lunedì 6 novembre 2017

SICILIA TRA MISERIA E NOBILTÀ

“Diciamolo una volta per tutte che noi siciliani la mafia la vogliamo, ma non perché ci fa paura, perché ci dà sicurezza, perché ci identifica, perché ci piace. Noi siamo la mafia, e tu Peppino non sei stato altro che un povero illuso, tu sei stato un ingenuo, sei stato un nuddu miscatu cu nenti”.

Questo discorso è tratto dal film “I cento passi”. Un film che racconta la storia di Peppino Impastato. Uno dei tanti eroi siciliani che la mafia ha ucciso; uno dei tanti eroi, morto inutilmente in nome di un’Italia più giusta.

Eh sì, bisogna pur dirlo a voi siciliani la mafia piace, altrimenti ve ne sareste già liberati.

Cosa Nostra ha senz’altro i propri referenti nelle liste di questa campagna elettorale che si è appena conclusa. Ma a voi non importa: la mafia vi piace e l’avete votata ancora una volta!

D’altronde cosa ci si poteva attendere da un paese che dopo 23 anni continua ancora ad esaltare Berlusconi?

La Sicilia, terra di contrasti, di miseria e nobiltà, di mafiosi ed eroi. In cui la voce di questi ultimi è soffocata, quando non soppressa, da quella amalgama di gente che ama fottere e farsi fottere. Di quella amalgama di gente che all’uso dell’intelligenza preferisce di gran lunga la sua forma deviata: la furbizia. Magari votando questo o quello – anche se indagato o corrotto o legato ad ambienti mafiosi – purché, attraverso il meccanismo collaudato delle guardie forestali, conceda posti parassitari, a spese dei tanti fessi di questo Paese che un reddito invece lo producono.

A settant’anni dalla morte di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, siete rimasti quel che lo scrittore diceva di voi: “I siciliani non vorranno mai migliorare, perché si considerano già perfetti. In loro la vanità è più forte della miseria”.


Cari siciliani, la vostra Regione è la più povera d’Italia: il 54,4%, più della metà dei siciliani, sono poveri. Quando – come fecero i vostri padri – con una corda legherete le vostre valigie malridotte per cercare lavoro altrove, sappiate che la cagione della vostra miseria sta in voi.

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