sabato 7 ottobre 2017

MASSACRO LAS VEGAS E IL DILEMMA DELLA BOTTE PIENA E DELLA MOGLIE UBRIACA

Strage a Las Vegas: 59 morti e 527 feriti. Stephen Paddock, il killer, dopo aver caricato dieci valigie con armi e munizioni, è salito al 32esimo piano del Mandalay Bay, dove aveva prenotato una suite, e da lì ha scaricato il suo arsenale d'armi e munizioni sulla gente inerme presente al festival di musica country. Quando gli agenti delle forze speciali hanno fatto irruzione nella sua camera d’albergo, il killer, dopo aver sparato attraverso la porta, si è tolto la vita. Gli investigatori hanno trovato 42 armi da fuoco, tra pistole e fucili.

Le motivazioni alla base del folle gesto restano incomprensibili; l’azione di un paranoico. Lo sceriffo ha comunque chiarito che non sembra trattarsi di un atto terroristico. Per l’Fbi non esiste alcuna connessione con l'Isis, e tuttavia questa ha rivendicato l'attentato tramite la sua agenzia di stampa Amaq, sostenendo che il killer si fosse convertito all'islam qualche mese fa.

Questo è il rischio che si corre quando si dà la patente di attentato terroristico ad ogni atto scellerato messo in atto da menti squilibrate: quello di permettere ad una fatiscente organizzazione terroristica come l’Isis di appropriarsi di delitti e stragi compiuti da squilibrati per convincere altri squilibrati a colpire in Occidente nel nome di Allah.

Una strage ogni 64 giorni: questa è la frequenza degli omicidi di massa negli Usa compiuti dai cosiddetti mass murderer, soggetti paranoici che uccidono con premeditazione un gran numero di persone. E occorre aggiungere che oltre ad accadere con maggiore frequenza (fino ai primi anni 2000 la media era di una strage ogni 200 giorni), le stragi di massa fanno sempre più vittime.

Un altro dato altrettanto sconcertante è che soltanto il 22% dei killer delle stragi di massa (per il 97-98% uomini), risulta avere problemi mentali seri. Da ciò se ne deduce che nel restante 78% non troveremo alcun segno della loro devianza o mostruosità tale da destare allarme sociale. Prima dell’insano gesto, costoro vengono descritti da parenti, amici, fidanzate e conoscenti come soggetti assolutamente normali.

Di fronte all’ennesimo turbamento e profondo disorientamento manifestato dalle autorità politiche americane, c’è da chiedersi: è possibile che siano talmente stolti da non scorgere il legame esistente tra l’estrema facilità nell’acquisto legale di armi, come fossero attrezzi da giardinaggio, e le stragi messe in atto da questi forsennati?

Il fatto che un massacro su tre avvenga negli Stati Uniti, dove l’accesso alle armi da fuoco è facilitato da leggi poco restrittive, dovrebbe mostrare loro in modo evidente che non si può avere “la botte piena e la moglie ubriaca”.

Ritengo che la logica del voler coniugare “la botte piena e la moglie ubriaca” sia un tantino difficile da realizzare: la botte piena esclude la moglie ubriaca e viceversa. Se si vuole continuare a garantire ai cittadini il diritto di comprare armi, non si può poi mostrare stupore e rabbia davanti al ripetersi delle sparatorie di massa. Non posso ragionevolmente credere che gli Usa abbiano il monopolio della follia o della violenza; posso invece ragionevolmente essere indotto a pensare che le stragi avvengano negli Usa solo perché pazzi e violenti hanno grande facilità ad entrare in possesso di armi da fuoco con le quali liberare poi i loro impulsi distruttivi.

Quando sentiamo odore di bruciato, pensiamo al fuoco e non certo alle scaloppine. E questo perché siamo guidati da un principio di buon senso che ci porta a ritenere che in generale la spiegazione più semplice è quasi sempre quella giusta. Cosicché se si vuole arginare il crescente numero di omicidi di massa correlati all’uso di armi da fuoco, bisogna pur riconoscere la necessità di leggi restrittive in materia di acquisto delle armi.

Negli Stati Uniti il divieto del fumo vale non soltanto nei locali pubblici, negli spazi comuni e negli uffici, ma in alcuni stati, come la California, non si può fumare neppure su alcune spiagge o per la strada a meno di sei metri dall'ingresso dei palazzi; a San Francisco poi non si può fumare neppure nei parchi. La crociata contro il fumo negli Stati Uniti ha assunto i caratteri di un isterismo collettivo da caccia alle streghe. E questo perché, secondo vulgata, esisterebbe una correlazione tra tabagismo e cancro al polmone. Ma ipocritamente si nega la più stringente relazione esistente tra armi in circolazione e numero di omicidi perpetrati, in assenza di un’adeguata legislazione che impedisca almeno il facile accesso alle armi da parte di matti e individui pericolosi. Il killer di Las Vegas aveva con sé un arsenale di 42 armi da fuoco; troppe per motivarle con il bisogno di sicurezza. Detto in altre parole, non si comprano fucili capaci di sparare centinaia di colpi al minuto solo per proteggersi dal ladro che penetra in casa.

Non mi piace l’ipocrisia di uno Stato che da una parte fa una crociata contro il fumo nel nome di un salutismo bigotto, mentre dall’altra arma la mano dei propri cittadini per incrementare i profitti dei fabbricanti d’armi. Com’era già accaduto in seguito ai massacri di Orlando e San Bernardino, subito dopo la carneficina consumata a Las Vegas, i titoli dei grandi produttori di armi sono schizzati in Borsa, in previsione di un boom di vendite. Dunque ancora una volta gli interessi del potere economico e della speculazione finanziaria prevalgono su quelli della sicurezza sociale e individuale.

Dire che – come ha fatto Trump – le stragi sono opera di psicopatici, che poco o nulla hanno a che vedere con la vendita e l’uso delle armi, è un esempio di pensiero illogico e semplificato che porta a conclusioni errate.

Quando i mostri sembrano persone normali e il numero degli psicopatici in giro è destinato ad aumentare, per via dei milioni di narcisisti – incapaci totalmente di empatia e compassione – prodotti da una società a sua vota narcisistica, non resta che prendere una decisione: o la botte o la moglie.

Se vogliamo conservare una società agghindata e ammaliante come una meretrice per l’esterno, ma per l’interno marcia; nella quale la ricerca del benessere individuale prevale su quello collettivo; in cui l’autenticità delle relazioni umane è sostituita dall’utilitarismo; in cui, ancora, il culto della personalità vincente soverchia ogni altro valore (onestà, lealtà, rettitudine, umanità). Beh allora, c’è un prezzo da pagare. E quel prezzo è la mostruosità di personalità intossicate da invidia, risentimento, rancore, intolleranza, vandalismo, odio, violenza.

Ora se questa è la civiltà che abbiamo scelto e riteniamo la migliore possibile, di fronte al crescente numero di soggetti paranoici, fallito il tentativo di reintegrarli, non resta che limitare il numero delle armi da fuoco. Oppure, strappare la maschera di ipocrisia e rassegnarci, nel nome di un individualismo sfrenato, a sacrificare al Minotauro della civiltà occidentale contemporanea il tributo di sangue che reclama.


Non si può avere botte piena e la moglie ubriaca!

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