lunedì 23 dicembre 2019

LETTERINA DI NATALE


Ha ancora senso oggi festeggiare il “Natale”? Qualcuno avverte ancora quello “spirito buono” che, almeno nei giorni precedenti e seguenti, la gente si sforzava di mostrare? Come fa a ripetersi ancora questa ricorrenza che ha più l’aspetto di una bolgia infernale – code nel traffico, gente nervosa e frenetica per ultimare gli acquisti, chili di troppo accumulati durante interminabili tavolate, stress, soldi che se ne vanno – che quello tipico del Natale, quale esperienza mistica?

Il Natale che ci riportava nella dimensione del mito e del rito non esiste più.

Al rito collettivo che ravvivava la speranza di un’umanità migliore, la possibilità di un’esistenza più autentica, si è sostituito il culto del materialismo consumistico, in cui si può vivere con disinvoltura la propria abbondanza e lo spreco che ne deriva, senza curarsi affatto di quella parte di umanità tormentata dalla fame, dalla guerra, dalla violenza.

Negozi addobbati due mesi prima, panettoni che non appena passerà Natale, verranno rimpiazzati da colombe pasquali, ci fanno credere che in questo mondo la miseria e la crudeltà siano finite. 

La crudeltà e la miseria non sono finite; è il nostro sguardo culturale a non vederle più.

Ripiegati sul nostro insano egoismo, attraversiamo la nostra vita quotidiana con indifferenza, mentre lo show planetario della crudeltà va in onda.

In fondo la tragedia che non ci riguarda non c’interessa.

Si racconta che: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico, e s’imbatté nei briganti che lo spogliarono, lo ferirono e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso un sacerdote scendeva per quella stessa strada; e lo vide, ma passò oltre dal lato opposto» (Luca 10, 30-31).

Elie Wiesel, scrittore rumeno, ebreo sopravvissuto all’olocausto, ci dice che l’indifferenza è il male peggiore che l’essere umano possa incontrare nel corso della sua esistenza: «Sono molte le atrocità nel mondo e moltissimi i pericoli. Ma di una cosa sono certo: il male peggiore è l’indifferenza».

Ma noi simili a “sepolcri imbiancati”, per l'esterno belli a vedersi, ma dentro pieni di ogni putridume, farisaicamente continuiamo a celebrare il Natale!

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