martedì 10 febbraio 2015

LA CREDULITÀ UMANA, A VOLTE, È SCONFINATA

Non v’è dubbio che tutto ciò che riguarda la salute è meritevole della nostra attenzione, ma sul web si moltiplicano non solo gli impostori che annunciano prodigiosi rimedi per dimagrire senza sacrifici, per guarire dai mali più gravi con mezzi semplici, economici e disponibili a tutti, ma anche quelli che in buona o malafede mettono in giro bufale.
L’ultima mi viene segnalata dal mio amico Marco.
Al link http://www.medicinenon.it/la-causa-primaria-del-cancro-fu-scoperta-nel-1931-da-un-premio-nobel, l’autore dell’articolo – Luciano Gianazza – scrive che la causa principale del cancro è stata ufficialmente scoperta dal medico e fisiologo tedesco Otto Heinrich Warburg; insignito per questa sua scoperta del premio nobel per la medicina nel 1931.
Dunque, per l’autore dell’articolo, la causa primaria del cancro era già conosciuta. E questo fatto è stato deliberatamente nascosto dall'industria farmaceutica per moltiplicare i propri profitti.
Che le aziende farmaceutiche abbiano più a cuore il loro portafoglio della salute e dell’interesse del genere umano è un fatto. Non sempre l’elevato costo dei farmaci è giustificato; sono costi talmente speculativi da creare problemi di sostenibilità economica da parte dei sistemi sanitari, con la conseguenza di limitare l’accesso alle terapie da parte dei malati dei paesi poveri. Si veda quanto sta accadendo in Grecia, dove ammalarsi è diventato un lusso: oggi lo stato ellenico offre assistenza sanitaria solo a chi ha ancora la fortuna di avere un impiego e può pagarsi l’assistenza medica attraverso un sistema assicurativo e al contributo dei propri datori di lavoro.
Il recente scandalo Avastin-Lucentis depone in tal senso. La breve storia: due multinazionali del farmaco – Roche e Novartis – hanno fatto “cartello” per favorire il farmaco più caro (Lucentis) per la cura della maculopatia senile, rispetto a quello più economico, Avastin. Un accordo che è costato al nostro Servizio sanitario nazionale 1,2 miliardi di euro.
I tumori aggressivi sono caratterizzati rispetto a quelli meno aggressivi dalla loro capacità di produrre fattori che stimolano la formazione di vasi sanguigni, che gli assicurano il cibo e l'ossigeno dei quali necessitano. Nel 2004 gli scienziati della multinazionale Roche misero a punto una molecola antitumorale, il bevacizumab, in grado appunto di bloccare la serie di reazioni che porta alla formazione di un vaso sanguigno. Il tumore, privato di ossigeno e nutriente, cessa di accrescersi e muore. La molecola fu quindi brevettata e messa in commercio con il nome di Avastin.
Più tardi la Novartis sintetizzò una molecola molto simile, il ranibizumab, destinata al trattamento della forma “umida” della degenerazione maculare senile o maculopatia senile. La nuova molecola fu brevettata dalla Novartis con il nome di Lucentis.
La maculopatia senile di tipo umido è caratterizzata dalla neoformazione di vasi sanguigni sottoretinici, che si formano appunto sotto la macula, la parte centrale della retina. Purtroppo questi neovasi sottoretinici sono particolarmente fragili, che basta uno starnuto per romperli. La fuoriuscita di liquido e sangue causano quindi il progressivo distacco della retina con conseguente perdita della visione centrale.
Alcuni oculisti, prima ancora che la Novartis mettesse in commercio il Lucentis, pensarono che il bevacizumab, quale inibitore della formazione di nuovi vasi sanguigni, poteva risultare utile anche per curare la degenerazione maculare senile. I risultati confortarono le aspettative.
Lucentis e Avastin sono sostanzialmente identici; l’unica differenza è che il primo è molto più caro. Un’iniezione di Lucentis (quello sviluppato più tardi) costa circa 900 euro, mentre l’Avastin – il prodotto originale, che può essere utilizzato anche nella lotta al tumore – costa intorno ai 35 euro.
Secondo l’Antitrust italiana, Novartis e Roche si accordarono per scoraggiare l’utilizzo del più economico Avastin nella cura delle degenerazione della vista e per incentivare l’uso del più costoso Lucentis. Inoltre, nessuna delle due società ha mai fatto richiesta, né in Europa né negli Stati Uniti, affinché l’Avastin venisse ufficialmente riconosciuto come farmaco adatto a curare anche la degenerazione della vista.
Questo breve excursus, teso a dimostrare come la politica delle aziende farmaceutiche quasi mai è al servizio dell’uomo, vuole sgombrare il campo dal sospetto che voglia parteggiare in qualche modo a favore dell’operato delle aziende farmaceutiche. Quasi sempre guidate da ignobili affaristi senza scrupoli, disposti a speculare sulla paura e sulla salute delle persone, pur di aumentare i loro profitti. E solo una presa di coscienza collettiva potrà proteggerci da incidenti simili, sempre nella speranza che il popolo sarà un giorno in grado di selezionare governanti un po’ più competenti e oculati.
Ma torniamo al nostro scienziato tedesco Otto Heinrich Warburg. Non è esatto dire che ha ricevuto il Premio Nobel per la scoperta della causa prima del cancro. Il premio Nobel gli fu conferito per i suoi studi sulla biochimica dei processi di ossidoriduzione alla base della respirazione cellulare e sul ruolo dell'enzima respiratorio citocromo ossidasi, inizialmente detto fermento di Warburg. Avvalendosi di tecniche manometriche – rivoluzionarie per l’epoca – chiarì l’insieme di reazioni che portano alla demolizione delle molecole di glucosio per ricavare energia.
La respirazione cellulare è altrettanto essenziale quanto la respirazione polmonare, di cui è l’espressione a livello cellulare. La citocromo ossidasi è invece l’enzima che interviene nella fase terminale della catena respiratoria. Il cianuro – per esempio – è un potentissimo veleno con azione estremamente rapida in quanto blocca la catena respiratoria e quindi la respirazione cellulare con l’immediata caduta della produzione di ATP; questa colpisce molto rapidamente le cellule nervose, in particolare quelle del sistema nervoso centrale, che prima delle altre vanno incontro a morte. Come il cianuro, anche il monossido di carbonio (CO) si combina con la citocromo ossidasi, inattivandola e bloccando sia l’intera catena respiratoria sia la produzione di ATP. Da qui la morte.
Dunque Otto Heinrich Warburg non scoprì la causa prima del cancro, suppose più semplicemente che un’alterazione dei processi ossido riduttivi, coinvolti nella respirazione cellulare, potesse essere una plausibile spiegazione nella genesi dei tumori. D'altronde oggi è abbastanza noto che il danno ossidativo da radicali liberi può essere alla base di diverse patologie, tra le quali il cancro. Da qui l’invito dei medici a consumare più frutta e verdura che aiutano l'organismo a contrastare i radicali liberi e quindi a prevenire l'invecchiamento e a mantenere i tessuti sani. Tutto qui.
Purtroppo la genesi dei tumori è un po’ più complicata. Il cancro rappresenta uno dei più gravi problemi della medicina e della biologia; le ricerche per determinarne le cause, lo sviluppo e i mezzi di cura costituiscono una delle attività scientifiche più complesse dei tempi moderni.
La proliferazione incontrollata delle cellule dipende fondamentalmente dall'alterazione dei geni. Tale alterazione può essere provocata da fattori ereditari o genetici, da sostanze esogene dette cancerogene, da virus. In tutti i casi il meccanismo generale di origine è il medesimo: un danno al patrimonio genetico. Quando il delicato equilibrio all'interno della cellula è compromesso, la cellula comincia a riprodursi senza freni e vengono meno anche i processi con cui le cellule danneggiate vanno incontro a una morte programmata, detta apoptosi.
A complicare ulteriormente le cose ci si mette anche il sistema immunitario. Il nostro corpo, infatti, produce ogni giorno migliaia di cellule tumorali. Ogni santo giorno per tutti i giorni della nostra vita. Già agli inizi del 1900, Paul Ehrlich postulò che cellule maligne si formino frequentemente nel corso della vita. Quando una cellula normale si trasforma in una tumorale marca la membrana plasmatica con un antigene, che nella maggior parte dei casi evoca una risposta anticorpale sufficiente ad eliminare gli elementi neoplastici. Perché mai questa sorveglianza immunologica ad un certo punto viene meno? Cosa accade al nostro sistema immunitario che gli impedisce di riconoscere tempestivamente i cloni cellulari maligni non appena emergono, in modo da distruggerli prima che la massa tumorale possa raggiungere dimensioni critiche?
Pensare che la chiave per combattere il cancro dipenda dal monitoraggio del sottile equilibrio acido-basico del nostro organismo è come credere che la causa primaria del vaiolo siano le pustole. Queste sono solo la manifestazione della malattia e non la causa. Così l’alterazione dell’equilibrio acido base non è la causa bensì la conseguenza del tumore.
Negli stadi precoci della progressione del tumore, l'ossigeno comincia a scarseggiare e l'organismo deve in qualche modo adeguarsi alla nuova situazione. In condizioni anaerobiche, lo fa forzando la glicolisi  attraverso la fermentazione lattica, nella quale l’acido piruvico, che funge da ossidante finale, viene ridotto ad acido lattico. L’accumulo di questo determina un abbassamento del pH intracellulare che diviene così acido.
È dunque questo processo a comportare l’acidificazione delle cellule tumorali e non l’acidosi del sangue, come vuole invece sostenere l’autore dell’articolo, confondendo evidentemente l’effetto con la causa. Peraltro, affermare che il “cancro non è altro che un meccanismo di difesa che hanno alcune cellule del corpo per sopravvivere in un ambiente acido e privo di ossigeno” è come affermare che l’anoressia è il meccanismo di difesa approntato da alcuni soggetti alla mancanza di cibo o che la disoccupazione è un meccanismo di difesa alla mancanza di posti di lavoro. Questo è un modo di argomentare contrario ai principi più elementari della logica, che esige la capacità del soggetto pensante di distinguere innanzitutto i ragionamenti corretti da quelli scorretti. E un ragionamento è corretto quando porta a conclusioni in accordo sia con le premesse di partenza sia con i dati di realtà.
Sino a quando la maggioranza degli uomini non imparerà ad adottare validi schemi di ragionamento, ci saranno sempre imbonitori, ciarlatani, fabbricatori di bufale capaci di convincere la maggior parte di loro della giustezza delle loro tesi irreali per poi menarli in perdizione.
Concludo con una citazione di Antonio Gramsci: «Cultura non è possedere un magazzino ben fornito di notizie, ma è la capacità che la nostra mente ha di comprendere la vita, il posto che vi teniamo, i nostri rapporti con gli altri uomini. Ha cultura chi ha coscienza di sé e del tutto, chi sente la relazione con tutti gli altri esseri (...) Cosicché essere colto, essere filosofo lo può chiunque voglia».

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