A 23 anni dalla strage di Capaci, l'Italia ricorda la morte
del magistrato Giovanni Falcone che nell'attentato perse la vita insieme con la
sua moglie e tre agenti della scorta. Dopo 23 anni, quella strage, che anticipa
di poco quella di Via D’Amelio, resta ancora una pagina oscura, come le tante
stragi che hanno segnato e scritto la storia del nostro Paese da quel primo
maggio del 1947 a Portella della Ginestra.
E i colpevoli? Intendo quelli veri, non esistono. Il
presidente della Repubblica nel celebrare il 23esimo anniversario
dell'attentato di Cosa Nostra ci esorta a “Battere la mafia, incompatibile con
la libertà e l’umana convivenza”. E con riferimento alla nostra Costituzione ci
ammonisce ad affermarne la cultura quale più efficace arma per “battere il
cancro mafioso”.
Già propria quella Costituzione che a parole si esalta ma nei
fatti si tradisce: Mattarella è lo stesso che ha firmato l’Italicum, la nuova
legge elettorale che presenta i medesimi vizi di costituzionalità già censurati
dalla Corte costituzionale con sentenza n. 1 del 2014, con riguardo al premio
di maggioranza e all'espressione del voto di preferenza.
Ma presto Renzi e il
suo sottoposto Mattarella ci convinceranno che un gallo non è un pollo.
Quindi alle 17.58, l’ora della strage, il presidente della
Repubblica con il presidente del Senato Aldo Grasso hanno osservato un minuto
di silenzio sotto la casa di Giovanni Falcone. E qui hanno letto i nomi delle
vittime dell'eccidio.
La solita commedia all'italiana, se non fosse una tragedia.
Che fine ha fatto la trattativa Stato-mafia? E chi ricorda Nino Di Matteo che
nella solitudine più assordante continua ad indagare sulle stragi di mafia in
cui sono stati uccisi Giovanni Falcone e Paolo Borsellino?
Giovanni Falcone disse: “Si muore quando si è lasciati soli”.
Mostrando come chi sceglie di affrontare le collusioni tra criminalità
organizzata e potere si ritrova isolato e delegittimato anche da pezzi delle
stesse Istituzioni.
Oggi la storia si ripete con Nino Di Matteo.
Sono disgustato di un Paese che celebra i suoi eroi solo
quando sono morti.
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