domenica 19 aprile 2015

ANCORA TAGLI ALLA SANITÀ

Nel Documento Economico Finanziario (Def) del 2015, v’è un problema di vistosa disonestà intellettuale. Sono previsti tagli alla Sanità per 2,637 miliardi di euro (2,352 miliardi dal fondo sanitario nazionale e 285 milioni dall’edilizia sanitaria). Un vero e proprio patto scellerato siglato alla chetichella tra il Governo e le Regioni, con l’unica eccezione del Veneto, sulla pelle dei malati.

I luoghi comuni sono sempre gli stessi: “la coperta ormai è troppo stretta”. Da qualche parte “bisogna tagliare” se vogliamo evitare l’aumento dell’IVA, delle accise, ecc. Siamo vicini alla fine del tunnel; ancora un altro sacrificio e siamo fuori. Poi, siamo sull'orlo del precipizio. Se non si riduce il disavanzo statale i mercati ci penalizzeranno. Lo spread, oddio lo spread! Ci troviamo di fronte ad un bivio; occorre ridurre il debito pubblico. Le metafora della coperta, del tunnel, del bivio hanno un unico fine: costringerci ad una scelta senza scelta!

È possibile che manchi del tutto un pensiero riformatore in grado di immaginare una terza possibilità capace di coniugare rigore nei conti pubblici con lo Stato sociale?

Per quanto riguarda le Regioni, è intollerabile assistere al fiume di denaro che se ne va ogni anno per pagare gli stipendi dei consiglieri (in tutto quasi un miliardo l’anno), le consulenze esterne (in tutto 800 milioni l’anno), i trasferimenti alle varie “aziende regionalizzate, provincializzate, municipalizzate e consortili” (3,2 miliardi di euro). La spesa di beni e servizi non sanitari, secondo fonte Istat 2014, raggiunge la ragguardevole cifra di 6 miliardi l’anno. Quello che lascia veramente perplessi è che su queste voci di “risparmio” nulla è stato fatto e nulla si fa.

Perché anziché tagliare questi ultimi capitali di spesa, si è preferito ancora una volta incidere su un bene essenziale per la collettività come la Sanità?

La prima risposta che mi viene è che nel nostro sciagurato Paese manca la volontà politica di combattere i vampiri della politica, i profittatori e gli sfruttatori. Il cuore della Nazione si sta fermando proprio a causa della pervasiva corruzione, dell’intreccio perverso tra malaffare e politica, le cui dimensioni credo siano di gran lunga superiori a quelle che vengono, spesso faticosamente, alla luce, proprio in considerazione dei tanti impedimenti che la politica mette al lavoro della magistratura. L’illegalità nella Pubblica Amministrazione è così “dilagante” da imporre una lotta improcrastinabile al fenomeno, il macigno dell’evasione fiscale scarica sui lavoratori dipendenti il peso delle tasse, impedendo lo stimolo della domanda interna, ma l’urgenza del Governo Renzi è l'Italicum e la riforma del Senato.

Un vero e proprio pensiero riformatore dovrebbe ingaggiare una serrata lotta allo sperpero di denaro pubblico, all'evasione fiscale, alla corruzione che ammorba l’aria che si respira; proprio per il bene del Paese, di cui sono gli indegni rappresentanti, che è in gravi difficoltà. L’onestà è umiliata e la dignità delle persone stremata dalle difficoltà di quanti si trovano a lottare per sopravvivere insieme alla propria famiglia.

Queste dovrebbero essere le riforme urgenti da adottare, più consone ad una maggioranza che osa proclamarsi di centrosinistra, e non quelle dell’attuale Governo Renzi, che più che riforme, come da tanta parte si osa spacciarle, sono controriforme, destinate a stravolgere per sempre lo spirito della nostra Costituzione.

Mai nessuna azione chirurgica sul fronte degli sprechi. Niente da fare. Si è scelto opportunamente di non ingaggiare una tale battaglia a dimostrazione del fatto che il mondo non appartiene ai cittadini ma all'oligarchia invisibile che governa il mondo. E i politici, loro luogotenenti, che si alternano alla guida dei loro paesi si guardano bene dall'irritarli. Tutti gli altri – il resto della popolazione che non fa parte del club, un club esclusivo di poche migliaia di persone – farebbero bene a realizzare che non valgono un “cazzo”. In questa logica appare dunque comprensibile come ancora una volta il conto dei risparmi attesi dal Def venga fatto pagare ai poveri disgraziati.

Se i singoli malati in tanti casi non avranno i farmaci innovativi presenti sul mercato, cioè quelli più efficaci, perché le Regioni devono contenere i costi, chi se ne frega. Se il cardiochirurgo impianterà al paziente una protesi valvolare meno costosa, col rischio che smetterà di funzionare dopo qualche anno, chi se ne frega se questa scelta è più compatibile con i bilanci dell’azienda ospedaliera. Se in un reparto ospedaliero non si potrà contare su un’adeguata assistenza infermieristica, giacché il costo per il personale nel 2015 è minore di quello del 2010, chi se ne frega. Costoro, alla faccia dell’art. 32 della Costituzione, non contano un “cazzo”. Chi se lo potrà permettere avrà le cure appropriate; tutti gli altri si accontentino di quel che passa il convento.

Questo tragico epilogo non è soltanto il risultato della malafede dei politici, che con la logica coercitiva della coperta troppo stretta, ci inducono a credere che non c’è alternativa all'attuale stato delle cose. D'altronde sono pagati e mandati al potere proprio a questo scopo. Tale epilogo è anche la conseguenza di una società civile, un tempo vivacissima, degenerata in società incivile, in cui ognuno pensa che i problemi degli altri non lo riguardino e aspetta pigramente che sia lo Stato a trovare la soluzione a tutto.

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