È questo il più demagogico e dannoso dei referendum che una maggioranza parlamentare potesse concepire ed approvare. Si chiede, in sintesi, agli italiani se ritengono opportuno tagliare il numero dei parlamentari o no.
Perché tagliare il numero dei
parlamentari? Perché, secondo la maggioranza parlamentare, questo
comporterà risparmi significativi e maggior efficienza delle Camere.
Sul piano dei risparmi, scendere dagli attuali 630 deputati a
400 e dai 315 senatori a 200, significa per le casse dello Stato una minor
spesa di circa 80 milioni di euro lordi annui (57 milioni se calcolati al netto
delle imposte e dei contributi pagati dai parlamentari allo Stato stesso). Una
cifra del tutto trascurabile rispetto al debito pubblico italiano di 2.530
miliardi di euro. A nessuno verrebbe in mente di suggerire ad un lavoratore, che
ha un salario netto di 1500 euro, di risparmiare 5 centesimi al mese per
abbattere il debito con la banca di 250 mila euro.
Dunque, se escludiamo il motivo del risparmio, resta quello
della maggior efficienza di Camere e Senato. E questo è tutto da dimostrare. Se
gli attuali 630 deputati garantiscono all’Italia una rappresentanza di un
deputato ogni 96 mila abitanti, con la riforma ciascun deputato ne rappresenterà
151 mila. I promulgatori del referendum dovrebbero però spiegare ai cittadini in virtù di quale arcano disegno un numero ridotto di
parlamentari si tradurrebbe in maggior efficienza. Un’impresa che riduce il
numero dei lavoratori ha solo due motivi per farlo: gestione più efficiente del
personale rispetto alla produzione per massimizzare i profitti, licenziare il personale nullafacente che percepisce un reddito che non
produce. Quale dei due casi ricorre nella testa dei promulgatori del referendum?
Mi sembra ovvio che il problema non è il numero dei parlamentari, ma il modo per cominciare a picconare la nostra Costituzione, che proprio non si sposa con le attuali politiche neoliberiste.
Se si volesse, infatti, rendere più efficiente il lavoro dei parlamentari e la loro rappresentatività basterebbe imporre ai segretari di partito regole più stringenti di selezione dei politici, senza attendere che sia poi la magistratura a farsene carico. Basterebbe, ancora, adottare una legge elettorale proporzionale pura in cui il candidato che ha ottenuto più preferenze sia designato alla funzione parlamentare.
Questo meccanismo di elezione creerebbe almeno un rapporto fiduciario tra elettore ed eletto, in cui quest’ultimo è tenuto a rispondere all’elettore e non al segretario di partito durante la sua azione legislativa.
Con l’attuale sistema
elettorale i parlamentari devono, invece, ammiccarsi i segretari di partito e adeguarsi alle loro direttive per essere rieletti.
E stando così le cose, quando viene meno proprio la
rappresentatività popolare, quella che poi consente una competizione libera e
non distruttiva tra cittadini e proposte politiche, perché prendersi pure il
disturbo di andare a votare? Per dare pure una parvenza di legittimità ai tanti guardiani destinati poi a controllare i prigionieri?
Può chiamarsi veramente democratica quella società in cui in cui l'unica libertà concessa ai cittadini è quella di scegliere chi poi li comanderà?
Antonio, capisco la tua preoccupazione, mettere mano alla modifica degli art. 56,57 e 59 significa creare un vulnus, una crepa nella nostra Costituzione, per poi agire successivamente con nuove modifiche, ma questo numero dei nostri parlamentari non ti sembra eccessivo visto che ci sono altre cariche come quelle regionali ,provinciali, commissioni ecc. Visto anche che tra i nostri parlamentari c’è un altissimo numero di assenteisti quindi che partecipano poco all’attività parlamentare, quindi non possiamo parlare assolutamente di rappresentanza. D’altronde i firmatari della Costituzione non avevano previsto il numero dei parlamentari, solo nel 63 si decise per il numero dei parlamentari dopo aver disegnato le circoscrizioni per dare la giusta rappresentanza, ma ancora come dicevo prima non c’erano le regioni e le province che producevano ulteriori eletti. Comunque lo stesso Luigi Einaudi diceva: quanto più è grande il numero dei componenti di un'assemblea, tanto più essa diventa incapace ad attendere all'opera legislativa a cui è demandata. La stessa Nilde Iotti diceva che il numero dei parlamentari era troppo alto, e quindi prospettava un taglio dei parlamentari. Io ho solo una speranza, che una vittoria del SI , faccia in modo che si metta mano alla legge elettorale esistente, con una nuova legge elettorale che dia veramente potere al popolo con un proporzionale assoluto con le preferenze senza correttivi ed alchimie.
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