica si muove e deve muoversi nel mondo reale, che è altra cosa dall’esposizione incomparabilmente bella dei massimi princìpi enunciati dal prof. Cassese.
Perché bisogna cambiare la prescrizione? Perché è diventato uno strumento nelle mani dei “furbi” per sottrarsi ai rigori della legge. La prescrizione in Italia è diventata un tema altamente politicizzato grazie a Berlusconi e ai suoi epigoni. Quando le leggi accusate di essere “ad personam”, per favorire Berlusconi e i suoi alleati, non bastavano per sfuggire al maglio della legge, ecco che si ricorreva alla progressiva riduzione dei tempi di prescrizione, per sterilizzare i processi che lo riguardavano.
È dunque questo uno stato di diritto? Uno stato di giustizia, che tratta alcuni come figli e il resto come figliastri, a seconda che si faccia parte o meno dell'executive club?
E poi non capisco perché lo stop alla prescrizione dopo il primo grado di giudizio venga agitato come “populismo giudiziario”. In Francia, Spagna e Germania la prescrizione si interrompe con qualsiasi atto giudiziario, tipo l'avviso di fine indagini. In Germania per i reati commessi dai parlamentari la prescrizione viene conteggiata non dal momento in cui è avvenuto il reato ma da quando inizia il processo.
Se poi consideriamo il Regno Unito e gli Stati Uniti, i fautori del no alla sospensione della prescrizione si straccerebbero le vesti. In questi Paesi la prescrizione degli illeciti penali semplicemente non esiste! Puoi aver commesso un reato vent’anni fa, se ci sono sufficienti evidenze di prova, il reato può essere ancora perseguito. I tempi della giustizia civile e penale sono resi ragionevoli e cogenti da altre norme (per esempio, non si può essere giudicati due volte per lo stesso reato), ma che non hanno nulla a che vedere con la prescrizione dei reati
Sono forse questi paesi incivili e barbari, che non tengono in alcun conto dei diritti dei propri cittadini in termini di garanzie dinanzi alla legge?
Perché dunque in Italia tanto clamore intorno allo stop alla prescrizione, che scatterebbe peraltro solo dopo il primo grado di giudizio?
Nessun commento:
Posta un commento