Nel Documento Economico Finanziario (Def) del 2015, v’è un problema
di vistosa disonestà intellettuale. Sono previsti tagli alla Sanità per 2,637
miliardi di euro (2,352 miliardi dal fondo sanitario nazionale e 285 milioni dall’edilizia
sanitaria). Un vero e proprio patto scellerato siglato alla chetichella tra il
Governo e le Regioni, con l’unica eccezione del Veneto, sulla pelle dei malati.
I luoghi comuni sono sempre gli stessi: “la coperta ormai è
troppo stretta”. Da qualche parte “bisogna tagliare” se vogliamo evitare
l’aumento dell’IVA, delle accise, ecc. Siamo vicini alla fine del tunnel; ancora un
altro sacrificio e siamo fuori. Poi, siamo sull'orlo del precipizio. Se non si
riduce il disavanzo statale i mercati ci penalizzeranno. Lo spread, oddio lo
spread! Ci troviamo di fronte ad un bivio; occorre ridurre il debito pubblico.
Le metafora della coperta, del tunnel, del bivio hanno un unico fine:
costringerci ad una scelta senza scelta!
È possibile che manchi del tutto un pensiero riformatore in
grado di immaginare una terza possibilità capace di coniugare rigore nei conti
pubblici con lo Stato sociale?
Per quanto riguarda le Regioni, è intollerabile assistere al
fiume di denaro che se ne va ogni anno per pagare gli stipendi dei consiglieri
(in tutto quasi un miliardo l’anno), le consulenze esterne (in tutto 800
milioni l’anno), i trasferimenti alle varie “aziende regionalizzate,
provincializzate, municipalizzate e consortili” (3,2 miliardi di euro). La
spesa di beni e servizi non sanitari, secondo fonte Istat 2014, raggiunge la
ragguardevole cifra di 6 miliardi l’anno. Quello che lascia veramente perplessi
è che su queste voci di “risparmio” nulla è stato fatto e nulla si fa.
Perché anziché tagliare questi ultimi capitali di spesa, si
è preferito ancora una volta incidere su un bene essenziale per la collettività
come la Sanità?
La prima risposta che mi viene è che nel nostro sciagurato
Paese manca la volontà politica di combattere i vampiri della politica, i profittatori
e gli sfruttatori. Il cuore della Nazione si sta fermando proprio a causa della
pervasiva corruzione, dell’intreccio perverso tra malaffare e politica, le cui dimensioni
credo siano di gran lunga superiori a quelle che vengono, spesso faticosamente,
alla luce, proprio in considerazione dei tanti impedimenti che la politica
mette al lavoro della magistratura. L’illegalità nella Pubblica Amministrazione
è così “dilagante” da imporre una lotta improcrastinabile al fenomeno, il
macigno dell’evasione fiscale scarica sui lavoratori dipendenti il peso delle
tasse, impedendo lo stimolo della domanda interna, ma l’urgenza del Governo
Renzi è l'Italicum e la riforma del Senato.
Un vero e proprio pensiero riformatore dovrebbe ingaggiare una serrata lotta allo sperpero di denaro pubblico, all'evasione fiscale, alla corruzione che ammorba l’aria che si respira; proprio per il bene del Paese, di cui sono gli indegni rappresentanti, che è in gravi difficoltà. L’onestà è umiliata e la dignità delle persone stremata dalle difficoltà di quanti si trovano a lottare per sopravvivere insieme alla propria famiglia.
Un vero e proprio pensiero riformatore dovrebbe ingaggiare una serrata lotta allo sperpero di denaro pubblico, all'evasione fiscale, alla corruzione che ammorba l’aria che si respira; proprio per il bene del Paese, di cui sono gli indegni rappresentanti, che è in gravi difficoltà. L’onestà è umiliata e la dignità delle persone stremata dalle difficoltà di quanti si trovano a lottare per sopravvivere insieme alla propria famiglia.
Queste dovrebbero essere le riforme urgenti da adottare, più
consone ad una maggioranza che osa proclamarsi di centrosinistra, e non quelle
dell’attuale Governo Renzi, che più che riforme, come da tanta parte si osa
spacciarle, sono controriforme, destinate a stravolgere per sempre lo spirito
della nostra Costituzione.
Mai nessuna azione chirurgica sul fronte degli sprechi. Niente da fare. Si è scelto opportunamente di non ingaggiare
una tale battaglia a dimostrazione del fatto che il mondo non appartiene ai
cittadini ma all'oligarchia invisibile che governa il mondo. E i politici, loro
luogotenenti, che si alternano alla guida dei loro paesi si guardano bene
dall'irritarli. Tutti gli altri – il resto della popolazione che non fa parte
del club, un club esclusivo di poche migliaia di persone – farebbero bene a
realizzare che non valgono un “cazzo”. In questa logica appare dunque
comprensibile come ancora una volta il conto dei risparmi attesi dal Def
venga fatto pagare ai poveri disgraziati.
Se i singoli malati in tanti casi non avranno i farmaci
innovativi presenti sul mercato, cioè quelli più efficaci, perché le Regioni
devono contenere i costi, chi se ne frega. Se il cardiochirurgo impianterà al
paziente una protesi valvolare meno costosa, col rischio che smetterà di
funzionare dopo qualche anno, chi se ne frega se questa scelta è più compatibile
con i bilanci dell’azienda ospedaliera. Se in un reparto ospedaliero non si
potrà contare su un’adeguata assistenza infermieristica, giacché il costo per
il personale nel 2015 è minore di quello del 2010, chi se ne frega. Costoro,
alla faccia dell’art. 32 della Costituzione, non contano un “cazzo”. Chi se lo
potrà permettere avrà le cure appropriate; tutti gli altri si accontentino di
quel che passa il convento.
Questo tragico epilogo non è soltanto il risultato della
malafede dei politici, che con la logica coercitiva della coperta troppo
stretta, ci inducono a credere che non c’è alternativa all'attuale stato delle
cose. D'altronde sono pagati e mandati al potere proprio a questo scopo. Tale
epilogo è anche la conseguenza di una società civile, un tempo vivacissima,
degenerata in società incivile, in cui ognuno pensa che i problemi degli altri
non lo riguardino e aspetta pigramente che sia lo Stato a trovare la soluzione
a tutto.
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