giovedì 24 dicembre 2015

LA STANGATA

Nel 1973 nelle sale cinematografiche venne proiettato un magistrale film: “La stangata”. Negli anni ’30 due abili imbroglioni (Paul Newman e Robert Redford) riescono a mettere in piedi una truffa colossale a danno di un gangster di Chicago. Nel 2015 grazie alla complicità di Bankitalia, Consob e governo Renzi è stata messa a punto un’altra colossale truffa, ma questa volta a danno di onesti cittadini, che hanno visto vaporizzarsi nel corso di una notte i risparmi di una vita.

La vicenda è quella nota di un decreto emanato dal governo Renzi lo scorso 22 novembre che ha diviso quattro istituti di credito, Banca Popolare dell’Etruria, Banca Marche, Casse di Risparmio di Ferrara e di Chieti, in due parti: una «good bank», cui sono stati conferiti gli attivi, e una «bad bank», divenuta il contenitore dei crediti in sofferenza.

Bisogna sapere che i suddetti quattro istituti di credito regionali erano da tempo sull'orlo della bancarotta, con i bilanci pieni di sofferenze. L’elemento che fa da denominatore comune alla crisi bancaria dei quattro istituti è l’erogazione di prestiti facili concessi agli amici e agli amici degli amici.
 
Banca Delle Marche, uno dei più importanti istituti del Centro Italia, viene commissariata nel 2011 da Bankitalia: nei bilanci c'è una montagna di crediti incagliati, superano ampiamente i 3 miliardi di euro, frutto di una gestione allegra nella concessione di prestiti, da parte del consiglio di amministrazione e dell'ex-direttore generale, Massimo Bianconi.

Le prime difficoltà della Banca Etruria iniziano nel 2011. Tra il 2011 e il 2013, i crediti deteriorati o a rischio si ingigantiscono come un fiume in piena e arrivano a pesare per quasi un terzo del totale degli impieghi dell'istituto. Come per la Banca delle Marche, la causa sta nella concessione di prestiti facili. Dopo che nei primi tre trimestri del 2014, si segnalano perdite per più di 120 milioni di euro, Bankitalia nel 2015 ne decide il commissariamento.

Nell'autunno del 2014 è la volta della Cassa di Risparmio di Chieti (Carichieti), quando l'authority di vigilanza di Bankitalia accerta la presenza di sofferenze sui crediti per oltre 430 milioni di euro e perdite di bilancio per oltre di 300 milioni di euro. La causa è la medesima: una gestione dei prestiti e degli affidamenti troppo disinvolta.

Dal maggio 2013, la Cassa di Risparmio di Ferrara (Carife), dopo anni di mala gestione, che hanno prodotto perdite per più di 376 milioni di euro, viene messa sotto il torchio dei commissari di Bankitalia.

Dunque operazioni discutibili e crediti in forte sofferenza sono le cause del collasso bancario dei quattro istituti di credito, che ha trascinato centinaia di migliaia di risparmiatori, che hanno visto svanire in un attimo i loro patrimoni, per alcuni frutto di una vita di sacrifici e rinunce.

La domanda che sorge spontanea è perché la Banca d’Italia e la Consob hanno consentito alle quattro banche (che sapevano essere gravemente malate) di vendere ai propri clienti azioni e obbligazioni subordinate senza informarli adeguatamente del rischio altissimo di quell'investimento?


Quando le quattro banche sono state commissariate, hanno continuato a vendere obbligazioni subordinate di nuova emissione per 788 milioni di euro, senza peraltro informare i risparmiatori sullo stato di decozione delle banche. Al contrario, venivano tranquillizzati sulla solvibilità del sistema bancario. 

Un disastro da 2 miliardi a danno di risparmiatori ingannati che ha replicato il copione di una decina d’anni fa, con i crac di Parmalat (14 miliardi) e Cirio (2,2 miliardi). Con la differenza, non da poco, che allora si trattò di due imprese industriali che, piazzando le loro obbligazioni ad alto rischio attraverso il circuito bancario, ha consentito almeno ai risparmiatori di far causa ai loro istituti di riferimento, accusandoli di aver venduto titoli spazzatura senza informarli adeguatamente. Questa volta invece non ci sono intermediari da incolpare: chi ha piazzato i titoli marci sono le stesse banche, che però sono fallite. 

Parlare pertanto di decreto “salvabanche” è un eufemismo: il salvataggio è solo apparente. È piuttosto la presa d’atto della rapina avvenuta negli anni passati: scurdammoce 'o passato. Sono state create quattro nuove banche, le buone, e le vecchie, quelle cattive, che dovrebbero rispondere ai risparmiatori ingannati, sono scatole vuote, in liquidazione, senza un euro in cassa. 

Ora, pur volendo adire le vie legali, coi tempi della nostra giustizia, se non sarà tutto prescritto, sicuramente chi ha truffato non risarcirà.

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